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Kundalini Yoga – Hatha Yoga

4 giugno 2018

Karamleen Kaur* – Sujan Singh

figura in posizione yogaLeggendo vari articoli nel web ci si rende conto di quanta confusione ci sia riguardo lo Yoga in sé e le sue diverse forme. Sembra che ognuno cerchi di portare l’acqua al proprio mulino, arrivando anche a denigrare le altre tecniche, dimenticando che lo Yoga è semplicemente uno strumento e noi siamo l’energia che permette a questo di “funzionare”.

Come raccontava Tiziano Terzani, una volta un monaco tibetano parlando di meditazione gli disse: “Ho visto tante galline restare immobili per giorni sulle proprie uova, ma nessuna ha mai raggiunto l’illuminazione”.

Esistono molteplici forme di Yoga: Kundalini, Hatha, Bhakti, Karma, Laya Yoga e ancora altre (in questo articolo abbiamo deciso di considerare le prime due in quanto a oggi sono quelle più conociute e praticate). Ognuna di esse ha il medesimo scopo, l’unione dell’anima individuale con l’anima universale (rispettivamente “jivatman” e “paramatman”) ossia, in termini più pratici, il raggiungimento di un vero e proprio “ben-essere” attraverso la piena e totale integrazione del piano mentale, fisico e spirituale. Quel che cambia è solo la via per perseguirla, attraverso il corpo, il suono, la devozione etc.

Il Kundalini Yoga (la nostra esperienza ci porta a riferirci alla Scuola conosciuta grazie agli insegnamenti del maestro indiano Yogi Bhajan) è una forma di Yoga destinata ai “capifamiglia”: persone che affrontano le sfide di ogni giorno nel lavoro, nella famiglia e nelle fonti di stress che la società frenetica di oggi porta con sé. È lo Yoga che permette all’individuo di agire in piena consapevolezza e forza, senza dover rinunciare alla “normalità” della vita quotidiana. Yogi Bhajan spiega: “L’esperienza della kundalini non significa che andate in trance profonda senza respiro e vi trovate al di là di questo mondo… essa ti integra pienamente con la realtà, ti dà una visione più ampia e la sensibilità così da poter agire in modo più efficiente” (“Kundal” in sanscrito significa “il ricciolo dell’amato” e si rifà alla rappresentazione grafica dell’energia kundalini, raffigurata come un serpente arrotolato tre volte e mezzo su se stesso che giace dormiente alla base della colonna vertebrale, mentre “ini” ne è la connotazione femminile di tale energia – la Shakti che nelle raffigurazioni tantriche si muove in una danza vorticosa sopra il corpo di Shiva, la coscienza universale, per unirsi al suo amato).

È lo Yoga “degli angoli e dei triangoli” (riferendosi alla precisione che determinate posizioni rivestono al fine di ottenere il risultato atteso) e il suo lavoro costante tramite asana (posizioni), pranayama (tecniche di respirazione), mudra (posizioni delle mani, “sigilli”), bandha (contrazioni muscolari o “chiusure”) e mantra permette al nostro sistema corpo-mente-anima di rafforzarsi, purificarsi e trasformarsi da pietra grezza in diamante, per poter affrontare con successo le sfide che la vita ci pone dinanzi. I suoi movimenti (anche) molto dinamici e i kriya (sequenze complete meditative e fisiche insegnate così come tramandate) con le loro diverse caratteristiche favoriscono il riequilibrio e la secrezione ghiandolare (aspetto fondamentale per il benessere essendo le ghiandole considerate da Yogi Bhajan come “guardiane della salute”), avendo così un effetto diretto anche sulla nostra stabilità emotiva. Per quanto sintetizzato sopra, attraverso la pratica di questa disciplina, si può ottenere un corpo sano e sviluppare una mente equilibrata, riducendo (fino a neutralizzarlo) l’impatto che lo stress ha sul nostro sistema. Si entra in contatto con la propria parte infinita e con la propria innata saggezza interiore, andando ad aprire una porta sul nostro pieno potenziale.

L’Hatha Yoga, o Hatha Vidya, è purtroppo comunemente frainteso e travisato come semplice esercizio fisico, senza obiettivi spirituali (o legati ad altri piani). Al contrario, anche questa è una scienza completa e integrata, in grado di condurre anche verso un’evoluzione dei piani più sottili. È una disciplina in senso pieno, che si rifà all’Ashtanga Yoga (otto “passi” dello Yoga identificati da Patanjali nel testo “Yoga Sutra”): si va quindi a fare esperienza degli aspetti morali individuali e sociali (Yama e Niyama), delle posture (asana), delle tecniche di respirazione (pranayama), dei mudra, dei bandha, delle tecniche di pulizia del corpo (Shat Karma) e delle regole alimentari. Sintetizzando, l’Hatha Yoga ha un suo primo impatto fondamentale sul corpo per arrivare poi a disciplinare la mente: i praticanti, assumendo posizioni precise e stabili per lungo tempo vengono preparati alla meditazione grazie a una “costrizione” (non in un’accezione negativa o coercitiva) all’auto-osservazione data dalla pratica stessa. La grande conoscenza del corpo, della postura, del respiro e l’attenta osservazione di se stessi hanno come conseguenza il padroneggiare il proprio stato fisico (imparando a rilasciare le tensioni), dello stato emotivo (attraverso le respirazioni, potendo influire sul ritmo cardiaco, sulla pressione sanguigna etc.) e lo stato energetico (stimolando la concentrazione della mente e di conseguenza il ritiro dei sensi verso l’interno – Dharana – per arrivare come fine ultimo al Samadhi).

Ogni tipo di Yoga, scienza olistica (dal greco “olos”, “tutto”) per definizione, parte quindi da uno dei triplici aspetti corpo-mente-energia per lavorare come riflesso anche sugli altri.

Il Kundalini Yoga ha come focus il livello “energia”, L’Hatha Yoga il livello “corpo”. Nel primo lavoriamo sull’energia (nei modi indicati sopra) per avere un effetto tangibile e immediato a livello psico-fisico-spirituale; nel secondo lavoriamo sul corpo per interiorizzare i sensi, per prepararlo alla meditazione e per attivare l’osservatore interno – accedendo così ai piani più sottili di mente e spirito.

Una differenza sostanziale tra i due, può ritracciarsi (oltre alla diversa dinamica della pratica, sia questa in un gruppo o che sia personale) nelle diverse tempistiche di acquisizione dei benefici dati dalla pratica.

Nella pratica dell’Hatha Yoga il beneficio può sentirsi anche dopo molto tempo, non per una inefficacia della disciplina, ma solo ed esclusivamente per una questione “ambientale”. Nell’Era dell’Acquario, nella società odierna in cui siamo continuamente bombardati da informazioni e molteplici stimoli, la nostra mente e il nostro corpo sono sempre in movimento, sotto stress e indisciplinati mentre, da par suo, l’Hatha Yoga si muove in direzione diametralmente opposta, richiedendo stabilità, fermezza e osservazione. La difficoltà dell’individuo di oggi, soprattutto in Occidente, è proprio quella di non riuscire a restare fermo, in silenzio, il non voler o non saper guardarsi dentro, a cui si aggiunge una paura-resistenza a rimanere soli con se stessi (come si può facilmente immaginare, tutto ciò implica una maggiore difficoltà nell’esecuzione della pratica per chi non possiede già di suo un indole meditativa e introspettiva). In sostanza, lasciando il praticante in situazioni di “assorbimento” (da qui la scelta degli abiti neri), in stato di rilassamento profondo, si entra in forte contrasto con l’aspetto frenetico del nostro ambiente, rendendo così difficoltoso l’approccio con l’esterno.

D’altro canto, il Kundalini Yoga, attraverso le proprie tecniche, porta sì la mente verso il silenzio e in piena armonia con l’ambiente circostante, ma lo fa utilizzando l’energia del movimento dinamico, del respiro e del potere dei mantra (una vera e propria tecnologia vibrazionale che influisce in ogni modo, consapevoli o non, sul nostro intero sistema), strumenti che si rivelano utili a combattere lo stress “moderno” e a preparare il praticante ad affrontare in maniera equilibrata le difficoltà della realtà che lo circonda. In pratica, non si viene a creare un divario tra interno ed esterno ma, al contrario, si armonizzano questi due piani in un’unica volontà, in un’unica ed equilibrata “verità”. Si viene proiettati in espansione, pronti ad agire in ogni situazione con il giusto equilibrio.

Il Kundalini Yoga pone il praticante, sin dall’inizio, nell’esperienza delle varie forme di energia e gli insegna a equilibrarle, trasformarle e gestirle, mentre l’Hatha Yoga fa sì lo stesso, ma partendo da un livello fisico (richiedendo quindi tempistiche di assimilazione dei benefici diverse). Il primo può essere rappresentato come energia centripeta, il secondo come energia centrifuga: da questo punto di vista, non è casuale l’uso del mantra “Ong” nel Kundalini Yoga, che porta l’attenzione del praticante alla “energia infinita che è dentro di sé” – per potersi poi fondere con il flusso di vita che è oltre il piano fisico e mentale), rispetto all’uso del pranava mantra “Om” nell’Hatha Yoga, che ha il fine di preparare il praticante alla meditazione e ad attivare l’osservatore interno per collegarsi con l’energia universale.

Quale dei due è migliore (o quale dei due dovrei scegliere)?

La risposta è semplice: poiché ognuno di noi nasce con un “dono”, una peculiarità, essendo di fatto unici, si può scegliere il percorso yogico che più si sente in sintonia con il proprio modo di essere, con il proprio stile di vita e con il proprio sentire.

La chiave certa è nel provare, sentire e, infine, nel fidarsi del proprio sentire. Nessun altro potrà mai rispondere al nostro posto.

Piuttosto, è molto più facile rispondere alla domanda “Cosa non dovrei fare?”. Non ci si dovrebbe mai affidare alle “mani” o alle cure di insegnanti non qualificati o improvvisati (leggi QUI o QUI). Facile, no?

Buona pratica!

*Karamleen Kaur insegna presso “Shanti Paath”
– Centro Studi Yoga e Meditazione (www.shantipaath.com)

 

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Patience Pays

4 giugno 2018

La pazienza (ti) ripaga. Aspetta. Lascia che la mano di Dio lavori per te.
Lui ha creato te, lasciagli creare anche tutti gli elementi,
le circostanze, le opportunità e le capacità.

* Perché vacilli, essere mortale? Il Creatore stesso ti proteggerà.
Lui che ti ha creato penserà anche al tuo nutrimento *

Oh individuo, perché dubiti così?

Colui che ti ha creato si prenderà cura di te.
Colui che ha creato questo universo, i pianeti, tutte le potenzialità
e le opportunità di questo mondo, è anche colui che ha creato te.
Aspetta, sii paziente, appoggiati a lui e tutto ciò che c’è di meglio arriverà a te.

Dimora in Dio. Dimora in Dio. Dimora in Dio. Sostieni la tua anima.
Dimora in Dio e sostieni la tua anima. Dimora in Dio e sostieni la tua anima.

Allora tutte le opportunità e le potenzialità del creato,
che sono nel tuo migliore interesse, saranno ai tuoi piedi.
Tu hai bisogno di milioni di cose; e milioni di cose ti arriveranno,
se sei stabile, definito, fermo, paziente.

Ricorda che il Creatore ti protegge e che la Creazione è pronta per servirti,
se tu… sarai te stesso. Quindi per favore allontana i fantasmi della tua vita,
e smetti di inseguirli. Fortificati, concentrati, sii te stesso.

Possa tutta la pace, la serenità e la prosperità raggiungerti sempre!

Sat Nam.

* * * * *

Patience pays. Wait. Let the hand of God work for you.
The One who has created you, let Him create all the environments,
circumstances, and facilities and faculties.

* too kaahay doleh paraanee-aa tuDh raakhaigaa sirjanhaar.
jin paidaa-is too kee-aa so-ee day-ay aaDhaar. ||1|| * (Siri Guru Granth Sahib)

Oh individual, why are you in a very doubtful state?

The One who has made you will take care of you.
The One who has created this universe, all the planets,
planetary faculties and facilities on Earth,
He is the One who has created you.
Wait, have patience, lean on Him, and all best things will come to you.

Dwell in God. Dwell in God. Dwell in God. Befriend your soul.
Dwell in God and befriend your soul. Dwell in God and befriend your soul.

All the faculties and facilities of the Creation,
which are in your best interest, shall be at your feet.
You need million things; million things will reach you,
if you are stable, established, firm, patient.

Remember, the Creator watches over you and Creation is ready to serve you,
if you just… be you. So please take away the ghosts of your life,
and stop chasing around. Consolidate. Concentrate. Be you.

May all the peace and peaceful environments, and prosperity approach you forever.

Sat Nam.

 

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Kundalini Yoga a Woodstock – 15 agosto 1969

4 giugno 2018

Gurujot Singh Khalsa
(tratto da www.soulanswer.com)

poster di Woodstock

Ciò che non è stato raccontato sulla storia di “Woodstock” è che fu aperto con Ong Namo Guru Dev Namo.

Quando si diffuse la notizia che Woodstock sarebbe stato un evento gratuito e la gente iniziò a prendere d’assalto Bethel, NY, nessuno dei musicisti che pensava di raggiungere il posto in macchina poté farcela, perché tutte le strade erano chiuse. Il sabato mattina, il gruppo spalla di apertura, “The Band”, non era arrivato. Essendo già presente per l’apertura del concerto una gran folla, di circa 400.000 persone, e non essendo ancora arrivato il gruppo spalla, Tom Law, uno studente/insegnante di Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan (e allevatore di maiali!) disse ai promotori che se avevano bisogno di qualcuno che tenesse svegli i presenti in attesa del gruppo spalla, sarebbe stato felice di aprire Woodstock con una serie di esercizi di Kundalini yoga.

Questo evento, che ha cambiato il corso della storia, fu così aperto con “Ong Namo Guru Dev Namo”, con un esercizio di base di pranayama, con una semplice serie di esercizi di Yoga e una meditazione. Per tutta la manifestazione il Kundalini Yoga mantenne la pace… Il resto è Storia. È una storia che ha sottratto all’evento principale il suo pur grande valore.

Tom Law aveva lavorato a Woodstock nell’ambito della missione della Hog Farm di insegnare alla gente come vivere della terra. Gli organizzatori di Woodstock avevano chiesto a Lisa e Tom Law, e alla Hog Farm, di prestare la loro esperienza per preparare da mangiare per grandi gruppi e avere cura delle persone sotto l’effetto delle droghe (secondo il “metodo 3HO”). Fu così che durante la preparazione di Woodstock ci furono ogni giorno lezioni di Kundalini Yoga.

Dopo aver aperto il concerto di Woodstock con un kriya di Yoga, sul palco si avvicendarono varie altre lezioni di Yoga improvvisate tra un artista e l’altro, giusto per riempire gli spazi vuoti nei momenti di difficoltà tecniche o quando i gruppi non erano arrivati. Si decise di procedere così esclusivamente per mantenere la folla calma. La situazione era tutt’altro che controllata.

Due dei principali gruppi (gli Who e i Grateful Dead) avevano saputo che non sarebbero stati pagati e si rifiutarono di suonare fino a quando non ricevettero il loro compenso in anticipo. Tutto ciò avrebbe potuto penalizzare l’evento e trasformarlo da “Lovefest” in sommossa. Non appena si sparse la voce tra la folla che non ci sarebbe stato l’evento per il quale erano venuti, la gente divenne furiosa. Dietro le quinte ci furono dei momenti di forte tensione al limite della rissa tra i più grandi nomi della manifestazione e gli ego erano infiammati. Nonostante ciò, ogni volta che un gruppo fu in ritardo o qualcosa non andò per il verso giusto, Tom Law salì sul palco e condusse un’altra lezione di Kundalini Yoga.

Un partecipante della 3HO disse che “L’energia di Yogi Bhajan era in tutto quel luogo. Egli vide ciò che stava per accadere e fece in modo di avere qualcuno sul posto per occuparsene”. Gli eroi non noti di Woodstock furono Yogi Bhajan e lo Yoga della Consapevolezza.

Come si è espresso qualcuno…

“La storia sconcertante dell’umanità è piena di punti di svolta evidenti e di fatti di rilievo: battaglie vinte, trattati firmati, governanti eletti o dismessi e ora, apparentemente, pianeti conquistati. Altrettanto importanti sono le notevoli ondate crescenti di movimenti popolari che influenzano le menti e i valori di una o più generazioni e non tutti possono essere chiaramente legati a un tempo o un luogo. Guardando indietro all’America degli anni ’60, gli storici del futuro potrebbero cercare il significato di un tale movimento. L’attenzione si concentra sui giorni e le notti dal 15 al 17 agosto, 1969, nella fattoria di 600 acri di Max Yasgur a Bethel, NY”.

Woodstock era stato annunciato come “An Aquarian Exposition”, ossia un’esposizione acquariana e ciò che gli storici futuri potrebbero non riconoscere… è ciò che accadde realmente… ciò che ha reso Woodstock, Woodstock.

Che cosa sarebbe stato “Woodstock” e che cosa avrebbe significato Woodstock senza tutte quelle lezioni di Yoga a 500.000 persone inquiete possiamo solo immaginarlo. Immaginate un evento con 500.000 hippy inquieti, arrabbiati per i loro amici che tornavano a casa dal Vietnam in casse, senza cibo, senza acqua, zuppi di pioggia e sporchi di fango e… senza le molte lezioni di Kundalini Yoga offerte nel corso delle tre giornate. Questo evento, a scopo di lucro, dall’astuto titolo di “An Aquarian Exposition” sarebbe stato una catastrofe completa.

Tuttavia portò i vertici del potere a credere che ci fosse stato un cambiamento nella coscienza; che loro non erano assolutamente in grado di controllare questa nuova generazione di giovani; che questa nuova generazione aveva imparato a convivere e aveva deposto le armi e non aveva intenzione di partecipare più alla negatività. Così fu!!! …nella misura in cui ciò può accadere se la gente pratica Kundalini Yoga.

Woodstock ha perpetuato la convinzione che fu possibile solo grazie alla presenza del Kundalini Yoga, e questa convinzione ha spronato questa generazione perché potè sempre tornare indietro a “Woodstock” e credere che in qualche modo avrebbero potuto realizzare tutta questa “faccenda del sogno dell’Acquario”, eppure tutto avrebbe dovuto essere attribuito al Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan. Woodstock fu il “nostro” evento e fu collegato alla Catena d’Oro così come descritta da Yogi Bhajan.

Dal punto di vista di Yogi Bhajan, l’evento Woodstock fu il luogo di nascita della nazione spirituale Khalsa. Ebbe luogo poco meno di 3 mesi prima del 500° anniversario della nascita di Guru Nanak e, 9 mesi dopo, Yogi Bhajan scese da un aereo a Toronto, in Canada per insegnare l’idroterapia.

Richie Havens non era il primo musicista in scaletta, ma mentre Tom Law stava recitando l’Ong Namo i promotori chiesero a Richie se poteva dare inizio alla musica e lui fu d’accordo. La folla rilassata dal Kundalini Yoga fu coccolata da “Strawberry Fields Forever (Nothing to get hung up about)”, “Handsome Johnny” e una canzone contro la guerra (“It’s a long hard road until we are free”). Richie Havens cantò tutto quello che aveva e grondante di sudore cominciò a lasciare il palco. I promotori andarono da lui e gli dissero che i “The Band” non erano pronti e che non avevano nessun altro. Poteva lui, per favore, fare uno sforzo e offrire un’altra canzone?

Stanco morto, Richie Havens tornò sul palco e disse alla folla che stavano facendo la storia e poi cantò una canzone che non aveva messo in scaletta. Quella canzone non pianificata divenne l’inno di Woodstock e ciò che quella generazione stava cercando di realizzare, “Freedom” ossia “Libertà”. “Freedom” non solo divenne l’Inno di Woodstock, fu l’Inno che avviò l’Era dell’Acquario in Occidente. “Freedom” è la canzone che definì quello che stavamo cercando di realizzare. Fu il “Mitr Piare Nu” (shabad composta da Guru Gobdin Singh) di quell’Esposizione dell’Acquario: una canzone di profonda nostalgia di liberazione, per guarire le nostre ferite, affrontare il nostro dolore presente e rendere questa la nostra ultima vita qui.

“Sometimes, I feel, like a motherless child… Sometimes, I feel, like I’m almost gone… A long way from my home. Freedom”

Ecco il link se volete ascoltare e vedere la versione di Richie Havens, così come interpretata di fronte a 400.000 persone a ridosso del 500° compleanno di Guru Nanak: www.youtube.com/watch?v=fA51wyl-9IE

In segno di riconoscimento per questa canzone che ha significato così tanto per così tanta gente, il Presidente eletto Bill Clinton chiese a Richie Havens di cantare “Freedom” al suo primo ballo inaugurale dopo aver prestato giuramento come Presidente il 20 gennaio, 1993.

L’evento Woodstock e in modo specifico la canzone “Freedom” furono le energie con le quali nacquero la 3HO e il Sikh Dharma in Occidente. Il disordine fu capovolto, salvato e glorificato dal Kundalini Yoga. Ripensando a Woodstock, niente dovrebbe farci provare imbarazzo per le nostre radici hippy, ma dovrebbe fornirci l’opportunità di onorare l’energia da cui siamo venuti e pensare a ciò che può accadere quando si è collegati alla Catena d’Oro.

Traduzione e adattamento in italiano
(cercando di mantenere il più possibile lo stile discorsivo del testo originale)
a cura di Nimrita Kaur e Sujan Singh.
Grazie a Sadhu Singh per i sottotitoli in italiano nel video!

 

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May the Long Time Sun Shine Upon You… Dove tutto è cominciato

4 giugno 2018

Willem Wittstamm* – tratto da “Aquarian Times” (febbraio/marzo 2009)

La maggior parte di voi probabilmente è a conoscenza del fatto che l’anno 2008 rappresenta un importante anniversario perché quaranta anni prima Yogi Bhajan venne in Occidente. Probabilmente, non altrettanto conosciuto è il fatto che la canzone “May the Long Time Sun Shine Upon You” è stata pubblicata per la prima volta in quello stesso anno. È il motivo di chiusura di “A Very Cellular Song” dell’LP “The Hangman’s Beautiful Daughter”1 del gruppo scozzese hippie-folk “Incredible String Band”.

Io ero/sono un grande fan degli Incredible String Band. Questa loro canzone è la mia preferita. Due anni fa ho incontrato in Inghilterra Shiv Charan Singh e il suo gruppo di Karam Kriya2. Essendo interessato alla Numerologia, fui attratto da un’e-mail circa un ritiro nelle vicinanze. Questo è stato il mio primo contatto con il Kundalini Yoga. Ascoltare la canzone “Long Time Sun” (così è conosciuta dai praticanti di Kundalini Yoga) alla fine della mia prima sadhana (pratica spirituale quotidiana) di Kundalini Yoga mi sembrò un prodigio. Mi colpì profondamente il fatto che ci fossero ancora persone che conoscevano e cantavano questa canzone, che io avevo cantato come mio mantra personale per oltre trent’anni. Fu così perfetto… che alla fine ho trovato gli insegnamenti di Yogi Bhajan. Venni “accalappiato” dal Kundalini Yoga fin dal primo giorno, con l’Ishnaan3, la sadhana quotidiana e tutto il resto.

