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Ek Ong Kar

Cosa significa “Jap”? # Cosa sono i chakra? # Cos’è un mantra? Cosa sono i mudra?
Perché alcuni praticanti e/o insegnanti hanno due nomi? # Chi è Yogi Bhajan?
Che differenza c’è tra “maestro” e “insegnante”? # Cosa significa “Sadhana”?
Oggi non ho tempo a sufficienza per praticare, come mi posso regolare?

Ek Ong Kar

  • Cosa significa “Jap”?

“Jap” è un termine che si trova nel Siri Guru Granth Sahib (il libro sacro da cui sono tratti quasi tutti i mantra che vengono usati nel Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan) che può essere tradotto con “ripeti”. Reso nell’ottica della pratica yogica, questo termine indica la “ripetizione” intesa come costanza nella pratica. Questo è altresì un richiamo preciso all’importanza della pratica stessa: parlare dello Yoga, della sua storia, delle basi filosofiche da cui nasce è sicuramente interessante, ma è solo nell’esperienza personale della pratica che se ne può percepire la reale essenza.

  • Cosa sono i chakra?

I chakra sono dei centri di energia che si originano dall’intersezione di due o più canali energetici (nadi): i chakra principali sono sette (situati lungo la sushumna nadi – il canale energetico principale) mentre un ottavo, come indica Yogi Bhajan nei suoi insegnamenti, è rappresentato dal campo magnetico. La sezione del sito dedicata a questo argomento spiega in maniera più dettagliata le carattarestiche principali di ognuno di questi.

  • Cos’è un mantra?

Un mantra è una sillaba, parola o frase in una delle lingue sacre (come il sanscrito o il gurumuk) che eleva o modifica la consapevolezza attraverso il significato, il suono, il ritmo, la tonalità ed anche la riflessologia della lingua su punti precisi del nostro palato. Per questo si può definire il mantra come lo “Yoga della mente”. Maggiori nformazioni si possono trovare nella sezione del sito che abbiamo voluto dedicare a questo affascinante argomento.

  • Cosa sono i mudra?

I (le) mudra sono particolari posizioni delle mani mai casuali. Gli antichi Yogi realizzarono che ad ogni zona della mano corrispondevano delle specifiche aree del corpo e del cervello. Allo stesso modo ogni zona della mano rappresenta diverse emozioni ed atteggiamenti. Incrociare le mani, allungarle, piegarle, toccare le dita in modo specifico sono tecniche yogiche per mettere in comunicazione corpo e mente.

  • Perché alcuni praticanti e/o insegnanti hanno due nomi?

Chiunque (non solo gli insegnanti) può richiedere ed avere il proprio “nome spirituale”. Si tratta di un nome la cui traduzione rappresenta il più alto obiettivo, il nome del destino della persona che è chiamata in questo modo. Il “nome spirituale” è come un mantra personale. Finché era in vita era lo stesso Yogi Bhajan ad assegnarli, compito che ora è svolto (seguendo gli insegnamenti ricevuti) da una delle sue più strette collaboratrici, Nirinjan Kaur (chi vuole avere maggiori informazioni in proposito può consultare la pagina “Nome Spirituale”). «…Quando si chiede il nome spirituale quel nome descrive la distanza, il destino, è la parola guida…» «…il mio nome spirituale sia una guida, un ricordare, un andare…» «…Voi tutti avete dei soprannomi che vi sono stati dati da amici dato che vi conoscono. E quello che noi facciamo è considerare ciò che è il vostro passato, calcolare il vostro destino e darvi un nome che è un obiettivo, un nome spirituale. Questo è il viaggio che dovete compiere. Stabilisce lo standard, la base…» Yogi Bhajan (“Master’s Touch”)

  • Chi è Yogi Bhajan?

Yogi Bhajan è il Maestro indiano che per primo ha deciso di divulgare in occidente la scienza, fino ad allora segreta, del Kundalini Yoga così come ora viene insegnato nei Centri che si rifanno ai suoi insegnamenti. Maggiori informazioni in merito si possono trovare nella sezione del sito a lui dedicata.

  • Che differenza c’è tra “maestro” e “insegnante”?

Il ‘maestro’ è colui che dà gli insegnamenti, ‘insegnante’ è colui che, appresi degli insegnamenti decide di condividerli. L’insegnante è il ‘cameriere’ che (con le sue caratteristiche, il suo amore e la sua sensibilità) porge una pietanza a chi la desidera, rimanendo però sempre ben consapevole che il ‘cuoco’ che l’ha preparata non è lui. Questa distinzione permette all’insegnante di mantenere il giusto rispetto nei confronti degli insegnamenti (che vanno mantenuti puri) e infinita gratitudine nei confronti del Maestro.

  • Cosa significa “Sadhana”?

La sadhana è la pratica quotidiana personale. Nella tradizione del Kundalini Yoga si afferma che la pratica personale andrebbe svolta nelle prime ore del giorno, prima dell’alba. Quelle ore sono ottime per la pratica spirituale e prepara il praticante per il giorno che verrà (si può comunque praticare ad ogni ora del giorno). La sadhana può consistere in pochi minuti di meditazione quando ci si sveglia al mattino, in una kriya, nella pratica con un insegnante o può essere una qualsiasi pratica spirituale. «…Se non potete praticare la Sadhana per due ore e mezza praticatela per un’ora, se non potete praticarla per un’ora praticatela per trenta minuti o per undici. Se non volete praticarla tra quelle che vi ho dato sceglietene altre, ma per l’amor del cielo fate qualcosa!…» «…La Sadhana è come un conto in banca: ogni due ore di pratica si guadagnano dieci ore di chiarezza e guida…» Yogi Bhajan

  • Oggi non ho tempo a sufficienza per praticare, come mi posso regolare?

L’ideale sarebbe sempre non lasciare la pratica “incompiuta”. Gli esercizi finali di un kriya sono tanto importanti quanto quelli iniziali. Un kriya-tipo prevede che ad una stimolazione energetica (che di solito avviene con le prime tecniche) seguano delle tecniche volte a stabilizzare l’energia stimolata. Quando si pratica per proprio conto e non si ha tempo a sufficienza per concludere un kriya rispettando i tempi indicati, si consiglia di diminuire i tempi di ciascun esercizio così da concludere la sequenza mantenendo questo equilibrio stimolazione-stabilizzazione dell’energia.

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