Cercai l’indirizzo dei membri dell’Incredible String Band. Robin Williamson, uno dei due leader del gruppo, mi rispose dicendo che sapeva che la canzone era stata ripresa dagli studenti di Yogi Bhajan durante gli anni ’60. Mike Heron, l’altro leader del gruppo, mi disse che sia la melodia che le parole erano state una loro creazione ed erano state registrate come tali alla “Performing Rights Society” all’inizio del 1968. Quindi la canzone ha ora quaranta anni (l’articolo originale è stato scritto nel 2008). Mike mi disse anche che loro non incontrarono mai Yogi Bhajan o nessuno dei suoi studenti di Kundalini Yoga. Ma l’Incredible String Band fece diverse tournée negli Stati Uniti sul finire degli anni ’60 e “May the Long Time Sun” era sempre la canzone di chiusura dei loro concerti dal vivo (furono tra i gruppi che suonarono Woodstock). Cercando i dettagli di come la canzone fosse stata integrata nelle lezioni di Kundalini Yoga come preghiera finale, trovai la risposta in un articolo della rivista “Aquarian Times” dell’inverno del 2005.

In un articolo riguardo la “Khalsa String Band” (un gruppo nato per condividere in stile folk-rock gli insegnamenti di Yogi Bhajan), Gurudass Singh (Virginia) aveva scritto: “Un giorno, mentre (Yogi Bhajan) stava entrando in una sala, un gruppo di studenti di yoga, compreso Guru Singh, stava suonando un pezzo dell’Incredible String Band. Yogiji chiese loro di continuare a suonarlo e, da quel momento in poi, chiese loro di suonarlo dopo le sue lezioni. Questo divenne velocemente una tradizione che continua a esistere ancora oggi alla fine di ogni lezione di Kundalini Yoga in tutto il mondo”.

Nei suoi quaranta anni di vita la canzone ha ispirato molte persone in tutto il mondo. Durante la mia ricerca, arrivai a conoscere Paul Jospeh (Australia), conosciuto come “Dottor Love” (Dottor Amore) alla fine degli anni ’60. Lui mi scrisse e mi raccontò questa storia: “… il mio profondo apprezzamento e caldo amore per Mike Heron per tutti i suoi meravigliosi regali, ma soprattutto per questa canzone che ha portato immensa gioia e significato alla mia vita personale e, soprattutto, grande senso di comunione e spirito in azione per la mia comunità…”. La canzone divenne un inno dei Festival Acquariani4 trentacinque anni fa, è ora scolpito nelle strade di Nimbin (Australia) ed è impresso nel cuore di molti. La canzone è stata il tema di una migrazione completa e dello stabilirsi in una zona dell’Australia chiamata “Rainbow Region” (“Regione dell’Arcobaleno”).

“È cominciato in uno dei primi incontri di studenti riguardanti l’Aquarius Festival (Festival Acquariano). Lì erano un gruppo particolarmente radicale e si scatenavano discussioni attorno alla sala che minacciavano caos. Io avevo da poco imparato questa breve canzone dell’Incredible String Band. Cominciai a suonare in maniera calma la melodia con la mia chitarra, sperando di aggiungere un elemento pacifico alla riunione. Che fosse la magia delle parole o la seduzione del sentimento, l’umore dell’incontro cambiò. Al secondo coro le persone cominciarono a seguirmi e a canticchiare e al terzo tutti stavano cantando insieme e nacque nella stanza una straordinaria sensazione di gioia. La trasformazione fu davvero deliziosa. Quando la canzone terminò, qualcuno disse ‘Io faccio volare gli aquiloni, posso tenere un seminario su come costruire gli aquiloni e come farli volare’. Un altro disse ‘Io ho un camion, mio zio ha una motosega e posso prenderla in prestito’. L’entusiasmo divenne contagioso e noi fummo riscaldati dal fuoco della creatività espresso lì – un fuoco che sta ancora ardendo dopo trentacinque anni!”. Durante il festival originale, che non aveva alcun programma o stelle ma era un iconico festival dell’amore hippy, la canzone creò una magia particolare. Paul Joseph guidò una processione per tutta l’area del festival e oltre 5000 persone si unirono a cantare e a danzare su questa melodia per oltre due ore.

Quest’anno lui è stato eletto presidente della “Aquarius Foundation” (“Fondazione Acquariana”) ed è stato invitato dal consiglio cittadino di Nimbin a mettere insieme un’esibizione nella galleria regionale. È chiamata “Aquarius ’08 – May the Long Time Sunshine upon You”. Personalmente, io ho avuto molti momenti magici cantando questa canzone, l’ultimo non molto tempo fa al funerale della nonna di mia moglie. Dopo quello che pensavo essere una predica in qualche modo vuota da parte del prete, mi sono alzato e spontaneamente ho cantato questa canzone. Fu calmante e di conforto, rimarginando magicamente le ferite. Tutti noi piangemmo e ridemmo allo stesso tempo. Si adattò così bene e fu consolante cantare “Guide your way on… Sat Nam” (Guidi il tuo cammino… Sat Nam).

C’è una sottigliezza riguardo la “preghiera di chiusura” che vorrei condividere con la sangat (comunità spirituale): io ho sviluppato una “tecnica” per intensificare l’impatto diretto di un kriya usando “May the Long Time Sun Shine”. Lasciate che lo spieghi. Concludendo la mia sessione quotidiana di yoga, io canto questa canzone e inspiro profondamente prima dell’ultima frase. Quando ho raggiunto la “n” dell’ultima parola “on”, io la “stiro”, “nnnnnnnnnnnn”, e faccio poggiare la lingua sul palato superiore usando tutta la mia concentrazione per vibrare l’essenza della quale ho fatto esperienza, ho imparato, ho immaginato durante questo particolare kriya nel mio corpo fisico. È così forte e diretto che talvolta vibra tutta la mia testa. Il messaggio viene ancorato in maniera decisa nel corpo5.

Mi piacerebbe invitare voi tutti a unirvi a me nell’esprimere la mia gratitudine a Mike Heron, l’autore della canzone, attraverso la quale ha dato così tanto alla comunità yogica. Quindi, perché non dire “grazie” ora? Così tante persone hanno ricevuto un tale benefici cantando questa melodia. L’anno del 40° anniversario della 3HO (ndt: il 2009) sembra perfetto per un gesto di ringraziamento all’autore di “Long Time Sun” (la “Canzone del Sole”). Se vorrete unirvi a me nell’esprimete gratitudine o nel trasmettere le esperienze che avete avuto con questa canzone, per favore inviatemi una lettera o un’e-mail. Io le raccoglierò e le inoltrerò a lui.

May the long time sun shine upon you, all love surround you
and the pure light within you, guide your way on
Che il Sole ti illumini sempre, l’Amore ti circondi
e la Pura Luce dentro di Te guidi il Tuo Cammino.

Traduzione a cura di Sujan Singh e Nimrita Kaur

* Willem Wittstamm è un insegnante di Kundalini Yoga in Germania. Ha viaggiato in autostop in Europa e Asia negli anni ’70, ha suonato negli anni ‘80, ha viaggiato con uno show di varietà negli anni ’90 e ora è sposato e padre di cinque figli. Il suo interesse particolare sono le Comunicazioni Celestiali e i kriya abbinati all’uso del Jap Sahib. Il suo indirizzo e-mail, per chi volesse contattarlo, è wittstamm@t-online.de

1 Al momento, mentre stiamo traducendo questo articolo, è possibile ascoltare online la canzone “A Very Cellular Song” (la cui conclusione, come spiegato in precedenza, riporta i versi di “May the Long Time Sun Shine Upon You” – da noi conosciuta come la “Canzone del Sole”), o l’intero album che la contiene, all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=DgQuVeMOyAk (chi vuole può posizionare il cursore al minuto 21, circa, vale davvero la pena ascoltarla – così come vale davvero la pena ascoltare anche il resto del disco o anche solo della canzone “A Very Cellular Song”!!!)

2 Il Karam Kriya usa la numerologia applicata per fornire strumenti diagnostici per la trasformazione.

3 L’idroterapia a base di docce fredde fatte al mattino presto appena svegli (prima della propria pratica personale).

4 Per avere maggiori informazioni riguardo questo festival, potete visitare il sito internet www.rainbowregion.com.au/aquarius

5 Per favore, prendete nota del fatto che questa è la personale interpretazione di Willem Wittstamm e non è una tecnica insegnata da Yogi Bhajan.

Osservate cosa stiamo provando a fare. Voi lo chiamate Dharma, ma non lo è. Quel che stiamo provando a fare è fonderci, arrivare insieme a una comprensione. La differenza, la disciplina e, l’impegno sono che noi arriveremo a fonderci seguendo questa indicazione: “Che il sole splenda su di voi, che tutto l’amore vi circondi e che la pura luce dentro di voi guidi il vostro cammino”. Quando ci unimmo, decidemmo che avremmo guidato il nostro cammino. Noi già conosciamo la mia modalità e la vostra modalità, quindi non dobbiamo impararle. Ciascuno di noi conosce la “mia” modalità e la “vostra” modalità. Ciò che dobbiamo imparare è la “nostra” modalità. (Yogi Bhajan)

[Chi vuole, può scaricare la versione stampabile di questo articolo (senza il video integrato) cliccando QUI]

 

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Il Kundalini Yoga è pericoloso?

4 giugno 2018

di Sujan Singh

Saltuariamente mi capita di imbattermi in articoli che in qualche modo sollevano il dubbio (garbato eufemismo) che la pratica del Kundalini Yoga sia rischiosa o possa rappresentare una qualche forma di pericolo, soprattutto per chi vi si avvicina le prime volte: negli ultimi due che ho letto, in uno l’autore manifestava il timore di essersi imbattuto in chissà quale tipo di setta, e nel secondo un insegnante di Kundalini Yoga si trovava nella condizione di dover spiegare al titolare di un’associazione (dove già si praticavano altre forme di Yoga) che non c’era pericolo per i soci che avessero voluto partecipare a una lezione.

A cosa deve il Kundalini Yoga questa così “sinistra” fama? Da dove nasce la leggenda metropolitana, perché di questo si tratta, della pericolosità di una disciplina così antica? Per rispondere in maniera corretta (spero che il mio essere un insegnante e praticante di Kundalini Yoga non mi renda eccessivamente imparziale!) credo sia prima opportuno stabilire alcuni punti fermi.

È pericolosa l’automobile? Se la usassi per percorrere una strada cittadina oltre i limiti di velocità e contromano la risposta non potrebbe che essere affermativa. Usandola invece con prudenza, nel rispetto delle norme vigenti, nel rispetto di me stesso e degli altri, ecco che questa diventa un semplice mezzo che mi aiuta a raggiungere determinati scopi (spostarmi etc.).

Da questo semplice esempio, applicabile a qualsiasi situazione, è facile comprendere il primo punto fermo che mi preme sottolineare: non è (e non può essere) un oggetto o una situazione in sé a essere pericolosa, ma è l’uso che se ne può fare.

È pericoloso guidare l’automobile? Se dovessi salire io su un bolide di Formula 1, sicuramente lo sarebbe (per me e per gli altri). Se la stessa cosa la facesse un pilota addestrato (e in possesso della “superlicenza” che la Federazione Internazionale rilascia a chi ne ha i requisiti) i rischi sarebbero sicuramente minori e contenuti alla particolarità dello sport in questione.

Da quest’altro esempio si può comprendere il secondo punto fermo che è importante sottolineare, ossia la preparazione che è necessaria per affrontare qualsiasi tipo di attività (nessuna persona giudiziosa chiederebbe a un elettricista un parere medico o a un medico di realizzare un impianto elettrico).

Stabiliti e tenuti presenti questi due punti, quella che finora è stata la mia esperienza è che, molto spesso, chi fa affermazioni di questo tipo non ha ancora avuto un’esperienza diretta relativa a questa disciplina ma dà voce a dei dubbi nati da racconti ascoltati da amici o conoscenti: un po’ come nel gioco del telefono senza fili, in questo caso, diventa difficile sapere come la notizia è arrivata a destinazione e soprattutto dopo quanti passaggi e quante fantasiose aggiunte personali.

Per questo motivo, di fronte a un’affermazione o a una domanda del genere mi trovo di solito a rispondere con una domanda (che talvolta ne contiene una seconda): chiedo alla persona se ha mai partecipato a un corso di Kundalini Yoga e, in caso di risposta affermativa, chiedo in maniera schietta e tranquilla in quale Centro Yoga o con quale insegnante la persona si sia trovata a praticare.

Questa/e domanda/e mi dà la possibilità di inquadrare, seppure a grandi linee, quella che può essere stata l’esperienza della persona e quindi mi dà la possibilità di risponderle nel modo più esauriente possibile.

Se la persona non ha avuto precedenti esperienze (come ho scritto prima nella mia esperienza spesso è questo che accade) ma riporta dei dubbi acquisiti in qualsiasi modo (racconti, ricerche personali etc.) il compito di un insegnante è quello di dare una risposta chiara e dettagliata per poter tranquillizzare la persona e predisporla alla possibilità di sedersi e prendere parte ad una lezione.

Se la persona ha avuto precedenti esperienze negative è importante sapere se queste riguardano un percorso autodidatta o se sono state acquisite dalla frequenza di un Centro o dalle indicazioni di un insegnante. Ritornando agli esempi citati prima, del medico e dell’elettricista, è importante sapere se la persona che nutre dei dubbi o racconta di esperienze negative si sia trovata a “chiedere un parere medico ad un elettricista” o se “abbia chiesto di realizzare un impianto elettrico ad un medico”.

Yogi Bhajan, il Maestro che per primo ha deciso, rompendo un muro di millenaria segretezza, di insegnare apertamente in Occidente il Kundalini Yoga a partire dalla fine degli anni ’60 (in riferimento alla tradizione che oggi viene per semplicità indicata come “Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan), ha lasciato all’umanità un patrimonio di insegnamenti davvero inestimabile e alla portata di tutti ma a una sola condizione: che questi siano sempre e inderogabilmente conservati e condivisi puri, esattamente come sono arrivati a lui grazie al suo insegnante Sant Hazara Singh (e all’insegnante del suo insegnante e così di seguito fino all’origine dei tempi – il concetto di “Catena d’Oro” di cui noi siamo gli ultimi anelli e che vede in Yogi Bhajan e nel suo insegnante gli anelli a noi più vicini nel tempo). Questa, e solo questa, è l’unica garanzia dell’efficacia e della sicurezza della pratica del Kundalini Yoga a qualsiasi livello, efficacia e sicurezza che, nella purezza dell’insegnamento, ha superato il vaglio di millenni di storia.

A chi gli chiedeva se le sequenze e gli esercizi andassero insegnati esattamente come lui li aveva insegnati Yogi Bhajan risponde: «Si. Se vi dico, ‘Andate a Santa Fe, poi a Española’, non provate ad arrivare direttamente ad Española, perché Santa Fe non può essere ignorata».

Poi però, purtroppo, la realtà dei fatti racconta storie diverse: come in ogni ambito umano, accanto a chi cerca di fare del proprio meglio seguendo gli insegnamenti del Maestro, c’è anche chi (in buona fede o meno – questo riguarda solo la coscienza del singolo) si propone come insegnante di Kundalini Yoga non avendone i requisiti o la preparazione adatta (così come esistono elettricisti bravi e altri improvvisati o altri ancora che approfittano delle necessità delle persone per proporsi come tali – purtroppo non esistendo un unico “ordine” degli insegnanti di Yoga chiunque può definirsi tale e questa situazione è purtroppo comune ad ogni Scuola di Yoga).

Yogi Bhajan ha sì detto che una volta che si è praticato un kriya chiunque ha le capacità di insegnarlo, ma è altrettanto vero (e non va sottovalutato né ignorato) il fatto che ancor prima che lasciasse il corpo fisico, e d’intesa con il “Kundalini Research Institute” (l’organizzazione che a livello mondiale ha il compito di tutelare la purezza degli insegnamenti), ha stabilito degli standard che sono stati ripresi in tutto il mondo a proposito della formazione di insegnanti, proprio per far sì che in qualsiasi parte del mondo si praticasse Kundalini Yoga si potesse essere certi che l’insegnamento fosse sempre e solo lo stesso… ossia quello che Sant Hazara Singh ha condiviso con lui, quello che lui ha condiviso con tutti noi e quello che gli insegnanti oggi sono chiamati a condividere.

Sottolineato questo, va da sé che praticare Kundalini Yoga seguendo le indicazioni di insegnanti preparati non presenta alcun pericolo (a meno che non si consideri un “pericolo” la possibilità di migliorare sensibilmente la propria qualità della vita!).

L’invito che rivolgo sempre ai miei interlocutori, amici o studenti, esperti o meno esperti, è sempre lo stesso: informatevi, chiedete a chi si propone come insegnante qual è il percorso che lo ha portato davanti a voi, qual è il tipo di preparazione e formazione che lo contraddistingue, con chi ha praticato, con chi ha studiato, per quanto tempo ecc.

Chi si trova davanti a un insegnante non deve provare alcun imbarazzo a fare questo tipo di domande (se mi viene proposto di assaggiare una pietanza non posso non essere informato senza ambiguità né remore rispetto agli ingredienti che la compongono) e, soprattutto, non ci deve essere alcun imbarazzo da parte di un insegnante a descrivere e discutere del proprio percorso formativo e di pratica.

Personalmente diffido di tutte quelle situazioni in cui ci si nasconde dietro titoli e attestati altisonanti (chi li ha rilasciati? in virtù di quale percorso?), o di quelle situazioni poco chiare e ambigue in cui non ci sono informazioni ben chiare, assolutamente definite e, soprattutto, riscontrabili.

Riassumendo in poche parole quanto espresso nei paragrafi precedenti, la conoscenza è l’arma migliore a disposizione del singolo e rappresenta nello stesso tempo la vera possibilità di una scelta veramente libera: si può scegliere di praticare o di non praticare Kundalini Yoga, Hatha Yoga o qualsiasi altra forma di Yoga “classico” (in un altro articolo sostengo che se quello che è stato proposto ha meno di 4.000 anni di storia, documentati o documentabili… è lecito nutrire qualche dubbio) ma è importante che alla base della nostra scelta ci sia una motivazione valida e non una motivazione fondata su leggende o racconti di seconda e terza mano.

Yogi Bhajan (rispondendo ad uno studente che gli riportava un commento di un conoscente circa la pericolosità del Kundalini Yoga): È veramente un peccato che alcune persone parlino in questo modo. Prima di tutto non sanno di cosa stanno parlando. I soldi sono pericolosi? Sono solo energia. La kundalini è un’energia latente che può essere usata per la consapevolezza completa. L’unica cosa pericolosa è la persona la cui kundalini viene elevata in maniera corretta. Quella persona è completamente consapevole. Non le si può mentire, non la si può ingannare e non la si può influenzare politicamente. La kundalini è essenziale. Fino a che praticate una disciplina totale o un kriya completo ed equilibrato, non c’è alcuna difficoltà. Nel Kundalini Yoga noterete che ogni meditazione e ogni kriya hanno una qualche forma di mantra in essi. Questo assicura la canalizzazione dell’energia. Secondo poi, essi non hanno alcuna esperienza di ciò. La verità è che il Kundalini Yoga produce esseri umani, insegnanti e yogi integri. Uno yogi è una persona che ha un’unione con la consapevolezza suprema. Alcune persone insegnano yoga come se si trattasse di un mucchio di stupidi esercizi, ma non hanno alcun diritto di chiamare loro stessi yogi. Per insegnare questo tipo di yoga voi dovete avere un’esperienza autentica e una conoscenza pratica della tecnologia. Non c’è mai un problema con il Kundalini Yoga insegnato come l’originale scienza sacra.

Yogi Bhajan (rispondendo ad uno studente che chiedeva se strani fenomeni – tremori, visioni ecc. – erano l’effetto della risalita della kundalini): Questo è un luccichio in fondo alla scala. Queste allucinazioni, questi fenomeni psichici e queste debolezze nervose non significano nulla. Se uno studente che pratica Kundalini Yoga ha la spina dorsale e le nadi (i canali energetici pranici) molto intasati, può avere un’unica esperienza quando i canali vengono puliti. Ma quella è una volta, breve, e non sconvolge nulla. Queste cose possono succedere quando il sistema nervoso di qualcuno non è stato preparato correttamente o se non usano il mantra o le tecniche di respirazione correttamente. La misura reale della risalita della kundalini è la vostra consapevolezza da respiro a respiro e il coraggio che voi portate nella vita. Questi bagliori momentanei provocati dalla debolezza non hanno nulla a che fare con la kundalini.

 

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L’arte e la scienza della Liberazione

4 giugno 2018

(tratto da “kundaliniresearchinstitute.org” © The Teachings of Yogi Bhajan)

Quella che segue è la traduzione e l’adattamento in italiano della prima “lecture” tenuta da Yogi Bhajan negli Stati Uniti (Alhambra – YMCA – Southern California), il 5 gennaio 1969.

Yogi Bhajan a Los AngelesChi è un essere liberato? E qual è la ragione per cui soffriamo nelle mani del tempo? Ogni persona ha due lati. Un lato è spensierato. L’altro è imprudente. Quando una persona vive nel suo lato spensierato, è guidata dalla sua facoltà divina. Quando vive nel suo lato imprudente, è guidata dalla sua forza animale. Non è l’imprudenza del rompere un bicchiere o nel buttare via qualcosa che voi intendevate tenere. Materialmente, noi siamo considerati imprudenti quando non siamo in grado di scaricare le nostre responsabilità materiali. Ma, in realtà, noi siamo davvero imprudenti quando perdiamo la nostra personalità divina – quando quel “qualcosa” che è davvero prezioso, oltre il valore, è perso solo per passione.

L’emozione e la passione sono due compratori della nostra personalità spirituale. Se voi analizzate questo pensiero, realizzerete che un tale affare è troppo costoso. Per che cosa stiamo barattando il nostro Sé spirituale? Il nostro mondo rappresenta una fase transitoria della vita. Non è permanente, ma noi associamo sempre noi stessi con esso come se gli appartenessimo ed esso appartenesse a noi.

Subconsciamente, dietro ogni azione c’è il desiderio di essere riconosciuti. Ma se classificate il vostro desiderio di riconoscimento e il modo in cui provate a essere riconosciuti, troverete che volete il riconoscimento senza la maturità. Voi volete essere riconosciuti come esseri maturi, ma non avete sviluppato l’attitudine matura degli esseri spensierati.

L’unico essere spensierato è colui che è libero dalla negatività. Lui è liberato. È per una Legge Cosmica che a tale persona non manca mai nulla. Un individuo spensierato non conosce alcuna sofferenza. Può essere umile, ma ciò non significa che sia triste. Sempre saggio, affronta il tempo indisturbato. Non ha bisogno di alcuna correzione dalle mani del tempo. Il suo comportamento tranquillo e la calma della personalità sono i segni che si tratta di un essere liberato. In poche parole, è la persona più felice sulla Terra.

Questo non significa che dovreste essere esclusi dall’avere beni terreni. La questione è il mezzo. Questo non può essere creato e non può essere distrutto. Similmente, l’emozione e il coinvolgimento nel desiderio sono anch’essi mezzi, ma la loro soddisfazione è temporanea, non è eterna. Se voi comprendete come ha inizio la dipendenza dagli alcolici, capirete questa Teoria del Coinvolgimento.

Funziona in questo modo: una persona che non beve va sotto pressione e non sa cosa fare. Va a casa di un amico per essere confortato, poiché l’essere umano è un animale sociale, e avendo qualcuno che partecipa al suo dolore, si sente sollevato. L’amico offre del whisky per un effetto rilassante e la persona è persuasa a farsi un drink. L’alcol entra nel corpo e pone in essere la sua azione chimica. Calma i nervi e dà energia ai centri energetici, così che l’atteggiamento della persona diventa rilassato e più flessibile. È solo un sollievo temporaneo, ma il ricordo del primo sapore rimane impresso nella sua mente. Non può più, mai più recuperare la tranquillità di quel primo sapore di liquore, ma per il desiderio di quel gusto e per rinnovare quella esperienza, le persone diventano bevitrici abituali – alcolisti. Credono che il modo migliore per fuggire dalla pressione della vita sia di continuare a bere e, in questo modo, il bere diventa un bisogno per il corpo.

Similmente, ogniqualvolta coinvolgete voi stessi in qualsiasi modalità di vita, state entrando in un canale nel quale voi andrete sempre più avanti e non potrete più tornare indietro al punto dal quale siete in origine partiti. Quando noi dimentichiamo le nostre basi d’azione originarie e diventiamo coinvolti, diventiamo schiavi.

È stato visto nel nostro intero concetto di vita che noi siamo per il 15% schiavi della routine, dell’abitudine. L’essere umano deve avere alcune abitudini, perché senza queste la sua vita non può andare avanti. Ma può raggiungere la liberazione cambiando il carattere di quelle minime abitudini necessarie. Ci sono due tipi di abitudini: abitudini costruttive e abitudini distruttive. Le abitudini distruttive vi rendono infelici a livello fisico, mentale e spirituale. Le abitudini costruttive vi rendono felici a livello fisico, mentale e spirituale. Nella vostra vita, se coltivate tutte le abitudini costruttive, finirete con l’essere persone liberate, divine. Se avete abitudini distruttive, finirete sempre per essere dei rottami fisici, dei folli e defunti spirituali.

L’abitudine è un obbligo, è una parte naturale della vostra personalità e della vostra mente. Quando agite secondo un’abitudine distruttiva, siete completamente nella personalità negativa. È anche un dato di fatto che, se entrate in un’abitudine negativa, automaticamente attrarrete le sue quattro sorelle, perché esse amano restare insieme. Queste cinque abitudini di comportamento distruttive sono l’avidità, la rabbia, la cupidigia, l’attaccamento e l’ego negativo (orgoglio). Quando una sorella entra in casa, chiama le altre a unirsi a lei. Ogni abitudine è sostenuta da due cavalletti:1) fisico, mentale e spirituale; 2) passato, presente e futuro.

Ci sono due istinti guida in un essere umano. O sta migliorando il suo futuro o sta bloccando il suo miglioramento futuro. Se siete consci di questo, e avete un onesto e sincero bisogno di migliorare il vostro futuro, voi avrete sempre abitudini costruttive. “Oh essere umano, se non ti interessa neanche di Dio, almeno interessati al futuro”. Quando il vostro futuro vi interessa abbastanza da avere abitudini costruttive, diventerete persone liberate.

Una persona liberata è sempre una persona felice. Non le manca alcun conforto materiale. Non conosce alcun potere sulla Terra che possa insultarla. Vive nella grazia in questo mondo e quando lascia il corpo è rispettata per le generazioni a seguire. Tutti possono essere così. Il più grande peccatore di ieri può essere un santo in questo istante. L’unica cosa necessaria è una decisione. “Custodirò il mio futuro e sceglierò di essere una persona liberata o bloccherò il mio futuro e seguirò l’aspetto fisico-materiale del mondo?”. Per qualsiasi persona che blocca il proprio futuro, è garantito il fatto che soffrirà in futuro. Chiunque approfitta del “momento presente” e causa la perdita a qualcun altro, blocca il proprio futuro. Chiunque approfitta del “momento presente” invita guai da parte del Signor Futuro.

Mantenete un’attitudine positiva con abitudini costruttive per 40 giorni, e potrete cambiare il vostro destino. Il concetto psicologico del comportamento umano è uno schema che può guidarvi verso quell’obiettivo che è descritto nelle nostre Scritture come “Paradiso”.

Nel Sé bisogna seminare il seme delle vibrazioni divine e con il potere di queste vibrazioni si deve dimorare nel Supremo che è una Verità, una realtà e una forza originaria sempre viva. Questa forza originaria è stata chiamata Dio dai Cristiani, Paramatman dagli Indu e Allah dai Musulmani. Alcuni nomi le sono stati dati da tutti, ma la Coscienza Universale di questo Spirito Universale ha un nome, che è Verità, perciò noi la chiamiamo “Sat” e ce ne ricordiamo come “Sat Nam”. “Sat” nella lingua degli dei, il Sanscrito, significa “Verità”. “Nam” significa “Nome”. Quindi, senza creare controversie, noi possiamo dire che la Coscienza Universale, quello Spirito Universale, quella forza creativa in noi, ha un nome universale e questo è “Sat Nam”.

Tutti coloro che vogliono liberare se stessi e cercano di dimorate nel Supremo devono pulire il proprio sé fisico e dirigere il proprio essere mentale verso il Sat Nam, l’essere degli esseri. Chi dimora nelle vibrazioni di questo Santo Nam, Sat Nam, nelle prime ore del giorno, prima dell’alba, quando i canali delle vibrazioni sono molto puliti e chiari, realizzerà il concetto dell’Essere Liberato attraverso la grazia di questo Bij Mantra che risveglia la Divinità della Consapevolezza nell’individuo. Allora può vivere come individuo liberato sul pianeta Terra.

Traduzione e adattamento in italiano
a cura di Nimrita Kaur e Sujan Singh

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I Centri Lunari della donna Cicli yogici e transizioni

4 giugno 2018

(tratto da “A Woman’s book of Yoga” di M.M. Seibel e Hari Kaur Khalsa)

«La donna è la Luna. Cala e cresce. Ogni cosa cresce a causa della Luna. Ogni cosa matura a causa del Sole. E ogni cosa è concepita a causa della combinazione dell’armonia e di queste due polarità del maschile e del femminile, del Sole e della Luna» Yogi Bhajan

Il cambiamento è una parte costante della vita, sia dentro di noi che nello schema più vasto della natura. Le stagioni cambiano con un ritmo regolare, e la terra, la luna e i pianeti modificano la posizione nei cieli. Con ogni respiro, anche il vostro corpo si modifica e si regola; con ogni pensiero che fate e ogni movimento che eseguite, voi create un effetto, un cambiamento che si muove attraverso il tempo. Ogni sette anni, ogni cellula nel vostro corpo viene sostituita con una nuova cellula, creando effettivamente una persona completamente nuova. In ogni centimetro del cosmo e in ogni essere vivente i cambiamenti hanno costantemente luogo. Questo processo di costante cambiamento è parte dell’evoluzione della vita e continuerà per sempre.

I cambiamenti che le donne comunemente notano sono i cicli fisici attraverso cui passa il loro corpo, come per esempio il ciclo mestruale. In una scala più grande, gli yogi descrivono il ciclo della vita e della transizione con il mantra SA TA NA MA che signifia “nascita, vita, morte e rinascita”. Ogni azione che eseguite ed ogni pensiero che pensate ha una nascita, una vita (o esistenza), una morte (o transizione) e vi lascia nuovamente colpite o rinate. Vivere la vita con consapevolezza significa partecipare constantemente al processo del cambiamento.

A molti livelli sottili, il corpo di una donna manifesta l’aspetto creativo e cosmico del cambiamento. Lei lo fa in parte attraverso un ciclo specifico che si sviluppa quando è nel grembo materno, subito dopo il concepimento. Questo ciclo, chiamato “Sequenza del Centro Lunare”, è il più sottile e significativo ciclo che una donna può percepire e di cui può fare esperienza. Dopo che la “Sequenza del Centro Lunare” è fissata e mentre il suo corpo fisico si sta ancora sviluppando nel grembo materno, viene determinato il suo ciclo mestruale. Dal momento in cui una donna è nata, nelle sue ovaie contiene tutti gli ovuli che avrà per tutta la sua vita. Quindi, in un certo senso, nonostante qualsiasi cambiamento nella sua vita dovuto alla salute e alla cura di se stessa, anche la sua menopausa è determinata. Quando una donna è nata, allora è la rappresentazione fisica dell’Adi Shakti universale, l’energia femminile primaria; lei riflette e incarna tutti i cicli della vita.

Quando una donna resiste al cambiamento, specialmente ai cambiamenti nel suo corpo, è come se resistesse alla sua personale natura. Uno degli insegnamenti di base dello Yoga per la donna è di essere una donna, di amare se stessa come donna, di accettare se stessa come donna. In altre parole, quando una donna comprende la sua natura di base del ciclo e della transizione, trova forza in queste fondamenta. Se consideriamo la metafora della kundalini femminile la “spirale”, o energia potenziale che è pronta trasformarsi per la transizione e per diventare creativa in qualsiasi momento, possiamo vedere che il potere del potenziale e della transizione rappresenta il potere di una donna di elevare se stessa e il mondo.

Gli antichi scritti, come ha insegnato Yogi Bhajan, affrontano ogni specifico ciclo delle transizioni femminili. Questi insegnamenti vi aiutano a comprendere voi stesse; attraverso questa conoscenza personale potete sviluppare amore verso voi stesse, da cui deriva il rispetto di sé. Il risultato del rispetto di sé è la capacità di rispettare tutta la vita e di dirigere l’energia della vostra vita verso i valori e il destino più elevati.

Nella filosofia del Kundalini Yoga, ci si riferisce spesso alle donne come a “esseri lunari”. Come le donne passano attraverso il loro ciclo mestruale, anche il mondo naturale attorno a loro segue un ciclo. Le donne sono sempre state profondamente in contatto con la natura e tra loro. In maniera simile, migliaia di anni fa, le donne che notavano la connessione tra i loro cicli ed i cicli della luna hanno creato l’antico calendario lunare.

Le fasi della Luna sono state spesso collegate alle fasi del ciclo mestruale. Usando questo modello originario, potete vedere che il vostro corpo ha una saggezza che evolve e cambia durante tutto il mese. I vostri cicli fisici vi mantengono consapevoli della vostra fertilità, della vostra femminilità, della vostra forza e del vostro rinnovamento. Ogni mese è come una fase completa, che passa attraverso i cicli come le stagioni dell’anno. L’ovulazione, metaforicamente, è correlata alla Luna Piena, la gravidanza con le possibilità e l’estate. Dopo l’ovulazione, voi calate come la Luna, spostandovi attraverso l’autunno nel buio dell’inverno o della Luna Nuova, che è espressa dalle mestruazioni. La primavera segue con lo sviluppo del vostro portare gli ovuli a maturazione mentre crescete verso l’ovulazione e di nuovo verso la luna piena.

Negli insegnamenti del Kundalini Yoga si paragonano gli uomini al Sole (che è costante) e le donne alla Luna (che fluttua). Come donna che possiede le molte qualità della Luna, voi avete la capacità di riflettere e assorbire, crescere e calare, creare e nutrire, rilasciare e rinnovare, essere sia forti sia sottili. Si dice che alla donna occorrano quattordici giorni per crescere e quattordici giorni per calare, ma un uomo lo fa con quattordici respiri crescendo e con quattordici respiri calando. Questo significa che l’uomo passa attraverso questo processo in due minuti, la donna in ventotto giorni. La differenza esteriore più evidente è che la donna trascorre abbastanza tempo in ciascun Centro Lunare per fare esperienza della transizione sia nella sua mente sia nei suoi umori e nelle sue azioni. L’uomo si sposta più velocemente, percependo meno la transizione e manifestando una natura più vicina a quella del sole.

L’insegnamento speciale per le donne che segue risale a oltre sei mila anni fa e può aiutarvi a comprendere e ad abbracciare le vostre fluttuazioni fisiche ed emotive.

Gli undici centri lunari

«L’essenza di una donna è la Luna nella sua qualità» Yogi Bhajan

L’antica saggezza insegna che una donna ha undici Centri Lunari (o Punti Lunari). Questi centri sono situati in diverse parti del corpo e sono collegati direttamente a specifiche qualità che una donna utilizza per elaborare il suo ambiente e le sue emozioni.

  • Attaccatura dei capelli (linea d’arco): fermezza, stabilità, chiarezza divina, realtà; saggezza, concentrazione; è il momento in cui si è più connesse con la propria essenza; è un ottimo momento per prendere decisioni!
  • Sopracciglia: fantasiosa, visionaria; è la parte più sensibile del sistema nervoso parasimpatico; siate creative o scambiate idee e giocate; non prendete decisioni né andate a fare shopping ma sognate!
  • Lobi delle orecchie: intelligenza, preoccupazione riguardo i valori e l’etica; si è connesse ai propri valori e si è inclini all’attivismo e al moralismo.
  • Guance: imprevedibilità, instabilità emotiva; è un punto pericoloso; si è pazze; è il più emotivo, illogico e ingannevole; le emozioni scappano con se stesse, si dicono cose che non si intendono dire.
  • Labbra: verbale, interattiva, comunicativa; le parole possono essere elevanti ed efficaci; ma se non si è in equilibrio, le parole possono essere severe e alienanti; siate prudenti o state ferme; potreste essere interessate all’azione del bacio o all’espressione erotica.
  • Parte posteriore del collo: sensibilità, fascino; si è molto romantiche ed erotiche, civettuole, si prendono rischi e non si è molto logiche; non è un buon momento per prendere decisioni ma è un buon momento per lo scambio di idee; non è adatto alla pianificazione, agli incontri o al lavoro particolareggiato.
  • Seno: compassione divina, donare (fino al punto della stupidità); si è rilegate all’energia del cuore; potrebbe essere pericoloso, trovando difficile definire i propri confini.
  • Ombelico: insicura, esposta, vulnerabile; centro lunare che crea dolore; si consiglia di praticare il “Respiro di fuoco”, tecniche per la forza dell’ombelico, di meditare, di rivolgersi alla propria parte interiore, scrivere, essere creative e danzare;
  • Parte interna delle cosce: confermativa, che verifica, affermativa; è il punto dell’ossessione, fate la vostra lista, pulite, organizzate.
  • Clitoride: esteriore, loquace nelle situazioni sociali; le piace creare contatti e stabilire relazioni.
  • Vagina: profonda, pronta a condividere nel ciclo personale o culturale; è un altro punto “sociale” ma è più profondo, con una tendenza per la donna a essere più interiore e pensierosa.

È detto che questi undici Centri Lunari si muovono nel corpo, girando attorno al mento, il “Punto della Luna”. Agli uomini, in maniera naturale, crescono i peli sul mento, cosa che calma l’effetto lunare. In alcune meditazioni vi può essere chiesto di chiudere gli occhi e portare la concentrazione in basso verso il mento. Questa concentrazione aiuta a calmare le emozioni e a creare armonia ed equilibrio. Ciascuna donna ha un percorso individuale attraverso il quale i Centri Lunari si spostano. La vostra psiche risiede in ogni Centro Lunare, o cresce e cala attraverso diverse qualità, per due giorni e mezzo. Voi completate l’intero ciclo in 28 giorni, approssimativamente la stessa durata del vostro ciclo mestruale.

Il vostro schema individuale dei Centri Lunari non dipende dall’attuale fase lunare o dal ciclo mestruale. Questo ciclo e modello può spiegare molti schemi che erano sembrati così misteriosi in passato. Le donne sono state etichettate come imprevedibili, sempre pronte a cambiare opinioni, sempre pronte a portare l’imprevisto alla giornata. Le donne sono state paragonate alle streghe, a coloro che cambiano forma, e si pensava che avessero grandi poteri di trasformazione. Segretamente e pubblicamente, le culture hanno sia riverito sia represso la natura crescente e calante delle donne.

Ogni due giorni e mezzo, quando vi spostate in un diverso Centro Lunare, voi vedete il mondo attraverso le qualità di quel Centro. Mentre il vostro Centro Lunare cambia, il vostro umore cambierà. Se voi siete consapevoli dei vostri Centri Lunari, sentirete la spinta e lo stimolo di quella qualità. Durante i due giorni e mezzo in quel particolare Centro Lunare, applicherete certe qualità ai vostri progetti e alle vostre idee, alla vostra creatività. Il vostro ciclo dei Centri Lunari rimane con voi per tutta l’intera vita, sebbene vi possa essere più evidente in momenti diversi della vita stessa.

Il ciclo mestruale e i vostri centri lunari

Quando una giovane donna comincia ad avere le mestruazioni, la forza del ciclo mestruale e dell’ovulazione può essere intensa. Molte donne hanno riportato di sentire desiderio sessuale subito prima e durante l’ovulazione (alcune donne lo sentono in maniera molto forte), sentendosi lunatiche subito prima che comincino le mestruazioni, e avendo desiderio di solitudine durante il primo giorno di ciclo. In certi giorni del mese il vostro corpo è più recettivo nei confronti del concepimento e in altri è più recettivo nei confronti della proiezione. Sebbene i vostri Centri Lunari si muovano continuamente attraverso il ciclo mestruale, durante la giovinezza e nei primi momenti del concepimento, una donna può sentire la connessione con il ciclo mestruale in maniera più forte. La forza del vostro desiderio si manifesta attraverso il Centro Lunare in cui siete. Chiaramente, i livelli del muoversi ciclico cosmico, mentale e fisico sono eccezionalmente complessi.

Elaborare il vostro schema dei centri lunari

Comprendere lo schema dei vostri Centri Lunari vi dà l’idea del vostro fluire emotivo. Tracciare questo muoversi ciclico schematico della vostra psiche e del vostro stato emozionale vi avvantaggia. Comprendere il vostro schema individuale può fornirvi una bussola per la vostra natura primaria creativa e intuitiva, poiché riflette la vostra capacità di essere creative, elabora idee e situazioni e manifesta le vostre idee e progetti osservando sempre la figura d’insieme.

Anche i vostri Centri Lunari e la vostra sessualità sono collegati. Gli yogi insegnano che voi siete più sessualmente sensibili nella zona del vostro Centro Lunare attuale. C’è un antico dipinto che illustra i Centri Lunari, che mostra il “viaggio” di Kama, il Dio del piacere, attraverso il corpo. C’erano indicazioni in sanscrito su come comprendere questi Centri di piacere. Se siete in una relazione attiva sessualmente, potete anche localizzare esplorando i vostri Centri durante i preliminari e osservare dove siete più sensibili. Può essere molto divertente avere il vostro partner “alla caccia” dei vostri Centri Lunari diventando così sensibile al vostro umore e al vostro corpo.

Occorre un po’ di tempo e di sensibilità per tracciare i vostri Centri Lunari e determinare la vostra particolare sequenza. Osservate come vi sentite ogni giorno per pochi mesi, annotando in particolare le descrizioni generali dei Centri Lunari e delle loro qualità. Dopo pochi mesi il vostro schema diventerà chiaro. Se lo schema non è chiaro, praticate la meditazione suggerita per migliorare la vostra sensibilità e favorire l’equilibrio di tutti i Centri Lunari.

Per esempio, se una donna una mattina è nel Centro Lunare del collo, si sente molto aperta e romantica e compra fiori sulla strada per il lavoro. Mentre sta camminando per la strada, nota che l’uomo e la donna che aspettano normalmente l’autobus stanno parlando e ridendo, forse anche in maniera amorosa, e lei contempla questa scena. Nota la bellezza dei giardini e dei fiori. Può sentire l’odore del suo quartiere particolarmente bene oggi ed è pronta per un’avventura. Sorride. Ogni cosa procede regolarmente e non ha fretta di andare da nessuna parte.

Il giorno successivo si sveglia con il Centro Lunare sulle labbra. Non può aspettare di raccontare alla sua amica le novità della sera e chiama prima di colazione. Parla fino a che non è un po’ in ritardo. Dopo aver corso per arrivare all’autobus, si unisce alla conversazione alla fermata e le piace connettersi agli altri. Saluta l’autista e chiede l’ora; è più facile che guardare al proprio orologio.

Potete notare che anche voi fate esperienza di questo tipo di cambiamento di umore. Un giorno vi sentite di parlare tutto il tempo; il giorno dopo volete leggere e rilassarvi nella vasca da bagno. Questo vi aiuta a conoscere il vostro schema. Se lo fate, potete comprender meglio la vostra psiche e agire di conseguenza. Per esempio, se state avendo la tendenza a essere loquace, assicuratevi anche di ascoltare, o cercate momenti di socialità con gli amici. Non c’è alcun bisogno di giudicare quale centro Lunare preferite e dove piuttosto vorreste essere. Come donna, voi li comprendete tutti.

Se una donna vive un trauma, lo schema dei Centri Lunari può cambiare. Per esempio, se la donna di cui si parlava in precedenza vede o è vittima di un gesto violento quando è nell’ombelico e si sente insicura, il suo Centro Lunare può cambiare. Lei può spostarsi immediatamente dal suo ombelico all’attaccatura dei capelli e diventare automaticamente sensibile nella sua realtà, o può cambiare spostandosi sul suo seno e diventare compassionevole.

Ci sono anche situazioni in cui le donne non sembrano capaci di percepire alcuni Centri Lunari. Come risultato dello stress o di abitudini formatesi da giovane, una donna può reprimere completamente uno o più aspetti di se stessa. Per esempio una donna sente di non essere mai romantica o forse che non è mai fuori controllo o che non le piace socializzare. Questi possono essere dei meccanismi di fronteggiamento che lei usa per proteggersi. Man mano che la donna costruisce una forza interiore e un rispetto di sé, ha bisogno di meno meccanismi di fronteggiamento limitanti. La propria forza interiore consente la manifestazione di tutti i suoi aspetti.

Nel lavoro della nuova vita, una donna può sviluppare l’abitudine di ignorare le sue qualità o di preferire alcune qualità rispetto ad altre. Queste scelte sono di solito basate su giudizi definiti culturalmente. Una donna è profonda e ha una natura sia diretta sia indiretta, sia luce sia ombra, come la Luna. La sua forza deriva sia dalla luce sia dall’ombra, tanto dalle sue capacità nascoste quanto da quelle evidenti, se impara come elaborare queste due aree e a fluire con se stessa. Con amore di sé, rispetto di sé, l’ombra e la luce creano l’alchimia della creatività reale. Il potere di questa energia diretto verso il Bene e l’Amore è senza pari.

Conoscere la fonte del vostro potere vi dona la capacità si comprendere profondamente la vostra natura e fare il meglio della vostra vita. Conoscete voi stesse in quanto donne. Rispettate voi stesse in quanto donne. Amate voi stesse in quanto donne. Allora la vostra realtà diventerà la vostra grazia e la vostra forza.

Kirtan Krya meditazione per equilibrare gli undici centri lunari

Il Kirtan Kriya (nella versione che sarà spiegata di seguito) è una meditazione per equilibrare i vostri Centri Lunari e per aiutarvi ad attraversare le transizioni con forza e stabilità. Il Kirtan Kriya è anche una meditazione di guarigione per le donne che stanno cercando di lasciar andare passate relazioni con gli uomini ed è d’aiuto nell’eliminare le associazioni sia mentali sia fisiche con questi uomini. Il Kirtan Kriya può dare alla donna una brillante radianza interiore che illumina la sua aura e la sua presenza.

Sdraiatevi sullo stomaco e portate il mento a terra. Mantenete la testa dritta, senza guardare a destra o a sinistra. Portate le braccia lungo il corpo, con i palmi delle mani girati verso l’alto.

Donna in posizione per Kirtan Krya meditazione

Il mantra per questa meditazione, SA TA NA MA, è chiamato Panj Shabad. Queste sillabe di base sono i suoni primari del mantra SAT NAM, il mantraseme della Verità. Ogni suono crea una vibrazione unica nel vostro corpo e nella vostra mente. Queste vibrazioni hanno l’effetto di stimolare un particolare stato mentale, come indicato dai loro significati:

SA: infinito, cosmo, inizio, nascita
TA: vita, esistenza
NA: morte, totalità, transizione
MA: rinascita, resurrezione

Vibrate il mantra silenziosamente, concentrando lo sguardo al punto tra le sopracciglia. Meditate sulla corrente sonora (il mantra vibrato mentalmente) che entra attraverso la corona (sommità) della testa e fuoriesce dal centro della fronte (punto del terzo occhio), creando la forma di una “L”.

Mentre mentalmente ripetete la vibrazione del “SA”, premete l’indice contro il pollice; al “TA” premete il medio contro il pollice; al “NA” premete l’anulare contro il pollice; al “MA” premete il mignolo contro il pollice. Quando premete ciascun dito contro il pollice, usate una pressione sufficiente a sentire la connessione. Questo vi aiuta a tenervi sveglie e a mantenere il ritmo. Poi continuate cominciando di nuovo a ripetere il mantra e il movimento delle mani (iniziando sempre con il “SA”). Permettete al vostro respiro di rilassarsi e di regolarsi da solo. Continuate in questo modo da 3 a 31 minuti.

Benefici: Il Kirtan Kriya è importante per tutte le donne, poiché è considerata la meditazione più elevata per una donna e dovrebbe essere praticata prima di qualsiasi altra meditazione sulla terra. Il mantra SA TA NA MA riflette la ruota della vita. Mentre muovete le dita in questa maniera particolare, equilibrate il vostro cervello e le differenti qualità della vostra personalità. Ogni volta che con un dito toccate il pollice, per esempio con l’indice, voi sigillate l’equilibrio e integrate le qualità dell’infinito, dell’inizio e della nascita nel vostro intero essere. Questa meditazione può anche aiutare a rompere ogni abitudine e vi assiste nell’attraversare qualsiasi transizione o cambiamento e i tumulti emotivi che l’accompagnano. È una delle meditazioni più creative e benefiche che potete praticare.

Il Kirtan Kriya vibrato nella posizione sull’ombelico e con il mento sul pavimento equilibra i Centri Lunari. Cominciate lentamente e rilassate la testa su un lato se il collo diventa rigido.

Traduzione e adattamento a cura di Sujan Singh e Jot Prakash Kaur

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I 12 Segni dello Zodiaco

4 giugno 2018

Yogi Bhajan (“Diagonale” n° 6 Inverno 1991 – trascrizione di Indra Kaur)

Quando l’universo e le stelle tutte
Danzano e incrociano le orbite,
Lasciando code di luce
Nei triangoli dei zig zag,
La vera esistenza, e la sua lealtà, è chiamata ARIETE.

Quando il mite diventa il forte,
E la giustizia risiede nel centro del Sé
E l’emotività è sostituita dalla gentilezza,
L’universo viene,
Accompagnato da un’ovazione continua,
Benedicendo la grazia del poter del Signore.
Questo è il potente TORO.

Quando l’innocente ama l’innocente
E l’apertura diventa riservata
E la mescolanza dei tre mondi,
Passato presente futuro, giugne a termine
Si sperimenta il GEMELLI.

Quando tutte le stelle danzano intorno
Alla luna riflettendo il potente sole,
Nell’aurora del giorno
E nella bellezza del tramonto,
Sono i bambini della luna che riflettono,
Con le lacrime, il Sé e l’Altruista: il CANCRO.

Quando fui scacciato nella savana,
Udii il ruggito del leone,
E vidi il loro branco ridere di me
Perché non potevo essere come loro.
Maestro delle bestie… Singha… il LEONE!

Nel sé cristallino ho visto
La genuina freschezza della luna,
E la brezza leggera
Che spandeva baci nel mattino
E la bellezza di un minuscolo cristallo,
Puro come l’acqua di rugiada
E nutrendo l’essenza del fuoco
Come un bagliore nel sole
Fui sorpreso di essere un VERGINE.

Quando il divino deve essere compreso,
La nobiltà va sperimentata
E la divinità va praticata,
E l’umano vuole vedere la luce.
L’equilibrio della Bilancia crea armonia,
Nell’eguaglianza dell’amore,
Con l’estasi della consapevolezza,
Per preservare la dignità di tutte le creature.
Dove la legge della vita è in equilibrio,
Esiste il dominio della BILANCIA.
In questa esistenza l’uomo può servire
Il buio e la luce.

Quando tutte le testimonianze celesti
Sono dimensionate per essere uno
Dalla forza del vento
E dal potere delle stelle
E quando il Signore dell’aria e dell’ego
Attacca e ingoia la consapevolezza del mondo,
Il cobra danzante, si realizza lo SCORPIONE.
Dal nulla al tutto,
Dal tutto al niente… in un momento.

Quando il potere della bestia
Sorpassa tutti i limiti,
E quando l’infinito
Si fonde nella bontà della realizzazione,
Nella sofisticatezza di questa virtù
Ecco il SAGITTARIO.

Quando i movimenti giungono a termine
E l’infinito diventa eternità,
Quando la totalità di Dio,
E il senso di bellezza della saggezza,
Gode il rapporto con il carattere nobile di fermezza,
Nasce un CAPRICORNO,
Per glorificare il mondo con la sua totale fermezza.

Il più bello ed esaltato sé dell’essere,
Comincia fluendo
Come nettare paradisiaco
Nel vero essere di tutti
Che vede, tocca, odora e penetra.
In questo flusso della vita, esiste l’ACQUARIO,
Come una ninfea nella pozza d’acqua.

Tutto dall’inizio alla fine
E’ la bellezza e la tendenza della vita;
Che corre in circoli
E tiene la storia dell’universo in memorie,
Ripercorrendole da una estremità all’altra.
E, quando tutte le sfaccettature del carattere
Diventano umili e si fondono per risorgere,
Nasce un PESCI,
Come un pesce che scivola nell’acqua
E non può vivere senza di essa,
Ma l’acqua può vivere senza esso
Per trovare la gloria della non-esistenza
Per l’esistenza del domani.

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10 insegnamenti di Guru Nanak validi ancora oggi

4 giugno 2018

(tratto da www.sikhnet.com)

Ci sono insegnamenti di Guru Nanak (1° Guru della tradizione Sikh/1469-1539) validi e preziosi ancora oggi…

1. Non dimenticare il povero
Questo mantra era attuale nel XVI secolo quando non esisteva un’idea di riduzione della povertà e lo è oggi, poiché questo problema ancora non è stato risolto. Quando Nanak aveva 12 anni, suo padre gli diede 20 rupie per aprire una sua attività. Nanak comprò del cibo con quei soldi e lo regalò. Quando il padre gli chiese del suo investimento, Nanak gli disse che quello era stato un “affare vero”. Oggi esiste una Gurdwara chiamata “Sacha Sauda” (Affare Vero) nel luogo nel quale Guru Nanak sfamò i poveri.

Feeding The Poor Poverty Hungry Undernourishe

2. C’è un Dio
Usare la religione per separare le persone in categorie è esecrabile. Nelle parole del Guru, “Non esiste Indu né Musulmano”. Nella sua visita ad Hardiwar, vide delle persone che offrivano le acque del Gange verso il sole a est, come offerta ai propri antenati nei Cieli. Lui cominciò a gettare acqua verso ovest. Quando gli altri lo schernirono, disse: “Se le acque del Gange raggiungeranno i vostri antenati nei Cieli, perché le acque che getto io non possono raggiungere i miei campi nel Punjab che sono molto meno distanti?”.

3. Pari dignità tra donne e uomini
In tempi nei quali le altre religioni volevano donne silenziose e riservate nei templi e nessuna donna nelle moschee, lui permise alle donne di unirsi alle funzioni religiose a cantare apertamente le loro lodi a Dio.

4. Scappare in una foresta non darà l’illuminazione
“Ricordate l’essenza della religione / Non è mitezza e compassione / Ma una vita di bontà e purezza / Tra le tentazioni del mondo”. Forse una persona poteva raggiungere l’illuminazione nelle foreste secoli fa, ma noi oggi non ne siamo capaci. Guru Nanak non richiede di fare questo. Lui credeva che vivere come un capo famiglia fosse meglio che allontanarsi per cercare una verità divina. Nanak stesso fu un contadino anche dopo aver raggiunto l’illuminazione.

5. Questi cinque mali stanno probabilmente rovinando la vostra vita
Ego, rabbia, avidità, attaccamento e lussuria. La maggior parte della sofferenza nella vita di chi vive nei grandi centri deriva da questi cinque mali.

6. Trovate il vostro Guru
Voi avete bisogno di un mentore che vi guidi per sapere come vivere in modo retto. Nelle parole di Guru Nanak, vivere in modo retto è molto più importante del visitare luoghi di pellegrinaggio.

7. Siate altruisti
Il Tempio d’Oro ad Amritsar (Punjab), tutti i giorni, offre cibo a oltre 100.000 persone di qualsiasi religione. Non perché ci sia un guadagno divino, ma perché è un servizio sacro. Per Nanak il concetto di servizio disinteressato era uno stile di vita.

8. Combattere ogni tipo di superstizione
Nanak dedicò la sua vita ad attaccare i rituali formali, il sistema delle caste e le pratiche che non avevano alcun senso. Questo è il modo più semplice attraverso il quale è possibile trovare lo scopo della propria vita – eliminando l’accozzaglia di precetti che la società impone alle persone.

9. Semplicità è bellezza
Non è difficile praticare i principi della religione Sikh. Sono solo 3. Vand Chako: condividere con gli altri – Kirat Karo: vivere in modo onesto – Naam Japa: ricordare Dio costantemente.

10. Viaggiare
C’è molto da guadagnare dai propri viaggi. In tempi nei quali nessun capo religioso si avventurava al di fuori dei propri villaggi, Nanak arrivò a piedi, sì, a piedi, in Iraq, Ladakh, Tibet e Arabia Saudita (ed esistono tracce di un suo passaggio anche in Europa e in Italia – Link)!

Traduzione e adattamento in italiano a cura di Sujan Singh.

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L’Albero delle nuove Relazioni

4 giugno 2018

albero delle relazioni

 

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Alla posta

4 giugno 2018

di Manuela Baroncini

Sono alla posta.

In uno di quei giorni di grazia, se si vuole, in cui ti senti aperta al mondo, in uno stato di benessere. Uno di quei giorni in cui stai con le cose così come sono, facilmente, naturalmente.

E così la fila alla posta – lunga – non è altro che l’ennesima occasione di pratica, di apertura.

E questo ha come effetto un corpo e una mente rilassati e un sorriso sul volto.

Accanto a me, in fila, una signora di una certa età.

I nostri sguardi si incrociano, io accentuo naturalmente il sorriso come a salutarla.

“Signorì, lo vede si? Eh, lo vede? Sempre così mannaggia alla paletta! Sempre la stessa solfa! La gente ammassata, le pensioni da ritirà, le bollette da pagà, e su 7 sportelli solo 3 aperti! Mannaggia alla paletta!”.

Sempre col sorriso accenno ad un assenso solidale col capo.

“… Anche perché, vojo dì, nun se sapesse! Ma se sa! Se sa! Tutti li mesi è così, quindi se sa; eppure, o, sempre la stessa storia, mannaggia alla paletta!”.

Mi guarda, la guardo.

“… e poi, vojo dì, le tasse le pagamo no? E allora?! Sti servizi benedetti che li pagamo a fa? Se poi ce tocca fa la fila pe du’ ore alla posta, magari pure pe’ pagà o per ritirà ‘na cosa che te spetta, come la pensione!, mannaggia alla paletta!”

Mi guarda, la guardo (sempre sorridendo).

“… signorì?”

“Sì?”

“Ma lei proprio nun dà soddisfazione, me scusi eh?”

“Come?”

“Bè sì, vojo dì, nun parla, nun reagisce, nun s’enfervora manco un po’! Insomma, se fanno certe belle sfuriate insieme alla posta, ch’è ‘na meraviglia! Certe arrabbiature che… insomma se passa er tempo, ce se fa compagnia, ecco, vojo dì…”

La guardo. “Bè ma la sto ascoltando”

“… eh ho capito signorina bella, ma nun c’è dialogo… vojo dì a lamentasse da soli… alla fine che gusto c’è scusi? Nun è che proprio se passa er tempo a lamentasse da soli, sa? Abbia pazienza!”

La signora, un po’ stizzita, distoglie l’attenzione da me, si guarda intorno a cercare qualcun altro con cui “farsi compagnia”, ma a parte me c’è un ragazzino di 12, 13 anni e si capisce che non può essere di compagnia per la signora… Intanto io continuo a farmi compagnia ascoltando il respiro, i rumori, il vociare, sentendo i piedi – un po’ doloranti – ben piantati per terra.

E sempre quel sorriso accennato ma visibile sul volto.

“Signorì?”

“Sì?”

“Ma ‘sto sorriso, ‘st’aria serafica che c’ha… je dev’esse successo qualcosa de bello, dico… oppure…”

“Oppure?”

“No perché je dà un po’ ‘n’aria da… ecco nun s’offenda eh? ‘n’aria un po’ da spersa…, si! Nun se la prenda eh, è ‘n’impressione…”

La guardo e rido divertita. Lei anche accenna a una risata, ma poi si fa di nuovo seria.

Rimaniamo in silenzio, ogni tanto lei borbotta qualche imprecazione: la fila non si muove.

Ad un certo punto lancia anche qualche lamentazione ad alta voce, a farsi sentire anche da chi sta dietro agli sportelli. Mi guarda di nuovo… con aria interrogativa (quel mio sorriso sotto sotto la perplime… che ci sarà mai da sorridere in una situazione del genere!?).

“Signorì?”

“Mi dica”

“Scusi eh… ma lei… c’è o ce fa?”

“In che senso scusi?”

“Boh, come je posso dì, nun me sembra tanto… tanto presente ecco! C’ha qualcosa de… nun so”

“Ma scusi, solo perché non mi lamento?” Sorrido ancora di più. “Comunque se proprio lo vuol sapere né ci sono né ci faccio. Diciamo che… ci sono diventata!”, e rido.

“Oddio, signorì!! Un incidente!”

“Un incidente?? Beh, una specie (rido). Un incidente di percorso…”

“Oddio! Ecco io lo dico sempre a mì nipote: attento co ‘sta macchina, devi guardà gli altri più che te”

“Ma no, che ha capito? Che c’entra la macchina! E’ che ho incontrato delle persone e…”

“Oddio! E che j’hanno fatto signorì, j’hanno fatto der male?”

“Ma no anzi, mi hanno mostrato…”

“Oddio oddio, che j’hanno mostrato signorì, ‘sti zozzoni! Lo dico sempre a Luisa, mì nipote: te sta’ attenta che ce stanno in giro tanti zoticoni delinquenti che nun aspettano altro che ‘na ragazzina ingenua come te…”

“Ma che dice signora! Non ha capito, se non mi lascia dire… Ho incontrato delle persone che mi hanno mostrato… un’altra via, un altro cammino e…”

“E s’è persa! Mo’ ho capito. Ma lei perché dà retta ai primi che incontra scusi? Che nun ce lo sa che chi abbandona la vecchia strada per la nuova sa cosa lascia ma nun sa che trova?”

“No signora, non parlavo di via in quel senso… parlavo di una via metaforica, di un sentiero di vita, insomma come dirle, questo sorriso, quest’aria così serafica – come dice lei – (ci provo) insomma: ha mai sentito parlare della MEDITAZIONE?”

Sgrana gli occhi, si mette le mani sulla bocca e… “no! Ma nun sona tanto bene… E’ brutta come malatia?? E ce stà ‘na cura?  Ora me spiego signorì… me dispiace tanto sa”.

Sto per rispondere… ma rinuncio, sorrido e la guardo con tenerezza, e poi scoppio a ridere.

“Meno male signorì che la prende a ride… deve avé un bel carattere lei… co ‘sta brutta cosa che se ritrova… come se chiama? Mezione, mertizione, meditazione… a orecchio dev’esse un’infezione, a orecchio…”

Mi guarda ancora e poi sbianca…

“Nun è che è contagiosa no? Vojo dì… bè ma se fosse contagiosa c’avrebbe armeno la mascherina no? Eh si, pe forza eh”… “comunque signorì mo’ che me c’ha fatto penzà, devo passà in farmacia sa… pe la medicina de mi marito…”

“E la fila? Vuole che le tenga il posto?”

“No, no, nun se preoccupi signorì… tanto magari ce torno più tardi co la vicina, quella sì che è ‘na chiacchierona: certe lamentazioni vengono fori insieme! Bè, tanti auguri signorì, pe la salute, dico… e speriamo che guarisce da ‘sta malatia… arrivederci”.

“Arrivederci signora”.

Continuo a ridere tra me e me, pensando alla signora e alla sua paura di essere contagiata! E le mando metta*, augurando a lei e a tutti gli esseri viventi di non sviluppare mai anticorpi contro la… meditazione.

* La pratica di “metta” è un esercizio di meditazione che generalmente viene insegnato come un tipo di meditazione di tranquillità. I meditanti coltivano pensieri di benevolenza nei propri confronti e poi condividono questa benevolenza con altri, includendo infine, in modo equanime, tutti gli esseri dell’universo.

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Io Yogi

4 giugno 2018

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È importante conoscere il significato di un mantra?

4 giugno 2018

Guru Har Rai spiega…
(tratto da sikhdharma.org)

Un giorno qualcuno pose a Guru Har Rai (7° Guru nella cultura e tradizione Sikh) una domanda: “Guru Ji, noi recitiamo così tanto il Gurbani (lett. “la parola del Guru” o “gli insegnamenti del Guru”). Talvolta non comprendiamo ciò che cantiamo. C’è una qualche utilità nel recitare queste parole sacre quando non ne capiamo il significato?”.

Guru Ji non rispose in quel momento. Semplicemente sorrise e aspettò di poter insegnare mostrandolo.

Aspettò pochi giorni, fino a che tutti fossero insieme a cavallo in un luogo. Guru Ji li fece fermare e chiese: “Vedete quel vaso laggiù?”.

“Si, mio Guru, quel vaso rotto lì per terra? Si, lo vediamo!”.

“Andate a prendere un pezzo del vaso”.

Uno dei Sikh prese un pezzo di quel vaso di argilla. Il vaso di solito conteneva del burro, a dire il vero del ghee. Era stato lasciato al sole e il ghee si era sciolto nei lati del vaso. Il lucido ghee aveva lasciato una traccia all’interno del pezzo.

Guru Ji spiegò: “Questo è quello che accade quando noi recitiamo il Gurbani”.

I Sikh si domandarono cosa intendesse dire. Continuò: “Anche quando noi non comprendiamo il Gurbani… quando lo cantiamo con devozione… questo rimane nel nostro cuore, così come il ghee è rimasto in questo vaso”.

Essi cominciarono a comprendere la ragione per cui il Guru fece prendere loro quel pezzo di vaso unto: “Un giorno, la luce del sole della consapevolezza arriverà alle vostre menti e allora, proprio come questo ghee, si scioglierà… e il Gurbani nei nostri cuori si trasformerà in saggezza”.

Guru Ji mostrò loro il grande beneficio del Gurbani: anche se noi non lo comprendiamo, se lo ascoltiamo e lo cantiamo, il Gurbani può pervadere il nostro essere.

Traduzione e adattamento in italiano a cura di Sujan Singh.

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Mala e meditazione

4 giugno 2018

Sintesi a cura di Sujan Singh

Noi siamo tutti un mala, un rosario, collegati con un unico filo al respiro di vita (Yogi Bhajan)

Indice degli argomenti:
Cos’è il mala?   Come si usa un mala   La scelta   Risorse   Fonti


COS’È IL MALA?

Il termine MALA (sostantivo in origine femminile ma che nell’uso comune viene utilizzato soprattutto al maschile) significa letteralmente “ghirlanda”. È uno strumento sacro che si usa per la meditazione e la preghiera e che si può anche indossare, come una lunga collana o come bracciale (per trarre giovamento anche dal semplice  contatto del corpo con l’elemento che lo compone).

È composto, a seconda della tradizione, da un numero variabile di grani (generalmente multipli del numero 9) che possono essere di materiali diversi (pietre preziose o semipreziose,  minerali di diversa natura, legno, osso o anche i semi di alcune particolari piante), infilati senza interruzioni o annodati uno a uno (a simboleggiare la connessione sottile tra ogni parte della creazione). Normalmente, per chiudere il “cerchio” viene usato un grano o un tassello di dimensioni maggiori (chiamati “Bindu”, “Sumeru” o “Guru”), a cui può seguire un pendente o un semplice ciuffo di filo di cotone o di seta.

Il suo scopo di base è di mantenere la persona consapevole della propria pratica (vincendo i continui tentativi della mente di distrarre la nostra attenzione), tenendo per noi il conto delle ripetizioni del mantra o della preghiera che abbiamo scelto (quando viene completato un intero ciclo o “rotazione” del mala, la persona se ne accorge anche senza guardare perché si arriva a toccare il “Guru”, il grano di dimensioni maggiori – momento nel quale, volenti o nolenti la nostra attenzione viene riportata sulla pratica).

Diverse sono le interpretazioni circa la ragione dell’uso di 108 grani: 108 è il numero degli elementi che compongono l’Universo; 108 è il numero di respiri che un uomo santo fa in un’ora; il numero 108 indica il percorso dell’individuo (1) che, raggiunto lo stato di annullamento dell’ego (0), viene ricompensato dall’energia dell’Infinito (8).

108 è anche il numero simbolico che rappresenta la realtà: 1 è la “verità ultima”, 0 è “Shunya” (lo “zero pieno”), lo stato di “Samadhi”, 8 è la “natura creativa”. Quando realtà e natura si fondono, avviene la creazione. Se si separano, si potrà arrivare alla percezione solo attraverso l’esperienza del Samadhi (o anche, 1 come simbolo del divino, 0 dello stato di Shunya e 8 dell’Infinito).

Per questi e altri motivi (interessanti, a tal proposito, gli articoli “Numerologia: il 108” e “Meaning of 108 beads on a mala”) il numero 108 e i suoi sottomultipli sono considerati sacri in diverse tradizioni, essendo tutti riducibili a 9 (la somma di 1+0+8 dà 9 – così come per qualsiasi multiplo di 9), numero che indica la perfezione, il compimento e la maestria (quello buddhista ha 108 grani o multipli di 9, il Tasbeeh o Tespih arabo 99 o, nella forma ridotta, il suo “sottomultiplo” 33).

Nella tradizione indiana, oltre ai mala da 108 grani, si utilizzano anche mala più piccoli (da 54 o 27 grani, considerando che maggiore è il numero di grani, maggiore è la capacità di rimanere concentrati nella meditazione), che si possono indossare sui polsi o che vengono tenuti in mano per sgranarli nella propria meditazione o preghiera (es. chi soffre di nervosismo, ansie, o non riesce a tenere sotto controllo la mente dovrebbe avere sempre con sé un mala da 27 grani e approfittare di ogni momento libero per recitare il mantra – se la mente è occupata dal mantra, gradualmente imparerà a non divagare, poiché avrà sempre una base cui fare ritorno).

Si dice che ogni persona dovrebbe avere quattro cose fondamentali: il suo Guru, il Mantra personale, il suo mala e un “centro” (yantra) sul quale fissare la propria mente durante la pratica.

COME SI USA UN MALA

Tecnicamente (per elevare la coscienza) dovete sviluppare due aree: il lobo frontale del cervello e il palato superiore. Il lobo frontale si sviluppa attraverso la meditazione, il palato superiore attraverso ‘Japa’ (la ripetizione) […] Il mantra possiamo spiegarlo in questo modo: prendete una pietra e la gettate nell’acqua e si producono onde costanti. Questo è tutto ciò che è il mantra. Questo deve essere ricordato, ricordato, ricordato: va recitato dentro di voi, con il cuore, la mente, il corpo. L’unico desiderio che dovete avere è di ripeterlo. Può essere difficile all’inizio, ma presto Dio vi attraverserà e lavorerà per voi […] (Yogi Bhajan)

Il  mala è uno strumento di meditazione tanto semplice quanto potente. Per la pratica non occorre essere puri: è sufficiente essere ciò che si è. Normalmente, il mala è personale e, per questo, si dice che non andrebbe mai prestato (poiché viene caricato con l’energia di chi lo utilizza nella propria pratica).

Generalmente, il mala dovrebbe essere tenuto nella mano destra (salvo alcune eccezioni descritte in seguito), tra il pollice e l’anulare e sgranato a partire dal primo grano dopo il Guru (il grano aggiuntivo che unisce i due capi del mala – detto anche “Sumeru” o “Bindu”), muovendo i grani con il dito medio a ciascuna ripetizione del mantra (o preghiera), con l’indice e il mignolo che non devono venire a contatto con il mala. Quando viene raggiunto il Guru, si è completato un giro (e 108 ripetizioni del mantra scelto – va da sé che, se si ha un mala da 54 o 27 grani, per arrivare a 108 ripetizioni si dovrà sgranare il mala per 2 o 4 giri completi, girandolo ogni volta che si arriva al Guru) e, a questo punto, il mala va girato con le dita per iniziare il giro successivo (il Guru non va mai superato).

Tradizionalmente il mala viene sempre tenuto di fronte al cuore. La mano sinistra è di solito tenuta a coppa e posta in grembo, rivolta verso l’alto. Può essere usata per tenere la parte bassa del mala per evitare che dondoli o che si ingarbugli. Se si preferisce o se ci si è stancati, la mano destra può essere appoggiata sul ginocchio destro.

L’uso di dita diverse, con i grani del mala che scorrono sulle altre dita, corrisponde alla particolare stimolazione che andiamo a ricercare su dei precisi punti-meridiani (situati tra la punta del dito e la prima falange sul lato di ciascun dito) che, ricollegandosi direttamente ad aree specifiche del cervello, offrono risultati diversi (come sintetizzato nello schema che segue).

  • INDICE (dito di Giove): saggezza, conoscenza, prosperità.
  • MEDIO (dito di Saturno): pazienza.
  • ANULARE (dito del Sole e/o Venere): salute, energia, rafforzamento del sistema nervoso.
  • MIGNOLO (dito di Mercurio): comunicazione, rafforza il centro energetico del cuore.

Si può praticare in questo modo durante la giornata, nella nostra routine quotidiana, oppure in uno stato meditativo più profondo (concentrandosi sul punto del Terzo Occhio e vibrando un mantra per uno o più cicli di 108 ripetizioni, oppure per 11, 31 o 62 minuti), facendo attenzione ad ascoltare il proprio mantra, a usare il Punto dell’Ombelico per dar forza alla vibrazione e a stimolare così anche i punti-meridiani con la lingua (come indicato nella pagina “Il Mantra” di questo sito). Quando si vibra un mantra, si crea “japa” (la ripetizione) e questo crea “tapa” (un particolare calore che è in grado di bruciare il nostro karma). “Japa mantra tapa” significa “Ripetete il vostro mantra e bruciate karma”. Noi meditiamo per “ripulire” la mente e raggiungere uno stato di “coscienza-zero”: quando la coscienza diventa “zero”, in assenza di pensiero, personalità o ego, si raggiunge uno stato di “vuoto-pieno” (shunya), che permette all’Infinito di arrivare a noi ed essere accolto al di là della dualità.

La cosa straordinaria riguardo il meditare con un mala è che questo combina il Naad Yoga (la vibrazione di suoni sacri), la digitopressione (come indicato poco sopra), la cristalloterapia e la pratica meditativa profonda.

C’è una connessione tra il movimento della lingua nella bocca e la chimica e i neurotrasmettitori nel cervello… un apparato di 84 punti di riflesso sul palato… Il movimento di ogni parte della lingua stimola questi punti dei meridiani… Gli schemi speciali della “Shabd Guru” (letteralmente “parola del Guru”) stimolano l’ipotalamo a cambiare la chimica del cervello… affinché si crei una mente neutra equilibrata e si rafforzi la funzione immunitaria (Yogi Bhajan)

Alcuni requisiti per la pratica:

  • Il mantra può essere ripetuto in ogni momento e in ogni luogo, anche se è meglio praticarlo in un orario regolare, ogni giorno sia alla mattina presto, dopo le asana e il pranayama, o prima di dormire la sera.
  • In generale, la recitazione del mantra può essere praticata con o senza mala e in ogni posizione, ma quando lo praticate al mattino o prima di dormire è meglio praticarlo in una posizione meditativa, con un mala e con gli occhi chiusi.
  • Indossare abiti confortevoli durante la pratica.
  • Ripetete il mantra velocemente se la mente è disturbata e lentamente se la mente è più rilassata. Se si è stanchi o si tende a distrarsi con facilità, la recitazione ad alta voce può essere d’aiuto a non lasciar scappare via la mente.

Cura del mala:

  • Se non si utilizza né si indossa il mala, è buona cosa tenerlo in un astuccio di raso o di seta, oppure sul proprio altare personale per incrementare, proteggere e mantenere l’integrità delle vibrazioni dei materiali con i quali è stato confezionato (visto che il carico energetico del mala aumenta di pratica in pratica).
  • Cercare per quanto possibile di tenerlo asciutto e al riparo dall’umidità.
  • Può essere necessario, di tanto in tanto, re-infilare e serrare i grani (talvolta, con l’uso, i nodi tra un grano e l’altro possono allentarsi, o il filo può rompersi – rendendo necessario il riconfezionamento dell’intero mala).
  • Chi è più sensibile alle vibrazioni energetiche, può avvertire il desiderio di “ripulirlo”: uno dei modi per farlo consiste nel porre il mala nel sale ed esporlo alla luce del sole diretta per tre giorni in una zona asciutta (a eccezione di quelle pietre le cui caratteristiche possono essere alterate da tale esposizione – es. i cristalli trasparenti colorati); se si tratta di un mala di perle è meglio mettere un panno di cotone per evitare il contatto diretto con il sale).

LA SCELTA

Fondamentalmente, la scelta del materiale con cui confezionarsi o farsi confezionare un mala è assolutamente personale: ci si può riferire alle proprietà specifiche del materiale stesso, a connessioni energetiche (con i chakra, i 10 Corpi etc.) oppure, semplicemente, farsi guidare dal proprio istinto o gusto personale, fidandoci di quel che sentiamo nel vedere una pietra o un minerale (se quella pietra e non un’altra ci “chiama” e ci restituisce una sensazione piacevole, perché non tenerne conto?).

Materiali diversi, hanno effetti diversi sulla mente, sul corpo e sull’anima di chi lo usa o semplicemente lo indossa. Eccone alcuni esempi.

Fin dai tempi antichi, il tulsi, la rudraksha e il sandalo sono stati usati nell’ambito di pratiche yogiche (oltre a questi, ci sono altri tipi di mala fatti con semi di loto, legno, osso, grani di corallo, cristalli, pietre preziose etc. ognuno con delle caratteristiche specifiche).

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Il mala di tulsi è considerato dalla tradizione indiana il più importante e sacro (l’unico inconveniente è dato dalla possibilità non remota che il mala si rompa a causa dell’alta sensibilità al caldo e al freddo dei grani di tulsi).

Il tulsi (basilico – nome botanico “ocimum sanctum” ossia basilico santo) è una pianta molto sensitiva; ne esistono parecchie varietà, tra cui predominano la verde e la nera. In India è stata sempre considerata la più importante e sacra fra tutte le piante e le erbe.

In India, quando si soffre di raffreddore, catarro, influenza, malaria e di altre malattie, utilizzano diversi preparati derivati dalla pianta di tulsi, con ottimi risultati.

Viene spesso usata anche per curare gli squilibri ormonali (le donne indiane, pochi giorni prima del loro ciclo mestruale, prendono regolarmente un preparato a base di tulsi), favorisce la regolazione del ciclo e ha anche effetti calmanti sulla mente e sulle emozioni.

Circa un centinaio di anni fa, a Calcutta, fu costruito il grande monumento conosciuto come il “Victoria Memorial”. Gli operai che lavoravano alla sua costruzione iniziarono a soffrire di malaria e di conseguenza dovettero abbandonare il lavoro in gran numero. Le autorità allora piantarono il tulsi in un’immensa arca e dopo ciò i lavori proseguirono con grande soddisfazione e molto velocemente.

Vi sono molti volumi di ricerca circa le proprietà chimiche del tulsi. Vicino a Rishikesh esiste una delle più grandi fabbriche indiane, la “Hindustari Antibiotics”, che coltiva il tulsi nelle foreste per più di 150 miglia, estraendone l’olio volatile. Con l’olio di canfora e altre medicine, vengono preparate cure per la malaria, le malattie respiratorie e le disfunzioni ormonali.

Si racconta che se durante il periodo mestruale le donne indiane proiettano la loro ombra su questa pianta, essa incomincia a morire nel giro di pochi giorni.

Secondo la tradizione indiana, vi sono restrizioni nell’uso del mala di tulsi. Non tutti possono usarlo: la persona dovrebbe essere totalmente vegetariana e non dovrebbe mangiare cipolle. Solo allora, si racconta, il Guru permetterà all’aspirante di usare il tulsi per la sua pratica di “Japa Mantra”.

oi9juiPer efficacia, va poi citato il mala di rudraksha (“lacrime di rudra” o secondo alcuni testi “lacrime di Shiva”).

Bhusunda chiese al Signore Kalagnirudra (Shiva): “Qual è l’origine dei semi di rudraksha? (le cui bacche servono a fare rosari shivaiti). Qual è il beneficio nel portarle sul corpo?”. Il Signore Kalagnirudra gli rispose così: “Io chiusi i miei occhi per il bene di distruggere gli Asura Tripura. Dai miei occhi così chiusi, gocce di lacrime caddero sulla terra. Quelle gocce di lacrime si trasformarono in semi di rudraksha”. Alla sola pronunzia della parola “rudraksha” uno acquista benefici. Nel vedere e toccare ciò, uno acquista doppi benefici. Portandola addossi, questa rudraksha distrugge i peccati dei devoti, commessi giorno e notte. Ma ciò sarà mille volte più benefico facendo il rosario di rudraksha e portandolo addosso tutto il tempo.

Il mala di rudraksha può essere di differenti tipi: alcuni semi hanno cinque sezioni, altri due o una sola. Quelli a uno spicchio solo sono considerati i più importanti e i più rari; quelli più comuni hanno cinque spicchi.

È stato scoperto che chi soffre di ipertensione si sente meglio quando porta un mala di rudraksha. In tutto il mondo le persone che indossano il mala di rudraksha hanno riscontrato l’alleviarsi dei loro disturbi coronarici.

In India, i mala di rudraksha vengono spesso usati dai devoti che cantano il mantra “Om Namah Shivaya”.

Diversamente dal mala di tulsi, secondo la tradizione indiana non vi sono restrizioni circa l’uso di questo mala.

La rudraksha appartiene al tattwa (elemento) del fuoco; i semi piccoli sono normalmente i più usati per essere indossati, quelli medi vengono usati per la ripetizione del Mantra; quelli grandi sono anch’essi da indossare, ma non per un uso continuo.

Normalmente a chi soffre di disturbi coronarici viene consigliato di tenere un seme di rudraksha legato al braccio; alcuni esperimenti, naturalmente non su vasta scala, hanno dimostrato chiaramente che l’uso della rudraksha ha influenza sulla stimolazione arteriosa.

C’è infine il mala in legno di sandalo, utile per i suoi effetti psichici, per le sue vibrazioni di pace e di protezione, oltre che per la cura dei disturbi della pelle.

Ci sono due tipi di mala in legno di sandalo: uno bianco e l’altro rosso.

Il mala in legno di sandalo rosso è usato nei riti e nelle pratiche tantriche e può essere usato con la mano sinistra. Per quanto riguarda l’uso del mala in sandalo bianco esistono poche condizioni; è però essenziale mantenere una dieta completamente vegetariana, cosa non necessaria per quello in sandalo rosso, per il quale non ci sono restrizioni.

Il mala di corallo è utile per i problemi della pelle e per i problemi mentali (nevrosi e schizofrenia).

Il mala di cristallo possiede importanti proprietà psichiche (viene usato in alcuni tipi di sadhana tantrica).

Altre pietre e altri minerali vengono consigliati perché si associa il loro effetto a uno specifico centro energetico (chakra) o a uno dei 10 Corpi (attraverso lo studio delle Numerologia).

Qui di seguito è possibile prendere visione di alcuni collegamenti più vicini al nostro ambito “yogico”, ricordandone però la natura puramente indicativa, utile semmai come complemento di quelle che possono essere le proprie sensazioni (mentre si rimanda a testi di cristalloterapia, o alla consulenza con persone preparate e oneste, per approfondire la conoscenza delle caratteristiche peculiari di ciascuna pietra o minerale).

Questa prima tabella (tratta dall’articolo “Gemstones and Self Dia-Gnosis”) mostra la connessione tra ciascuno dei 10 Corpi, la sua caratteristica saliente e la “sua” pietra (a cui è possibile associare anche un mantra adatto a riarmonizzarne le energie – grazie allo studio presente sul sito “purestpotential.com”).

10 CORPI – CARATTERISTICA – PIETRA
(MANTRA)

Anima – Creare – Ametista
(Mul Mantra)
Mente negativa – Connettere – Citrino
(Ong Namo Guru Dev Namo Guru Dev Namo Guru Deva)
Mente positiva – Sperare – Rubino
(Har Hare Hari Wahe Guru)
Mente neutra – Servire – Smeraldo
(Ong Sohong)
Corpo fisico – Equilibrare – Acquamarina
(Hami Ham Brahm Ham)
Linea d’Arco – Focalizzare – Lapislazzulo
(Ong)
Aura – Elevare – Rebilite
(Ad Gureh Nameh, Jugad Gureh Nameh…)
Corpo pranico – Audacia – Topazio
(Pavan Pavan)
Corpo sottile – Maestria – Opale/Zaffiro
(Ad Sach, Jugad Sach, Hebi Sach, Nanak Hosi Bhi Sach
Corpo radiante – Radiosità – Diamante
(Gobinde, Mukande…)

Secondo la scienza yogica, quattro pietre sono considerate “guaritrici” (si dice che le altre pietre non si curano se voi ricevete o meno la loro energia, ma queste quattro daranno la loro vita per voi):

  • Lapislazzulo: porta via le malattie, pietra potente e protettiva, rilassa le tensioni e l’ansia, dona chiarezza mentale, ottima pietra per la preghiera.
  • Corallo rosso: ringiovanisce, cura e protegge, equilibra le forze positive e negative (il corallo rosa ha le stesse proprietà ma in forma più lieve). Yogi Bhajan faceva riferimento a un suo anello in corallo come suo strumento antismog.
  • Turchese: porta poteri curativi e buona fortuna, elimina le impurità.
  • Corniola: è un portafortuna, porta prosperità, purifica il sangue e protegge.

(Ametista) È per la guarigione spirituale. È ottimo anche per il sistema immunitario […] (Eliotropio) È una pietra porta fortuna e cura le ovaie […] (Giada) È una pietra curativa – il centro del cuore del sole. Porta la pace […] (Granato) È una pietra buona per gli affari, porta prosperità; elimina la debolezza; è una pietra portafortuna […] (Lapislazzulo) È una pietra della salute, che porta via la malattia. Rilassa le tensioni e l’ansia, e porta chiarezza mentale. Il Lapis è la pietra migliore con cui pregare. È protettiva […] (Malachite) È la pietra dei Santi e cura il corpo fisico […] (Perla e madreperla) Aiutano a bilanciare le emozioni e a neutralizzare l’eccesso di energia solare» […] (Turchese) Porta poteri curativi e buona fortuna e porta fuori le impurità (Yogi Bhajan)

Di seguito, ecco due schemi riassuntivi in cui si abbinano pietre e chakra (per il primo, ringraziamo Gennaro Giovatore – G.G.-IGI Antwerp):

1° chakra – Radice – Tormalina nera, Quarzo fumé, Onice
2° chakra – Basso ventre – Corniola, Granato, Pietra di Luna
3° chakra – Ombelico – Citrino, Ambra, Occhio di Tigre
4° chakra – Cuore – Quarzo rosa, Tormalina, Avventurina, Malachite
5° chakra – Gola – Acquamarina, Calcedonio, Turchese
6° chakra – Terzo occhio – Ametista, Sugilite, Fluorite
7° chakra – Sommità del capo – Quarzo ialino, Selenite, Calcite incolore

Anche l’astrologia può essere usata come base per determinare quale pietra può essere più indicata per raggiungere uno stato di equilibrio. In tal senso, un sistema di matrice ebraica sembra essere molto accurato (anche quest’altra tabella è tratta dall’articolo “Gemstones and Self Dia-Gnosis”).

SEGNO ZODIACALE – PIETRA
Ariete – Zaffiro
Toro – Cornalina
Gemelli – Smeraldo
Cancro – Onice
Leone – Cornalina
Vergine – Crisolito
Bilancia – Tormalina
Scorpione – Topazio
Sagittario – Rubino
Capricorno – Granato
Acquario – Ametista
Pesci – Diaspro

Scelto (finalmente!) il tipo di grano che vogliamo per il nostro mala, affinché questo sia veramente uno strumento sacro e curativo, è però necessario (soprattutto se composto da pietre) che venga confezionato seguendo alcune “procedure” tradizionali e con accortezze particolari.

In primis, è importante occuparsi della “pulizia energetica” della pietra scelta, non potendo spesso sapere né per quali mani sia passata, né conoscere i traumi che può aver subito (a quale lavorazione o coloratura è stata sottoposta etc.) e se questa proviene da zone radioattive.

Il primo passo per purificare una pietra è la semplice pulizia della stessa per eliminare polvere ed eventuali residui di acidi usati per la sua lavorazione: per farlo basta lavarla con acqua fredda corrente, utilizzando eventualmente uno spazzolino morbido e non abrasivo (se si usano detergenti questi devono essere a base vegetale). Fatto questo, le pietre vanno riposte in un recipiente esclusivamente usato per questa operazione.

Culture diverse praticano tecniche differenti per la purificazione delle pietre: c’è chi immerge le pietre in acqua o sale per sette giorni, o nel latte per un giorno, esponendole alla luce del sole o della luna; c’è chi utilizza essenze come l’eucaliptolo o suffumigi a base di assenzio o salvia; c’è chi utilizza l’energia dei pianeti rispettando giorni della settimana precisi; c’è chi si limita semplicemente a usare acqua corrente. Ancor più del metodo scelto, è importante l’intenzione della persona, volta all’obiettivo di liberare la pietra da qualsiasi impurità o energia negativa.

Ogni pietra ha una sua particolare energia (determinata da una serie di fattori come la struttura molecolare, la maggiore o minore trasparenza, il colore) che entra in contatto con il nostro campo magnetico modificandolo. Nel momento in cui scegliamo una pietra per creare un mala, noi stabiliamo una relazione (a livello consapevole o semplicemente intuitivo) con le sue proprietà e caratteristiche.

Dopo averla “purificata”, bisogna procedere alla programmazione delle pietre (in diversi testi di cristalloterapia si raccomanda di utilizzare preghiere o mantra o formule generiche personalizzate), ossia a quel procedimento che permette di utilizzarle sfruttando al massimo la loro energia, “attivandole” perché possano servire a uno scopo preciso e/o lavorare su un aspetto specifico. Questo è un momento creativo strettamente legato alla nostra più profonda sensibilità: la scelta del mantra (o della preghiera) determinerà l’energia complessiva del mala, rendendolo di fatto un esemplare assolutamente unico.

Il mantra scelto (o la preghiera) andrebbe ripetuto mentre si infilano e legano le pietre (la stessa cosa vale per gli altri mala di cui si è parlato in precedenza), possibilmente una ripetizione per ciascuna pietra. Per evitare che l’energia del mala non vada dispersa, ove possibile, non interrompere la recitazione del mantra e cercare di terminare in un’unica volta la creazione del mala.

Così come per la “purificazione”, anche per quanto riguarda la “programmazione”, un aspetto fondamentale risiede nello stato d’animo e nell’intenzione della persona che confeziona il mala: più si riesce a creare uno spazio davvero meditativo e “neutro”, più si riuscirà a “caricare” le pietre con un’energia “armonica” e “pulita”.

Infine, è importante sottolineare come le pietre preziose, così come lo intendiamo noi, non sono tali solo perché rare o ambite da persone ricche, ma perché (soprattutto se tagliate correttamente) sono in grado di concentrare l’energia del sole e la trasmettono all’individuo attraverso il contatto con la pelle (ragione per cui – almeno un tempo – la maggior parte degli anelli si portava solo all’anulare, il dito del sole). La qualità dell’energia canalizzata da ogni pietra si differenzia e, in questo modo, si hanno differenti effetto da individuo a individuo.

RISORSE

Creazioni originali e personalizzate
Rajdev Kaur & Rajbir Singh

yogarajdev@hotmail.com – 328.1277238 * 338.4335700

FONTI

Siri Radha Kaur Khalsa (“Gemstones and Self Dia-Gnosis”)

Rachel E. Hart (“Mala Meditation for Physical, Mental and Spiritual Prosperity”)

The Acquarian Teacher

Tabish Griziotti Basevi (“Cristalloterapia”)

krishnadas.it

Purest Potential

Gemmologia Olistica

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Il Kundalini Yoga e l’Era dell’Acquario

4 giugno 2018

Ramdesh Kaur
(tratto da spiritvoyage.com/blog)

(Nota: questo articolo è dedicato alla condivisione della conoscenza contenuta nel libro “The Aquarian Teacher”, il manuale del Corso di formazione di I livello per Insegnanti di Kundalini Yoga certificati dal KRI. È possibile scoprire tale saggezza a un livello più profondo partecipando a uno di questi Corsi. L’articolo originale in lingua inglese suggerisce di seguire il Corso offerto da Golden Bridge Yoga che viene tenuto a Rishikesh, India. Per informazioni relativi a Corsi di Formazione in Italia, si può fare riferimento al sito Formazione-Yoga)

L’Era dell’Acquario sta arrivando. Il senso di vuoto, la follia e il dolore coinvolgeranno tutti. Alle persone piacerà sbattere contro i muri per capire dove possono andare. Loro verranno da voi. Folli come sono, se non allontanate il loro dolore, e invece sedete nel giudizio, siete persone sbagliate. Questa è la ragione per cui noi vogliamo insegnarvi come rimanere disciplinati nel mondo più indisciplinato (Yogi Bhajan)

  • Perché l’Era dell’Acquario è così importante per il Kundalini Yoga?

Per tradizione, il Kundalini Yoga era una una forma di Yoga davvero segreta, che veniva tramandata da iniziato a iniziato. Yogi Bhajan, dotato di visione nell’Era dell’Acquario, sentiva che le persone avrebbero dovuto avere gli strumenti per mantenersi sani, felici e santi durante questi tempi così impegnativi e, a loro volta, elevare e servire gli altri. Yogi Bhajan ha rotto la catena di segretezza e ha condiviso questa potente tecnologia in Occidente, proprio in vista dell’Era dell’Acquario. Il Kundalini Yoga è una zattera di salvataggio attraverso questi periodi impegnativi.

  • Cos’è il passaggio di un’Era?

È quando un paradigma si sposta verso un altro. È una transizione tra processi di pensiero. Nell’Era dei Pesci dominavano le macchine e le gerarchie. Durante l’Era dell’Acquario l’informazione, la consapevolezza e l’energia guidano il giorno. Nel periodo dei Pesci, raggiungere la conoscenza era parte della sfida. Potevate dover fare un lungo viaggio verso un tempio remoto in Tibet per trovare un antico processo di vita. Ora, nel periodo Acquariano, l’informazione è appena a un click di distanza in internet. È praticamente impossibile mantenere dei segreti. Il risultato è che dobbiamo entrare in una completa consapevolezza di noi stessi, innalzare il nostro calibro interiore e vivere le vite per cui siamo preparati, in modo che tutto il mondo lo veda.

  • Quali sono i cambiamenti che possiamo aspettarci?

Noi li stiamo già vedendo. I social network rendono pubblica la vostra vita privata e siti internet come Wikileaks condividono i segreti dei governi. Sfide ambientali come terremoti, inondazioni, incendi, uragani appaiono con frequenza maggiore mentre subiamo veloci cambiamenti nel clima insieme a veloci cambiamenti nella coscienza. Stanno emergendo nuove malattie, che creano nuove difficoltà per il nostro sistema immunitario, e un livello più alto di tossine sta comparendo nei nostri ambienti e nelle fonti del nostro cibo. La depressione e la stanchezza accompagnano il mondo che cambia (queste due condizioni ora rappresentano il 25% dei casi clinici).

Le persone tenteranno di contrastare la loro stanchezza e il senso di alienazione rivolgendosi alla tecnologia elettronica (social media e siti di giochi). Ciò aumenterà le richieste a acrico del nostro sistema nervoso.

Per gestire tutta questa nuova informazione e nuova energia, dobbiamo accrescere il nostro studio interiore. Abbiamo bisogno di resistenza, di nervi forti, di capacità di pulire il nostro corpo dalle tossine e di saggezza per applicare la nostra intelligenza.

I 5 sutra dell’Era dell’Acquario di Yogi Bhajan:

– Riconosci che l’altra persona sei tu.
– C’è una via attraverso ogni blocco.
– Quando il momento è su di te, comincia, e la pressione svanirà.
– Comprendi attraverso la compassione o fraintenderai i momenti.
– Vibra il cosmo, e il cosmo libererà il cammino.

  • Quali sono i cambiamenti che possiamo aspettarci?Quando è cominciata l’Era dei Pesci?

C’è stato un periodo di cuspide. La cuspide dell’Era dell’Acquario è cominciata l’11 novembre 1991. Si crede che l’influenza dell’Era dei Pesci comincia a scemare in questo momento, fino a raggiungere, l’11 novembre 2011, il punto di inizio dell’Era dell’Acquario. Noi abbiamo fatto esperienza di un periodo di cuspide fino alla fine del 2012.

  • Cosa ci stiamo lasciando alle spalle.

Nell’Era dei Pesci le donne venivano strappate dalle loro radici. Le donne venivano sfruttate e dominate sessualmente. La mancanza di uguaglianza aveva come risultato il fatto che uomini e donne non formavano una collaborazione piena e che l’equilibrio tra le energie maschili e femminili era sbilanciato. Ciò ha fatto sì che aspetti della vita quotidiana come la religione non rimanessere in equilibrio, in cui la spiritualità velocemente si è trasformata in fanatismo, come nelle Crociate. L’Era dell’Acquario è un ritorno a onorare il Divino Femminile. Le donne torneranno a ricordare la loro grazia, la loro divinità e la loro forza.

Ci stiamo anche lasciando alle spalle un senso di Dio al di fuori di noi. Questa dualità non funzionerà più. Arriveremo a sapere nell’Era dell’Acquario che il Divino dimora in noi e in tutte le cose.

  • Come vivere nell’Era dell’Acquario.

Da “essere o non essere” si arriverà a “Io sono, io sono”: si ha la capacità di riconoscere se stessi come un corpo pranico in un contenitore di molecole. Tu sei il respiro di vita. Arresta il tuo cercare senza fine e comincia il lavoro della pratica.

Nell’Era dell’Acquario è importante sviluppare il sistema sensoriale del sé. Il Kundalini Yoga è una tecnologia per svilupparlo. Il sistema sensoriale del sé è un sistema-guida che vi condurrà attraverso la vita e nei canali giusti. Sarete i maestri di voi stessi, della vostra psiche e del vostro corpo. Usando il vostro sistema sensoriale del sé, la vostra creatività esploderà. Avrete energia in abbondanza e sarete in grado di servire gli altri. Ci evolveremo in una nuova umanità.

I 7 passi verso la felicità di Yogi Bhajan:

1) Impegno
2) Carattere
3) Dignità
4) Divinità
5) Grazia
6) Potere di sacrificarsi
7) Felicità

  • Suggerimento dell’insegnante:

Nell’Era dell’Acquario, per me personalmente, ho bisogno di trovare il modo di far rilassare la mia mente e di tornare a uno stato di neutralità. Io trovo che la mia mente è inondata da così tante informazioni che letteralmente la sento ronzare. La meditazione con il mantra “Wahe Guru” qui sotto, come insegnata da Yogi Bhajan, ti porta verso il “punto fermo” in modo davvero rapido. Non ho sempre ore per concludere una meditazione, ma ho 11 minuti per settare il mio sistema nervoso e per rinfrescare me stessa. Questa meditazione è facile, semplice e penso che sia uno strumento molto importante da avere durante l’Era dell’Acquario.

Traduzione e adattamento in italiano
a cura di Sujan Singh e Nimrita Kaur

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Yoga: la scelta

4 giugno 2018

Sujan Singh
(grazie ai preziosi suggerimenti di Elisabetta B., Mahanbir Kaur,
Moira M., Sukh Atma Kaur e Surinderjit Singh)

Ci sono dei periodi dell’anno nei quali, più che in altri, l’onda dei buoni propositi nella nostra mente si fa più imponente e insistente (di solito il ritorno dalle ferie è uno di questi, così come l’inizio del nuovo anno)… periodi nei quali è forte l’idea che la nostra vita potrebbe essere migliore se…

Non si sa bene da dove cominciare, cosa fare, cosa non fare… ma si sa, si sente che qualcosa può essere cambiato e, anzi, deve essere cambiato.

È in questi momenti che molte persone vengono attratte dal fascino, misterioso e accattivante, delle discipline orientali: nella loro millenaria storia, nella loro millenaria tradizione non possono non esserci le risposte che fanno per noi!!!

Lo Yoga rappresenta una delle opzioni più considerate: non si sa bene cosa sia (a meno di una preparazione specifica, il rischio di aver raccolto informazioni superficiali o fuorvianti – attraverso racconti o attraverso ricerche compiute grazie ad internet – è sempre molto alto)… ma l’idea di benessere che questa parola trasmette difficilmente lascia indifferente i “cercatori dai buoni propositi”.

«A chi chiedere? Di chi fidarsi? Dove andare?»

Queste sono le domande a cui si cercherà di dare risposta con questo articolo.

Se il boom della “New Age” ha avuto il merito di rendere accessibile a tutti la pratica di questa disciplina, ha altresì contribuito a creare delle distorsioni che hanno trasformato lo Yoga in un prodotto, in un “mercato” verso cui guardare per fare buoni affari (ahinoi, noi Occidentali siamo bravissimi in questo!).

Se a questo si aggiunge un vuoto normativo che in Italia non riconosce la figura dell’insegnante di Yoga (e quindi non ne definisce né le caratteristiche né le competenze minime né la formazione), si capisce come nel giro di pochi anni sia stato possibile assistere alla nascita e alla continua moltiplicazione di scuole, centri e corsi di ogni tipo.

Tornando alle tre domande fondamentali, è evidente come la nostra scelta rischi di trasformarsi in un vero e proprio rebus, un labirinto di allettanti proposte dal quale è importante uscire ben consapevoli di quanto si andrà a fare.

La definizione: sapere cosa si andrà a fare è fondamentale.

Se davvero si vuole praticare Yoga è consigliabile diffidare da qualsiasi “Yoga+qualcosa”, soprattutto se quel “qualcosa” è un termine inglese che dovrebbe, a detta di chi lo propone, enfatizzarne l’efficacia. Yoga è Yoga (Kundalini Yoga e Hatha Yoga sono le “vie” più praticate oggi in Occidente) e qualsiasi mescolanza-aggiunta con la tradizione autentica ha poco/nulla a che fare, mentre è facile che risponda a precisi criteri di marketing pubblicitario (rimane difficile pensare che una disciplina millenaria abbia trovato solo negli ultimi 10-15 anni così tanti “illuminati” in grado di migliorarla…).

La competenza: questo dovrebbe essere il criterio cardine nella scelta di un Centro o di un Insegnante.

Chi si affiderebbe a uno studio medico gestito da un salumiere o a uno studio legale gestito da un fisico nucleare? Per quanto banale e retorica questa domanda possa apparire, il vuoto normativo al quale si è fatto cenno poche righe sopra, fa sì che è difficile avere la certezza della competenza dell’Insegnante che si incontra o del quale magari si è trovata notizia online: nessuno purtroppo vieta a nessuno di aprire il proprio Centro Yoga, che questo sia il frutto di anni di studio e/o di pratica o che, al contrario, non si abbia mai letto nemmeno un libro in proposito.

Quello che si può fare è quindi chiedere, chiedere ed informarsi senza alcun imbarazzo: la trasparenza e la chiarezza sono principi da tenere presenti quando ci si avvicina a chi si presenta nelle vesti di “Insegnante di Yoga”. Il nostro interlocutore indica senza ambiguità di sorta dove e con chi ha studiato o grazie a quali corsi si è formato? Si può magari prendere nota dei titoli eventualmente esibiti, facendo però attenzione al fatto che non si tratti di titoli “auto-conferiti” (l’autoreferenzialità è un rischio sempre presente dove non c’è un quadro normativo chiaro e definito).

Infine, ricordiamoci che verificare le informazioni ricevute può metterci al riparo da sgradite sorprese future.

Nessun insegnante serio e preparato dovrebbe manifestare disagio nel parlare della propria formazione; al contrario, qualsiasi ambiguità o aloni di mistero creati ad arte dovrebbero far suonare in noi ben più di un campanello d’allarme (“Ovunque c’è mistero non c’è maestria, e dove c’è maestria non c’è mistero.” Yogi Bhajan).

L’ambiente: riveste senz’altro una grande importanza l’ambiente in cui vengono tenute le lezioni.

È sempre preferibile, ove possibile, optare per Corsi che si tengono in una Sala a uso esclusivo della pratica dello Yoga. Un po’ come il violino che si “nutre” della musica che suona, così è la “Sala Yoga” che vive e si nutre dell’energia che ogni praticante condivide in quello spazio (che si abbia esperienza o meno, è facilmente intuibile che un conto è praticare lì dove si pratica solo ed esclusivamente lo Yoga, altro e cosa diversa è praticare dopo una lezione di spinning ecc.).

Un altro ulteriore aspetto da valutare è la cura dei particolari (cura che non deve essere né fine a se stessa né occasione di sfoggio): sebbene non tutti gli insegnanti possano contare sulla sala dei loro sogni (soprattutto nelle grandi città ci si scontra con la difficoltà di trovare sale adatte a prezzi accessibili), osservare come è stato arredato ed organizzato lo spazio di cui l’insegnante dispone può dire molto sull’attenzione e l’amore con cui si vuole accogliere chi si avvicina alla pratica, sia che si tratti di praticanti esperti sia che si tratti di persone con poca esperienza.

Il rapporto con il gruppo e con l’insegnante: la lezione di prova (è prassi di tutti i Centri e le Associazioni offrire una lezione di prova gratuita) rappresenta uno spartiacque tra ciò che pensiamo possa essere lo Yoga e ciò che realmente può essere per noi.

Per quanto non esaustiva possa essere una sola lezione, con essa è possibile “a pelle” sentire se l’insegnante, l’ambiente e il gruppo sono quello che stavamo cercando. La pura razionalità va lasciata da parte per fidarsi delle sensazioni che la pratica ci ha trasmesso. L’insegnante è stato chiaro nelle sue spiegazioni e attento alle esigenze tanto del singolo quanto del gruppo? Il gruppo stesso è stato accogliente o si è percepita una certa “distanza” dovuta alla differenza di esperienza? Si è vissuta la pratica con spirito competitivo? Al di là delle parole e dei concetti, si è sentita una vera e sincera condivisione?

In estrema sintesi si può dire che il vecchio detto non è tutto oro quello che luccica è assolutamente utile e attuale: scegliamo… ma cerchiamo di scegliere in modo consapevole… la chiave di ciò non può che essere la corretta informazione!

BUONA SCELTA E BUONA PRATICA A TUTTI!!!

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Allegoria Zodiacale

4 giugno 2018

Tratto da “Astrologia Karmica” vol.1 (M.Schulmann)

Era mattina presto. Dio stava al cospetto dei suoi dodici figli e seminò in ognuno di loro un seme di vita umana. Si avvicinarono a lui, uno a uno, per ricevere i doni loro assegnati.

«A te, Ariete, io do il mio seme per primo, affinché tu abbia l’onore di deporlo in terra. Per ogni seme che pianterai ne raccoglierai a migliaia. Sarai il primo a penetrare nel terreno della mente umana con il Mio Pensiero, ma non è di tua competenza mantenerlo, né porti alcuna domanda in merito. La tua vita consiste nell’azione e l’unico tuo compito è di cominciare a rendere gli uomini coscienti della Mia Creazione. Per la buona riuscita della tua missione ti regalo la Stima di Te Stesso». Tranquillo, l’Ariete tornò al proprio posto.

«A te, Toro, io do il potere di far fruttificare il seme. Il tuo lavoro è della massima importanza; richiede tutta la tua pazienza perché dovrai portare a termine ciò che è stato intrapreso, altrimenti vedrai i semi portati via dal vento. Non dovrai dubitare, né cambiare parere lungo il cammino, né dipendere dagli altri per il lavoro che ti assegno. Per questo Io ti dono la Forza. Usala con saggezza». E il Toro tornò al proprio posto.

«A te, Gemelli, io do le domande senza risposta in modo che tu possa regalare agli uomini la comprensione reciproca. Tu non saprai mai perché loro parlino e ascoltino, ma nella tua ricerca della risposta troverai il mio regalo: la Conoscenza». E il Gemelli tornò al proprio posto.

«A te, Cancro, io affido il compito di insegnare le emozioni agli uomini. Ti chiedo di provocare il loro riso e il loro pianto, affinché la loro vita e i loro pensieri creino nel loro profondo la pienezza. Per questo ti regalo la Famiglia, perché la tua pienezza possa renderla prospera». E il Cancro tornò al proprio posto.

«A te, Leone, io do il compito di mostrare agli occhi del mondo lo splendore della Mia Creazione. Devi però diffidare dell’orgoglio e sempre ricordare che si tratta della Mia Creazione, non della tua. Se lo dimenticherai, gli uomini ti disprezzeranno. Troverai grandi gioie nella missione che ti affido se la compirai alla perfezione. Per questo devi possedere il dono dell’Onore». E il Leone tornò al proprio posto.

«A te, Vergine, io chiedo di giudicare ciò che l’uomo ha fatto della Mia Creazione. Devi esaminare il suo comportamento con molta attenzione e ricordargli i suoi errori affinché, tramite te, sia compiuta la Mia Creazione. Per questo io ti do la Purezza di Spirito». E la Vergine tornò al proprio posto.

«A te, Bilancia, io affido la missione di servire, affinché l’uomo sia attento ai propri doveri verso gli altri. Lui deve imparare tanto a cooperare quanto a riflettere sull’altro lato delle proprie azioni. Io ti porrò ovunque regna la discordia. Per aiutarti nei tuoi sforzi, io ti regalo l’Amore». E la Bilancia tornò al proprio posto.

«A te, Scorpione, io do un compito molto difficile. Tu avrai la capacità di conoscere l’anima umana, ma non ti permetto di parlare di ciò che imparerai. Sarai spesso triste nel vedere come sono realmente le cose e ciò che ti distoglierà da Me e ti farà dimenticare che non sono io la causa del tuo dolore ma la perversione del Mio Pensiero. Penetrerai l’anima umana così bene che finirai col vedere l’uomo come una bestia e nel tuo intimo lotterai così ferocemente contro questa bestialità che ti smarrirai. Ma quando tornerai da Me, Scorpione, serberò per te il dono supremo della Determinazione». E lo Scorpione tornò al proprio posto.

«Sagittario, io ti chiedo di far ridere gli uomini perché la loro incomprensione del Mio Pensiero li rende amari. Grazie al riso, tu dovrai dar loro la speranza che li riporterà verso di Me. In questo modo tu toccherai numerosissime anime, pur solo per un istante, e ogni volta tu conoscerai l’inquietudine. A te, Sagittario, regalo l’Abbondanza infinita che potrai spargere fin negli angoli più bui per portarci la luce». E il Sagittario tornò al proprio posto.

«Da te, Capricorno, io aspetto il sudore della tua fronte, perché dovrai insegnare agli uomini a lavorare. Il tuo compito non è facile perché sentirai pesare sulle tue spalle la fatica dell’uomo. Affinché tu possa sopportarne il fardello, io ripongo tra le tue mani la Responsabilità dell’uomo». E il Capricorno tornò al proprio posto.

«A te, Acquario, io do il concetto del futuro perché l’uomo possa oltrepassare i propri limiti. Tu conoscerai il dolore della solitudine perché non ti autorizzo a personalizzare il Mio Amore. Ma per aprire gli occhi dell’uomo ad altre prospettive, io ti regalo la Libertà. Essa ti permetterà di continuare a servire l’umanità ogniqualvolta sarà necessario». E l’Acquario tornò al proprio posto.

«A te, Pesci, io do il compito più difficile di tutti. Ti chiedo di prendere su di te ogni pena dell’uomo e di consegnarmela. Le tue lacrime dovranno diventare le Mie. La tristezza che tu assorbirai è il risultato della incomprensione dell’uomo verso il Mio Pensiero, ma dovrai usargli compassione affinché lui provi di nuovo. Per questo compito difficile, io ti regalo il dono più bello. Sarai l’unico Mio figlio a Comprendermi. Ma questo dono della comprensione è riservato a te solo, Pesci, perché se tu provassi a parteciparlo all’uomo, non vorrebbe ascoltarti». E il Pesci tornò al proprio posto.

Allora Dio disse: «Ognuno di voi possiede una parte del Mio Pensiero. Non dovrete sbagliare nella sua interpretazione né desiderare il dono dei vostri fratelli. Ognuno di voi è perfetto, ma lo saprete solo quando sarete Uno. Allora sarà rivelato a ognuno di voi il Mio Pensiero nella sua completezza».

Una volta lasciato a se stesso, ogni figlio decise di mettere a buon frutto il dono ricevuto, ma nessuno dei dodici capì né il proprio dovere, né il proprio dono.

Quando molto imbarazzati tornarono da Dio, questi disse loro: «Credete tutti che il dono dell’altro sia più prezioso del vostro. Vi permetto dunque di scambiarli». E per un istante ogni figlio conobbe l’estasi prospettando tutte le possibilità della sua nuova missione. Ma Dio sorrise e disse: «Tornerete da Me parecchie volte per chiederMi di liberarvi dalla vostra missione e ogni volta esaudirò il vostro desiderio. Voi attraverserete un gran numero di incarnazioni prima di compiere la missione iniziale prescritta da Me a ognuno di voi. Vi concedo un tempo infinito per assolverla, ma potrete stare con Me solo quando ciò sarà compiuto».

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Latte d’oro e sistema scheletrico

4 giugno 2018

tratto da “The Ancient Art of Self-Healing”

ARTICOLAZIONI RIGIDE

Il “Golden Milk” (lett. “latte d’oro”) è una bevanda di grande aiuto per le articolazioni rigide, ed è una fonte di lubrificazione per il sistema.

Questa è la ricetta usata dagli insegnanti di Yoga e per gli studenti che cominciano a praticare Yoga e che sentono le proprie articolazioni “scricchiolanti”, “scrocchiature” e dolore alle ginocchia e alla schiena causati dal sedersi con le gambe incrociate.

Lo si prepara in due parti:
1) Preparare un impasto giallo-dorato a base di curcuma prendendo ca. 35 g di curcuma in polvere (orig. 1/4 di cup), ca. 120 ml d’acqua pura (orig. 1/2 cup) e bollire il tutto in un pentolino fino a formare un impasto denso. Questo impasto sarà usato per i 40 giorni successivi, ragione per cui va riposto in un barattolo nel frigorifero.
2) Dopo aver fatto l’impasto, una volta al giorno e per 40 giorni, per ogni tazza di “Golden Milk” che si vuole consumare, mescolare insieme ca. 235 ml di latte non pastorizzato (orig. 1 cup), ca. 5 ml di olio di mandorle (orig 1 tsp) o di qualsiasi olio vegetale, ca. 1 g dell’impasto di curcuma (orig. 1/4 tsp) preparato prima, e miele a piacere. Mentre si mescola a bassa temperatura, portare il latte a ebollizione.
La miscela può essere poi frullata in un frullatore elettrico per avere una bella bevanda spumosa. Servire quindi con sopra una piccola spruzzata di cannella.

ARTICOLAZIONI GONFIE

Il succo di patata è efficace nell’alleviare il gonfiore ed altri problemi delle articolazioni e dei muscoli.

ALTRI CIBI E SPEZIE

Altri cibi e spezie utili al sistema muscolo-scheletrico sono: (1) la cannella, (2) le noci di cocco, (3) lo zenzero, (4) il riso, (5) i semi di grano, (6) Yogi Tea.
1) La cannella è utile alle ossa, in infusione con lo Yogi Tea.
2) Si dice che le noci di cocco siano utili alle ossa e ai denti. Contengono iodio in forma organica, cloro e molti altri minerali conosciuti come costruttori del corpo.
3) Lo zenzero è conosciuto per la sua azione direttamente sulla quarta vertebra e la zona lombare della schiena. Allevia il mal di schiena, specialmente quello dovuto a eccessi sessuali. Estrae l’aria dalla colonna vertebrale.
4) Il curry sul riso integrale (o grezzo) è molto utile allo sviluppo dei muscoli.
5) I chicchi di grano sono uno dei cibi più potenti. Quando avete mal di schiena e non sapete cosa fare, usate i chicchi di grano e osservate cosa sono capaci di fare in una settimana. Vi ricostruiranno solidamente in ogni parte. Il grano è la cosa più potente al mondo.
6) Lo Yogi Tea* (acquistabile anche già confezionato, in bustine o sfuso > www.yogitea.nl) elimina le sacche d’aria dalla colonna vertebrale.

* Cominciare con ca. 280 g (orig. 10 oz) per tazza e preparare almeno quattro tazze per volta. Per ogni tazza bisogna aggiungere:
3 chiodi di garofano
4 baccelli di cardamomo verde
4 grani di pepe
1/2 ramoscello di cannella
1 fetta di radice di zenzero
Bollire per 10/15 minuti. Poi aggiungere ca. 0,4 g di the nero (orig. 1/4 tsp). Dopo due minuti aggiungere ca. 120 ml di latte (orig. 1/2 cup) per tazza. Riscaldare fino ad ebollizione e togliere dal fuoco immediatamente. Filtrare e aggiungere miele a piacere.

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ARTRITE

Al primo mattino alzarsi e strofinare il corpo fino a che la pelle non diventi rossa, poi fare una doccia fredda. Si riferisce che una settimana di questo trattamento possa liberare dall’artrite.

CRESCITA

Il siero del latte è considerato molto utile per la crescita delle ossa lunghe. È utile soprattutto per i bambini. Unirlo con frutta fresca.

Traduzione e adattamento in italiano
a cura di Nimrita Kaur e Sujan Singh

Nulla di ciò che è scritto in questo articolo
deve essere interpretato come parere o consiglio medico.
I benefici attribuiti alla pratica del Kundalini Yoga
provengono dalla tradizione millenaria di questa disciplina.

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Discorso di apertura al Festival di Woodstock di Sri Swami Satchidananda

4 giugno 2018

(tratto da “swamisatchidananda.org/woodstock-guru”)

Miei amati Fratelli e Sorelle: sono sopraffatto dalla gioia di vedere l’intera gioventù dell’America riunita qui nel nome della pura arte della musica. Infatti, attraverso la musica, possiamo fare meraviglie. La musica è un suono celestiale ed è il suono che controlla l’intero universo, non le vibrazioni atomiche. L’energia del suono, la forza del suono, è molto, molto più grande di qualsiasi altro potere in questo mondo. E, una cosa che vorrei davvero augurare molto a tutti voi di ricordare è che, con il suono, possiamo costruire e, allo stesso tempo, possiamo distruggere. Anche nel campo di battaglia, per rendere animale il cuore tenero, viene usato il suono. Senza quella fanfara da guerra, quel suono spaventoso, l’uomo non diventerà animale per uccidere suo fratello. Così, ciò prova che voi potete distruggere con il suono e, se ci teniamo, possiamo anche costruire.

Perciò sono molto felice di vedere che siamo tutti qui riuniti per creare alcuni suoni – per trovare quella pace e quella gioia attraverso la musica celestiale. E sono davvero molto onorato per l’opportunità che mi è stata data di aprire questo grande, grande Festival musicale. Sarei dovuto arrivare un po’ prima per farlo ma, come tutti voi sapete, migliaia di fratelli e sorelle sono in viaggio e non è così facile arrivare qui.

L’America guida il mondo intero in diversi modi. Molto recentemente, quando ero in Oriente, il nipote del Mahatma Gandhi mi ha incontrato, mi ha chiesto cosa sta succedendo in America e io ho detto: “L’America sta diventando globale. L’America sta aiutando tutti in ambito materiale, ma è arrivato il momento per l’America di aiutare tutto il mondo anche con la spiritualità”. E, questa è la ragione per cui in lungo e in largo, vedo persone, migliaia di persona, dedite allo Yoga, dedite alla spiritualità. Tutto il mese scorso sono stato alle Hawaii e sono stato sulla costa occidentale e ne sono stato di nuovo testimone.

Quindi, facciamo sì che tutte le nostre azioni e tutte le nostre arti esprimano lo Yoga. Attraverso questa arte musicale sacra, troviamo la pace che pervaderà tutto il globo. Spesso sentiamo gruppi di persone urlare: “Combattiamo per la Pace”. Io ancora non comprendo come possano andare a combattere e poi trovare la pace. Perciò, non combattiamo per la pace, ma troviamo la pace prima in noi stessi.

E il futuro del mondo intero è nelle vostre mani. Voi potete costruire o distruggere. Ma, voi siete proprio qui per costruire il mondo e non per distruggerlo. Io lo sto vedendo. C’è una forza lavoro dinamica qui. I cuori si stanno incontrando. Proprio ieri ero a Princeton, a Stony Brook in un monastero, dove circa duecento o trecento monaci cattolici e suore mi hanno incontrato e mi hanno chiesto di parlare loro dell’argomento “Oriente e Occidente – Un Cuore”. Qui, io davvero mi chiedo se sono in Oriente o in Occidente. Se queste foto o film venissero mostrati in India, di sicuro loro non crederebbero mai che sono stati fatti in America. Perché qui, l’Oriente è arrivato in Occidente. E con tutto il mio cuore, io auguro un grande, grande successo a questo Festival musicale per lastricare il cammino di moltissimi altri festival in molte altre zone di questo paese.

Ma l’intero successo è nelle vostre mani, non nelle mani di pochi organizzatori. Naturalmente, loro sono arrivati prima per fare un po’ di lavoro. Io li ho incontrati. Io li ammiro. Ma tuttavia, il successo è nelle vostre mani. Tutto il mondo guarderà questo. Tutto il mondo saprà ciò che la gioventù d’America può fare per l’umanità. Perciò, ognuno di voi dovrebbe essere responsabile del successo di questo Festival.

E, prima che io concluda il mio discorso, mi piacerebbe che tutti voi vi uniste a me e al nostro gruppo qui nel ripetere un canto molto semplice. Come vi stavo ricordando a proposito del potere del suono, ci sono alcuni suoni mistici che la terminologia sanscrita definisce bijakshara, o “parole seme”. Noi useremo tre parole seme, o parole mistiche, per formulare il canto. E se tutti voi vi unirete incondizionatamente, dopo il canto avremo almeno un intero minuto di silenzio assoluto. Neanche le macchine fotografiche faranno click in quel momento. E in quel momento di silenzio, quell’unico minuto di silenzio, sentirete il grande, grande potere di quel suono e la pace meravigliosa che può portare in voi e nel mondo intero. Gustiamone un assaggio adesso. Le parole saranno: “Hari” è una parola. “OM” è un’altra parola. Il primo canto avrà queste due parole, “Hari OM Hari OM, Hari Hari Hari OM”. La seconda battuta sarà “Hari OM, Hari OM, Hari Hari OM”.

Ci sarà un altro canto dopo: solo una parola, “Ram”. Ripeteremo: “Rama Rama Rama Rama Rama Rama Rama Ram”. È un saggio d’esempio. È molto facile da seguire da tutti, e insieme batteremo le mani dolcemente. Perciò, ora cominceremo a un ritmo lento e gradualmente lo accelereremo. Ora chiederò a tutti i miei amici di unirsi a me. Ripeteremo la frase una volta, poi vi lasceremo seguirci (l’intero festival ha vibrato il canto “Hari Om” insieme).

Grazie molte a tutti. E ancora una volta lasciate che esprima il mio sincero augurio e le mie preghiere per il successo e la pace di questa celebrazione. Grazie.

[Original Audio]

Traduzione e adattamento in italiano
a cura di Nimrita Kaur e Sujan Singh

Yogi Bhajan mostra una tecnica di riflessologia plantare durante un incontro con Sri Swami Satchidananda

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Gli effetti dello Yoga

4 giugno 2018

Sunderta Kaur

Spesso chi pratica una disciplina come lo Yoga si vede rivolgere domande sui benefici e sugli effetti che tale pratica arriva a dare, ma non sempre è facile spiegarli in modo netto e definito poiché, inevitabilmente, si finisce per parlare di un qualcosa che è assolutamente personale e unico… con il rischio frequente di cadere nel banale.

Partecipando a una mailing list internazionale mi sono imbattuto in un messaggio davvero divertente su quelli che, secondo l’autrice dello stesso, sono gli effetti più evidenti nella vita di tutti i giorni che la pratica può regalare. Spero che questo mio piccolo lavoro di traduzione e adattamento possa strapparvi un sorriso (così come è successo a me leggendo l’originale) e, a chi invece non ha ancora avuto l’occasione di cimentarsi con la pratica, dico solo di provare e di non “preoccuparsi”: noi praticanti siamo forse un po’ “strani” ma non facciamo male a una mosca (o almeno ci proviamo – o dovremmo provarci!) 🙂

Buona lettura e, se aveste altri “sintomi” che nell’e-mail originale non sono stati presi in considerazione, inviateceli così potremo aggiungerli appena possibile!

Sujan Singh

  • Ogni volta che ti ammali i tuoi compagni di pratica ti dicono che ti stai purificando dai vecchi schemi!
  • Alzarsi alle 4.30am significa che hai dormito troppo!
  • Una mattina ti svegli, non c’è acqua calda per fare la doccia… e tu sei felice per questo!
  • Il negozio di quartiere ha cominciato ad ordinare un cibo chiamato “fagioli mungo” su tua richiesta!
  • La tua sveglia non suona ma tu sei già sveglio/a alle 3am!
  • Otto ore di sonno è la tua media abituale (in 48 ore!).
  • Puoi spiegare ai tuoi amici la tecnologia che è dietro all’infilare il tallone nel perineo e rimanere seduto/a in quella posizione per 21 minuti!
  • Il “Respiro di Fuoco” non è più quello che ti succede quando mangi troppo aglio!
  • Un vero problema consiste nel non riuscire a trovare il tuo copricapo!
  • I tuoi figli e i tuoi amici cominciano a lamentarsi… “Possiamo ascoltare delle canzoni nella NOSTRA lingua?”
  • Gli elettrodomestici cominciano a rompersi in tua presenza!
  • Hai coperto la tua scrivania e tutti i tavoli dell’ufficio con lenzuolini bianchi.
  • Cominci a trovare scomodo il doversi sedere su una sedia!
  • Trovi che stare seduti con il tallone infilato nel tuo perineo è comunque, davvero, abbastanza piacevole!
  • Vedi il tuo calendario con incrementi di 40 giorni in 40 giorni.
  • Un ubriaco in strada ti chiede degli spiccioli, tu non glieli dai e invece gli fai una lettura numerologica.
  • Trascorri le tue vacanze estive meditando nel deserto per otto ore al giorno.
  • La zuppa! È quello che c’è per colazione!
  • Ti trovi ad avere una conversazione su come il tuo processo di eliminazione sia cambiato!
  • Hai sostituito sulla tua scrivania in ufficio le foto di famiglia con la foto tantrica di Yogi Bhajan!
  • Non sei depresso/a, sei tamasico/a!
  • I tuoi amici ti chiamano per essere confortati e tu gli dai una meditazione da praticare!
  • Stai veramente cominciando, in un certo senso, ad amare stretch pose!
  • Mentre sei in fila alla mensa inviti tutti ad unirsi a te nel vibrare per tre volte il Sat Nam!
  • Il tofu! L’altra carne bianca!
  • Hai rimodellato il tuo bagno in modo da poter essere in posizione accovacciata quando usi la tazza!
  • Non hai mai veramente amato le tisane ma ora ne hai 17 scatole!
  • Non pensi più che “Cardamomo” sia una parola di derivazione inglese per indicare i biglietti per la Festa della Mamma.
  • Scrivi nei biglietti di auguri per la Festa della Mamma “Grazie per aver tirato fuori la mia anima dall’Akal Purkh”!
  • Firmi i biglietti di auguri per la Festa della Mamma con un nome che lei non ti ha dato e che non riesce nemmeno a pronunciare.
  • Per la prima volta nella tua vita consenti al tuo partner di avere l’ultima parola in una discussione.
  • Ti rifiuti di mangiare l’abbacchio ma hai comprato tre pelli di pecora!
  • I tuoi figli ti chiedono cosa significhi mul bandh.
  • Hai punito tuo figlio di dieci anni per aver scambiato il suo riso con i fagioli mungo con il pranzo di un altro bambino della sua scuola.
  • Hai un piccolo incidente nel parcheggio del negozio dove stavi facendo la spesa e, quando il vigile ti chiede cosa l’ha causato, gli dici che sei al 39° giorno del tuo kriya!
  • Quando dici al vigile che sei al 39° giorno del tuo kriya lui ti chiede se hai bisogno di qualche prodotto per l’igiene intima femminile.
  • Canti i mantra di Baba Siri Chand per il prepotente nella classe di scuola materna di tuo figlio!
  • Tuo figlio è stato sospeso a scuola per aver finto di essere Guru Gobind Singh volendo rirappresentare il giorno del Baisaki con tutti i suoi amichetti!
  • Hanno eliminato la tua mansione a lavoro. Ma ti hanno offerto una nuova posizione che hanno creato proprio per te a paga doppia. E tu invece non hai accettato per avviare un’impresa concorrente che segua le tue linee di pensiero e convinzioni – e ora stai guadagnando dieci volte il tuo vecchio salario.

Se uno o più criteri ti si addicono, non vi preoccupate,
la vostra vita sta cambiando molto rapidamente in meglio
e molte cose positive stanno avvenendo sulla vostra strada.
Nessuna di queste cosa significa qualcosa di brutto per voi.

Significano semplicemente che siete insegnanti e praticanti
di Kundalini Yoga.

Sat Nam e Wahe Guru!

Traduzione e adattamento in italiano
a cura di Sujan Singh

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Attenzione all’EMS

4 giugno 2018

(tratto da seekerofone.blogspot.com)

Abbiamo deciso di riportare la traduzione di un messaggio apparso in un blog straniero, con lo scopo di assicurarci che più persone possibile siano a conoscenza di questo imminente pericolo!!!

Attenzione all’EMS!!! Attenzione!!!!

Droga fatale sulle strade – l’EMS!

Di solito non scrivo di questo genere di cose, ma QUESTA È IMPORTANTE! Per favore leggila!

C’è una droga “mortale” sulle strade – si chiama EMS (conosciuta anche come AVSN dai vecchi utilizzatori).

Un’amica me ne ha parlato piangendo l’altro giorno. Ha detto tra le lacrime: “Mi ha cambiato COMPLETAMENTE la vita”. “Non riesco più a godermi nulla senza una dose di EMS!!!”, ha ammesso.

È stato straziante vedere qualcuno così vitale DIVENTARE COSÌ CALMO!!!

  • A quest’amica piaceva passare ore nei centri commerciali… ORA NON PIÙ!!!
  • Era solita avere grandi discussioni con i suoi amici circa le ultime mode… ORA NON PIÙ!!!
  • Trascorreva ore in internet… avete indovinato… ora il mouse rimane immobile TUTTO IL GIORNO!!!

Vi sto dicendo: fate il possibile per evitare questa droga. Qualcuno che amate POTREBBE GIÀ esserne dipendente.

Le persone che prendono questa droga, di solito lo fanno dietro pressione di gente ugualmente coinvolta.

QUINDI, PER FAVORE, NON FREQUENTATE PERSONE DIPENDENTI DA QUESTA DROGA!!!

Come poter dire chi sono gli utilizzatori – beh, ecco alcuni sintomi comuni:

~ ECCESSIVA calma
~ IRRAZIONALE buon umore
~ TOTALE ASSENZA di tristezza
~ INSOLITA salute, felicità e santità
~ OLTRAGGIOSO benessere
~ INNATURALE amore per gli alberi, le stelle, i fiumi e i laghi
~ NON ATTACCAMENTO agli affari monetari (gasp!)
~ ASSURDO slancio ad amare ed abbracciare gli altri esseri umani
~ Atteggiamento mentale ALTAMENTE DISTRUTTIVO a “godere il momento presente”

Questa droga, l’EMS (Early Morning Sadhana, letteralmente “Sadhana del primo mattino”, ossia la pratica effettuata durante l’Amrit Vela, l’ora dell’Ambrosia, prima che il sole sorga) o AVSN (Amrit Vela Sach Nao – come la chiamava Guru Nanak), è PERICOLOSA!!!

Ha “rovinato” molte vite e “rovinerà” sicuramente la tua (così come la conosci ora). L’intera civiltà (come la conosciamo) è a rischio!!!

Ecco le opinioni di alcuni esperti:

~ Guru Nanak (Japji)
Vero è l’Uno, Vero è il Nome dell’Uno – pronuncialo con infinito amore. Noi preghiamo, “Donaci questo, donaci quello”, e il grande donatore continua a donare. Così, quale offerta possiamo noi (che riceviamo i doni) mettere davanti all’Uno (che dona), attraverso cui potremmo vedere la corte dell’Uno? Quali parole possiamo pronunciare per evocare l’amore dell’Uno? La risposta è nell’Amrit Vela, meditate sul Vero Nome, e contemplate la gloriosa grandezza dell’Uno (le ore dell’Amrit Vela sono ovviamente quelle dell’Ambrosia prima dell’alba – il momento in cui è più difficile svegliarsi, poiché la coperta è ohhh così confortevole ed il pulsante per fermare la sveglia è così seducente – sto pensando di comprare una sveglia che abbia un riconoscimento per il russare – se russo, si dovrebbe spegnere da sola). A causa del karma delle azioni passate, si riceve la veste di questo corpo fisico, ma il cancello della liberazione si trova solo attraverso la grazia. Nanak dice: allora (e solo allora) ci rendiamo conto che il Vero Uno è davvero l’unico!

~ Guru Amar Das Ji
Se un cercatore grida (all’amato) durante l’amrit vela, le sue grida sono udite nella corte dell’Uno (SGGS 1285)

~ Guru Ram Das Ji
Chi chiama se stessa cercatrice del Guru, si alzerà nelle ore del mattino presto e mediterà sul Nome dell’Uno (SGGS 305)

~ Sceicco Fareed Ji
Se non vi svegliate nelle ore prima dell’alba, siete morti mentre siete in vita (SGGS 1383)

~ Yogi Bhajan (leggere anche www.amritvela.org)
“SADHANA!!!!” – La sola parola in una lettera di risposta di Yogi Bhajan ad una lunga, lunga lettera da un cercatore che chiedeva una cura per la sua spiritualità alle prime armi, la sua scadente prosperità e le sue relazioni fallimentari.

~ Bhai Randhir Singh Ji (un grande mistico Sikh)
Il cercatore che pratica il Sat Nam durante l’amrit vela, si è assicurato l’illuminazione.

~ Baba Nand Singh Ji (un altro grande mistico Sikh)
Immaginate una mandorla. Ha il guscio esterno, la parte marrone che tutti noi vediamo. Poi c’è una parte bianca interna che non si vede. La mia vita è come quella mandorla. Il biografo può scrivere a proposito di quella parte marrone esterna – cosa ho fatto, cosa ho scritto – ma la mia vita reale, la parte bianca all’interno, è dall’una alle sei del mattino. Nessuno può neanche immaginare quella vita, ancor meno scriverne. Solo io conosco quella vita reale.

~ Rumi
La brezza all’alba ha segreti da rivelarvi.
Non tornate a dormire.
Dovete chiedere ciò che realmente volete.
Non tornate a dormire.
Le persone vanno avanti e indietro sulla soglia.
Dove i due mondi si toccano.
La porta è circolare e aperta.
Non tornate a dormire.

Traduzione e adattamento in italiano a cura di Sujan Singh e Nimrita Kaur

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Alla prima giornata di Tantra Yoga Bianco…

4 giugno 2018

Kyla Rose Maher
(tratto da blog.longtimesunapparel.com)

6 punti essenziali da conoscere prima di partecipare
per la prima volta
alla giornata di Tantra Yoga Bianco

Probabilmente, se stai leggendo questo articolo, hai già sentito parlare del “Tantra (Yoga) Bianco” e forse ne sei rimasto talmente incuriosito da aver deciso di iscriverti. Io non entrerò nel merito della definizione di “Tantra (Yoga) Bianco”, né spiegherò come funziona, perché puoi trovare tutte le informazioni nel sito dedicato – www.whitetantricyoga.com. Al contrario, nel sito appena citato potresti non aver trovato i 6 suggerimenti utili che sto per darti, frutto della mia esperienza e di quella di molti altri praticanti di Kundalini Yoga.

  1. Vestiti in modo adeguato – OK, penso che sappiamo tutti che ci si deve vestire di bianco e che si deve coprire la testa (a proposito ? conosco una fantastica azienda che vende capi di alta qualità appositamente studiati per la pratica del Kundalini Yoga. Giusto per dire… ?) Ma ciò a cui molti spesso non pensano, quando scelgono come vestirsi per una giornata da dedicare al Tantra Yoga Bianco, è di vestirsi a strati. Non si sa mai che temperatura ci sarà all’interno della sala (o fuori, se si partecipa a un Tantra in occasione del Solstizio d’estate o d’inverno) e non si sa mai di che tipo di energia potremmo fare esperienza. Suggerisco anche di leggere i tre consigli utili da seguire quando si indossano pantaloni bianchi da Yoga, dati nell’articolo “3 Tips For Wearing White Yoga Pants”.
  2. Non stressarti se non hai un partner – Ci scommetto che la prima cosa che stressa la gente quando decide di partecipare a una giornata di Tantra Yoga Bianco è quella di trovare un partner. Se sei in qualche modo riuscito a convincere il tuo amico che non pratica yoga ad accompagnarti, innanzitutto scrivimi un’e-mail e dimmi come ci sei riuscito… e, in secondo luogo, fagli leggere il resto di questo articolo. Per tutti gli altri, parola mia, trovare un partner non è per niente un problema. Di solito, prima di iniziare, un facilitatore dirà al microfono: “chi non dispone di un partner, alzi la mano”. Poi si incontra lo sguardo di qualcuno ancora senza partner, ci si siede l’uno di fronte all’altro e si è pronti per cominciare. Di solito si finisce per essere in coppia esattamente con la persona con la quale si doveva essere. E se non hai voglia di affidarti all’Universo (va bene, piccoli passi), il mio consiglio è che quando il facilitatore chiede a chi non ha un partner di alzare la mano, di tenerla bassa, di guardarti intorno nella sala per vedere chi ha la mano alzata, e una volta che incroci uno sguardo amichevole (anche se, fidati, i praticanti di yoga hanno tutti uno sguardo amichevole), di alzarti e chiedere di lavorare in coppia. Facile come bere un bicchier d’acqua.
  3. Porta degli spuntini – QUESTO NON E’ APPROVATO DALLA 3HO. Quindi, sii discreto… e assicurati di sederti vicino a me così posso mangiare anche io un po’ di quello che hai portato ?.
  4. Mettiti comodo – Porta un cuscino sul quale sederti, anche due. Starai seduto tutto il giorno, quindi vorrai star comodo. Un altro consiglio importante: cuscini da collo o asciugamani arrotolati per le ginocchia.
  5. Varie – Ecco alcune cose che potresti voler avere con te: lozione, burro cacao, fazzolettini, collirio, crema per le articolazioni doloranti. Ma ricordati anche che il tutto durerà un giorno, non una settimana! Alla maggior parte dei corsi di Tantra Yoga Bianco viene detto di mantenere le file libere da ingombri, il che significa togliere la propria roba di mezzo. Yogi Bhajan ha detto: “Viaggia leggero, vivi leggero, diffondi la luce, sii la luce” (orig. “Travel light, live light, spread the light, be the light”).
  6. Esprimi gratitudine – C’è moltissimo lavoro dietro la realizzazione di una pratica tantrica che concorre a lasciarti un’esperienza che durerà in te per sempre. Non dimenticarti di ringraziare l’organizzatore, il facilitatore, i monitor e tutti i volontari. Significa molto!

Traduzione e adattamento in italiano
a cura di Nimrita Kaur e Sujan Singh

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La donna come psicologa di se stessa

4 giugno 2018

(tratto da “Lunar Woman Curriculum Guidelines”
basato su insegnamenti di Yogi Bhajan e redatto da S.S. Hari Charn Kaur Khalsa)

La donna è una “macchina” capace di attività multipla. Si osserva da un punto di vista medico, così come psicologico, che le donne mentre lavorano e si concentrano profondamente in alcune aree della vita hanno facoltà intuitive di pensare allo stesso tempo ad altre cose. Questa non è proprio una caratteristica degli uomini. L’uomo riesce meglio a concentrarsi solo su una cosa alla volta. Vi accorgerete che gli uomini si dimenticano di cene, feste e tante altre cose. Le donne non dimenticano mai queste cose a meno che non lo facciano intenzionalmente. Il cervello femminile sembra che abbia un computer catalogatore automatico che gli scienziati non hanno neanche provato a capire.

Neanche gli psicologi e gli psichiatri lo conoscono. Quando trattano con le donne pensano di avere di fronte cittadini di seconda classe. Questa è la tragedia dei tempi. Il fatto è, ed è stato osservato, che in uno stato di profonda meditazione durante il quale l’uomo può raggiungere effetti vibratori alfa, la donna è anche in grado di controllare le proprie onde beta e gamma. Questa è una grande differenza tra le facoltà di un uomo e di una donna.

Vediamo alcuni esempi. Quando una donna vi insulta, lei ne è consapevole, quando invece vi insulta un uomo, può persino non esserne consapevole. Quando una donna pianifica qualcosa, saprà sempre cosa l’aspetta, gli uomini non lo sanno mai. Quando una donna è a una festa, divertendosi, è anche in grado di rendersi conto di quello che la babysitter sta facendo con il suo bambino. L’esempio è reso evidente dal caso del leone e della leonessa: se la leonessa non sapesse quando, come e dove cacciare, molti leoni e cuccioli morirebbero perché questa bestia pigra, il leone, non si alza fino a quando la fame non lo costringe a fare qualcosa.

La capacità mentale di una donna è multipla. Dove un uomo può diventare “singolare”, questo è impossibile per una donna. Per natura è creata per proteggere un’altra vita, quella del suo bambino. Le donne hanno la loro personalità esteriore e anche questa personalità supplementare. Ma, sfortunatamente, questa personalità aggiunta può creare una personalità dissociata. Quello che le è stato donato per facilitare la maternità sta diventando un problema psichiatrico. Quel che succede è che ogni volta che una donna è soddisfatta, la sua seconda personalità la fa cadere in trappola. Per esempio, una donna dimentica, mentre sta divorziando da suo marito, che ha impiegato 15 anni per lavorare su quest’uomo e portarlo a questa confusione nevrotica che lei ora sta lasciando. Lui ha avuto tutti questi difetti per tutti questi anni e semplicemente lei non li ha mai osservati.

Un uomo ci mette più tempo di una donna a prendere una strada sbagliata perché la donna possiede questa seconda personalità che lui non ha. L’intero mondo psicologico e psichiatrico occidentale è beffato. Offrono suggerimenti alle donne senza capire che la donna fondamentalmente non ha bisogno di essere consigliata, deve essere risvegliata (al suo pieno potenziale). La donna non ha bisogno di consigli e suggerimenti. Non esiste donna che abbia bisogno di consigli e la sua natura è di resistere quando la si vuole consigliare. Se volete infastidire una donna, datele consigli. La donna si arrabbia anche più velocemente dell’uomo. La donna può monitorare se stessa, mentre l’uomo non può. Altrimenti tutti gli uomini avrebbero segretari maschi e passerebbero il tempo a divertirsi, a giocare a golf e ad andare al cinema. Perché quindi dovrebbero volere una segretaria donna? Ciò è dovuto al fatto della facoltà addizionale della personalità femminile che l’uomo non possiede e dalla quale è totalmente dipendente. È la capacità di ristabilire, rivalutare e riconoscere se stessi nel tempo e nello spazio. L’uomo per sua natura può concentrarsi profondamente su una piccola area della sua vita in un determinato momento e quindi molte cose possono bypassarlo.

Come donna, non solo puoi cambiare repentinamente, ma puoi rivoluzionare l’intero sistema insieme a te. C’è un detto nelle Scritture: “Una donna può con un solo ago rovinare una famiglia per generazioni, dove invece un uomo deve usare un cannone per fare un buco”. Questa è l’esatta traduzione. Bisogna rendersi conto che la donna è molto più acuta di un uomo. Ecco un altro esempio. Un “animale” in grado di trasformare il sangue in latte per nutrire e salvare la prole può fare qualsiasi altra cosa. La capacità di una donna si estende anche in ambito mentale e spirituale.

Le donne come gruppo sono gli individui più acuti. Dio gli ha donato una seconda facoltà cerebrale per proteggere i figli. Una donna può essere molto dolce o molto odiosa e può cambiare in un momento, l’uomo non ha questa capacità. Per natura lui vive nei suoi testicoli o nella sua testa. Non ha la tendenza naturale a vivere al centro del suo essere. Ma una donna vive sempre centralmente e lavora sia superiormente che inferiormente. C’è un detto: “Quando una donna è a letto, l’attività sessuale è perfetta ed è completamente fusa con l’uomo, in quel momento le può venire in mente che il the potrebbe bollire”. Stiamo semplicemente traducendo dal “Kama Sutra”.

Vi parleremo di un’altra capacità delle donne. Se una donna è veramente innamorata di un uomo e lui alza la voce, lei smetterà di parlare. E se lei continua a parlare, c‘è una seconda alternativa, non parlarle. Ci vogliono quasi 72 ore per farla sentire veramente a disagio. Non è ancora nata una donna che può sopportare tutto quel silenzio da suo marito. Tutto ciò che un uomo deve imparare è di mantenersi in silenzio per 72 ore. La reazione sarà che si comporterà con dolcezza e tatto e il marito si ritroverà con una tripla moglie per almeno un mese. Non importa chi ha ragione e chi ha torto. Non giudicate meriti e demeriti con una donna. La donna come creatura non deve decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato, natruralmente lo sa. Ha una capacità innata di sapere, così come è una capacità innata del fuoco l’essere caldo e dell’acqua l’essere liquida. Ricordate questa citazione: “Come potete svegliare qualcuno che è già sveglio? Non c‘è modo”. Per qualcuno che non dorme, che significato può avere il risveglio?

C’è un detto: “C’è un valore per una mente arrogante, ma nessuno per una mente civettuola”. Una mente arrogante è testarda e richiede informazioni, mentre una mente civettuola è autodistruttiva. Una mente in grado di distruggere l’amor proprio è in grado di distruggere ogni cosa. Una mente civettuola è la cosa peggiore che può capitare a una donna. Sfortunatamente, a causa della sua capacità mentale addizionale, è qualche volta molto facile per una donna diventare civettuola se non sa come monitorare se stessa. Una volta che una donna ha un’aura civettuola di comportamento civettuolo che la riguarda, non riesce più a ottenere rispettabilità. È così. Non puoi riempire un tubetto di dentifricio; questa è esattamente la stessa cosa. Sebbene una donna sia molto intelligente e creativa e capace in ogni possibile aspetto della sua vita, lei ha il problema potenziale di diventare civettuola e dovrebbe comprendere i propri limiti e proteggerli bene.

È doloroso, ma vero che ogni atto sessuale è una azione positiva che può potenzialmente rendere una donna incinta e ogni gravidanza è una parte permanente della vita. Non esiste una donna che non venga influenzata da una gravidanza. Questa, tuttavia, non è la facoltà di un uomo. Per ogni gravidanza si intende 120 giorni dopo il concepimento fino al giorno del parto. Non c’è anima nel feto per i primi 120 giorni. Ma da quel momento in poi, se avviene qualcosa durante la gravidanza, l’intera mente, personalità e capacità di una donna viene influenzata. La natura dà 120 giorni di prova. Ma la natura non dà vie di fuga al fatto che, se un bambino nasce al settimo o ottavo mese o non sopravvive, lei non dimenticherà mai il bambino fino a quando non si stenderà a riposare per l’ultima volta.

La donna non è una lavagna sulla quale si può scrivere qualcosa e poi cancellarlo e riscriverlo. La vita lascia tracce molto profonde su di lei. Molti uomini provano ad usare le donne come dentifricio. Le vogliono disponibili quando gli pare e, quando si stancano, le cambiano con una nuova. Una donna dovrebbe comprendere la propria sicurezza prima di dedicarsi a relazioni con gli uomini, perché tutte le relazioni casuali rimangono impresse profondamente nelle donne. Gli uomini non hanno questa capacità, per cui non se ne curano.

Quando una donna alza la voce e finge di essere arrabbiata e quando è irrequieta, sta soltanto mascherando una sua colpa interiore. Può essere totalmente non collegata alla conversazione che sta affrontando. Questa è un’altra caratteristica della sua personalità dissociata. Quando una donna non può parlarvi, alza la voce o discute, sta coprendo il suo senso di colpa. Non ha niente a che vedere con voi. La sua personalità subconscia gli sta ricordando delle sue debolezze precedenti delle quali non si vuole ricordare. Le Scritture dicono: “Sta mangiando la sua sporcizia”. Voi siete solo un capro espiatorio. Non intende agire in quel modo. Lei ha pazienza, moltissima. Un bambino può far impazzire un uomo in 10 minuti ma non dare alcun fastidio a una donna per 20 ore. Lei ha una capacità innata ad affrontare qualsiasi cosa. Lei non parla a voi, lei sta parlando alla sua personalità subconscia, lei è nel suo passato. Offritele un sorso di acqua e cambiate argomento. E non riapritelo. Fate in modo che lei trovi le risposte. Lei sa tutto. È uno degli esseri tra tutto il creato che non dimentica le cose.

Ora la domanda che si pone è, come possono le donne progredire oltre tutti questi inconvenienti? La risposta nelle Scritture è molto semplice e diretta, “Agite e pensate come se foste una donna sacra, mantenete i vostri pensieri sacri e osservate che ogni cosa che pensiate o facciate appaia giusta”. Chiedetevi, “Sono aggraziata?” Questa unica idea dovrebbe essere sempre portata intorno al collo come una collana. Dovrebbe essere appesa come un giogo davanti alle vostre gambe. Un giogo è un asse che si appende attorno al collo della mucca in modo da urtare contro le zampe anteriori se comincia a correre all’impazzata.

Ci sono molte meditazioni e pratiche date da swami, yogi, guru e psichiatri occidentali che possono aiutare una donna. Se invece volete usare quei soldi per i vostri bisogni, potete assumere uno psichiatra o uno psicologo gratis ma di inestimabile valore: voi stesse. Dove al mattino cominciate con il Creatore, mettete un cartello che dice, “Sarò aggraziata oggi?”. Quel giorno voi dovrete apparire aggraziate perché alla domanda la risposta deve essere, “Si, lo sarò!”. Dovrebbe manifestarsi nel vostro modo di parlare, sedere, mangiare, telefonare, comportarsi, fare un bagno, vestirsi, guidare una macchina e così via. Ogni vostra azione durante la giornata deve rappresentarvi come aggraziata. La cosa più bella riguardo ciò è che se riuscite a farlo per 40 giorni, voi raggiungerete uno stato mentale nel quale, a poco a poco, potete diventare totalmente perfette.

Trascrizione e revisione a cura di Jot Prakash Kaur e Sujan Singh

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Mercurio Retrogrado

4 giugno 2018

Haridev Leduc Clarke
(tratto da spiritvoyage.com/blog)

5 modi per  trarre profitto da Mercurio retrogrado

Aspettatevi di vedere numerosi articoli tra i vostri feed di Facebook e di Twitter durante le prossime settimane riguardo i pericoli, le frustrazioni e le contrarietà relative a “Mercurio retrogrado”. Questo non è uno di quegli articoli. In quanto esperta di questioni spaziali e riluttante lettrice di astrologia, io sono probabilmente l’ultima persona che vi aspettereste di veder scrivere a proposito di Mercurio retrogrado. Ma sto scrivendo questo articolo in quanto insegnante di Kundalini Yoga, riconoscendo come gestire lo stress nel nostro momento attuale può avere un impatto sul nostro sé nel suo complesso.

Cos’è “Mercurio retrogrado”? Japa Kaur, la fantastica astrologa che collabora settimanalmente con Spirit Voyage, lo descrive al meglio nel suo articolo settimanale (QUI):

[…] Questo fenomeno riguarda il caso del movimento apparentemente all’indietro di Mercurio nel cielo per le prossime tre settimane e mezzo… Durante questo periodo, in realtà, Mercurio non si muove a ritroso, appare così solo dalla prospettiva che abbiamo qui dalla Terra. Si tratta di un fenomeno simile a quello di due treni che viaggiano a fianco l’uno all’altro a velocità diverse su binari paralleli. Dalla prospettiva del treno leggermente più veloce (la Terra), guardando verso il treno più lento (Mercurio), sembra che l’altro treno si muova davvero all’indietro.

Per capire come questo ci influenza a livello energetico, comprendete che Mercurio generalmente rappresenta la comunicazione, i viaggi e gli oggetti meccanici ed elettrici. Come risultato di questo movimento apparentemente all’indietro, sembra che in questi ambiti vitali si possa fare esperienza di difficoltà, intoppi e forse anche di energia che si muove in senso contrario. In altre parole, per le prossime tre settimane e mezzo potreste accorgervi che la comunicazione con gli altri è impegnativa, le intenzioni sono fraintese, ci sono errori di stampa, gli indirizzi sono errati e il vostro GPS impazzisce. Assicuratevi di fare una copia di sicurezza dei vostri dati, del vostro telefono ecc. I computer potrebbero presentare problemi e i ritardi nei viaggi sono più probabili.

Inoltre, durante questo periodo non dovreste firmare alcun contratto, né acquistare un’automobile, un apparecchio, un computer, una videocamera né qualsiasi cosa che abbia parti meccaniche o elettriche. Molto probabilmente si rivelerà una fregatura.

Mercurio retrogrado è un momento di riesame. È un tempo per tornare indietro e riflettere, rinnovare, pulire e rivisitare. Passate in rassegna vecchie foto, vestiti e lasciate andare quello che non serve più. Organizzate, etichettate e riselezionate. È un momento per restituire i soldi che dobbiamo a qualcuno e anche per recuperare i crediti che ci spettano. Restituite il contenitore preso in prestito dal vostro vicino e restituite anche il ferro da stiro. […]

Io comprendo la pazzia riguardo Mercurio retrogrado. Ho fatto esperienza del disturbo e della confusione nei momenti più inopportuni durante questi periodi. Durante il periodo di Mercurio retrogrado del giugno 2014, tutti i miei piani dettagliati relativi a ogni cosa necessaria ai miei affari e alla mia casa prima del Solstizio Estivo del 2014 andarono storti. E persi il volo da Washington DC al New Mexico (fortunatamente presi un altro volo alcune ore dopo). Fu a causa di Mercurio retrogrado? Non lo so con certezza. Fu stressante? Oh sì!

Dopo esperienze come queste, le paure dell’incombente retrogrado possono spingerci ad assumere un atteggiamento protettivo del tipo “combatti o scappa” – il regno della Mente Negativa. Sebbene sia molto importante, la mente negativa può squilibrare e sopraffare la Mente Positiva, o la nostra abilità di vedere la speranza e la bellezza in ogni situazione.

Come possiamo trarre profitto dalle eventuali prossime “interruzioni” delle comunicazioni? Ecco alcune idee:

1) Definire delle priorità e semplificare:

  • Chiedere a se stessi – cosa DEVO finire prima che Mercurio riprenda il suo moto diretto (o termina il periodo retrogrado)?
  • Identificare cosa non è urgente e fare una lista delle cose da fare “dopo il ritorno alla normalità” per tenere i propri programmi un po’ più aperti, per consentire eventuali cambiamenti e confusioni che possono capitare in questo periodo (io avrei dovuto fare questo prima del Solstizio Estivo del 2014…).
  • Essere sereni nel non portare a completamento OGNI COSA sulla lista dei compiti durante questo periodo.

2) Bilanciare le menti, Negativa, Positiva e Neutra:

  • Quando uno di questi due corpi (dei dieci che il Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan descrive) va fuori equilibrio, noi ci sentiamo sbilanciati, soprattutto quando facciamo esperienza o vediamo gli altri vivere lo stress attorno a noi.
  • Equilibrare la nostra Mente Negativa, che corrisponde al nostro secondo chakra, il luogo della nostra creatività e della nostra sessualità, ci permetterà di bilanciare i nostri bisogni di libertà e di appartenenza. Questi mantra, kriya e meditazioni sono degli ottimi strumenti per la Mente Negativa (QUI).
  • Equilibrare la nostra Mente Positiva, che corrisponde al nostro terzo chakra, il luogo dell’azione e dell’equilibro, ci permetterà di rinforzare il nostro senso dell’umorismo e le nostre capacità organizzative. Questi mantra, kriya e meditazioni sono degli ottimi strumenti per la Mente Positiva (QUI).

3) Rallentare e concentrarsi:

  • Riconoscendo che i programmi e le comunicazioni possono diventare eccentriche e disturbate nelle prossime poche settimane, prendetevi del tempo per rallentare e permettere a voi stessi di agire piuttosto che di reagire in risposta allo stress imminente.
  • Un modo per esplorare ciò è attraverso la pratica del “mindful eating” (mangiare consapevole). Anche solo con i primi cinque bocconi di ciascun pasto, prendetevi un momento per guardare, odorare ed essere presenti con il vostro cibo primo di mangiarlo – senza alcuna altra distrazione. Osservate, sentite e assaporate pienamente ogni boccone. Rinunciare a tutte le distrazioni di cui ci circondiamo mentre mangiamo, come il  telefonino, la televisione o computer portatile può sembrare strano all’inizio, ma l’essere presenti solo con il vostro cibo vi permetterà di cogliere alcuni momenti che possono illuminare la vostra giornata anche quando lo stress abbonda attorno a voi.

4) Semplificate:

  • Avete un’agenda ricca di impegni ogni giorno?
  • Quando preparate un picnic siete quelli che corrono indietro al negozio dall’altra parte della città all’ultimo minuto perché avete dimenticato i mirtilli per la macedonia di fragole e mirtilli?
  • Per il Memorial Day nel mezzo di Mercurio retrogrado, potreste volere fare una pausa e preparare piuttosto una macedonia di fragole. La corsa dell’ultimo minuto al negozio può aspettare fino al 4 luglio!

5) Fate spazio al respiro:

  • Uno dei manuali di Kundalini Yoga che amo di più è Praana Praanee Praanayam, una fantastica risorsa di esercizi di respirazione di Kundalini Yoga.
  • Molti dei miei esercizi preferiti sono in questo libro: durante Mercurio retrogrado penso che assaporerò la tecnologia della respirazione in otto sorsi per l’energia e per il sollievo dallo stress.
    – Sedete a occhi chiusi, con le mani in Gyan Mudra o in una qualsiasi altra posizione comoda. Inspirate dal naso in 8 sorsi di uguale intensità, poi espirate dal naso in un unico soffio potente. Praticate per 11 minuti e terminate con tre respirazione lunghe, profonde e potenti, trattenendo il respiro in apnea positiva (polmoni pieni) per 10-20 secondi ogni volta e ruotando le spalle il più velocemente possibile durante il respiro finale.

Indipendentemente da quel che pensate riguardo Mercurio retrogrado e dal suo impatto sulla vostra vita, è probabile che le prossime settimane avranno i loro momenti un po’ pazzi e stressanti. Prendete i fantastici strumenti del Kundalini Yoga per trarre profitto da questi momenti impegnativi!

Traduzione e adattamento in italiano
a cura di Nimrita Kaur, Sujan Singh e Mahanbir Kaur

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I 5 Sutra dell’Era dell’Acquario

4 giugno 2018

In questo tempo i valori dell’Era dei Pesci stanno lasciando strada ai valori Acquariani. La differenza tra i due è molto semplice. I valori dell’Era dei Pesci lavorano a partire dall’ego, creando dei limiti. I valori acquariani non hanno limiti; essi sono infiniti. La coscienza acquariana porta l’individuo nella propria anima, così che possa relazionarsi all’anima in tutti (Yogi Bhajan – Aquarian Times, Primavera 2003).

Indice degli argomenti:

Introduzione   I SUTRA   II SUTRA   III SUTRA   IV SUTRA   V SUTRA   FONTI

Una nuova Era fa appello a proprie parole secondo le quali vivere. Yogi Bhajan, Maestro di Kundalini Yoga e maestro spirituale per migliaia di persone, ha condiviso cinque principi che ha chiamato “I 5 sutra dell’Era dell’Acquario”. Sono semplici e diretti, essendo contemporaneamente profondi e trascendenti.

I sutra sono, figurativamente e letteralmente, “fili” che legano la vita. Sono parole secondo le quali vivere. I sutra sullo Yoga di Patanjali hanno sostenuto il mondo per millenni nella loro perfetta saggezza. Gli astrologi hanno determinato che, ogni duemila anni circa, il tempo si muove all’indietro attraverso i sogni astrologici, verso una nuova Era. In parole povere, questo significa che stiamo arrivando al termine dell’Era dei Pesci e ci stiamo spostando verso l’Era dell’Acquario. Ogni Era ha il proprio tema, il proprio assioma.

“Questi sono i cinque sutra yogici dell’Era dell’Acquario che Yogi Bhajan ci ha donato. Un sutra è un ‘nodo’. È un concetto spirituale complesso sintetizzato in una frase e in seguito ampliato da un maestro spirituale. I sutra hanno permesso di proteggere gli insegnamenti sacri (apparendo inoffensivi ai conquistatori) ed erano sufficientemente brevi da essere ricordati dagli studenti nei tempi antichi” (Haribhajan Singh, aka Catalyst Yogi).

I 5 Sutra dell’Era dell’Acquario

  • Riconosci che l’altra persona sei tu.
  • C’è una via attraverso ogni blocco.
  • Quando il momento è su di te, comincia, e la pressione svanirà.
  • Comprendi attraverso la compassione o fraintenderai i momenti.
  • Vibra il Cosmo, e il Cosmo libererà il cammino.

(1)
«Riconosci che l’altra persona sei tu»

“Io sarò il tuo specchio” (I’ll be your mirror): come protetti di Andy Warhol (il cui laboratorio-ritrovo abituale era, una volta, pieno di palloni d’argento riflettenti), loro erano interessati a esplorare lo spazio limite tra ciò che è illusione e la realtà. Il testo della canzone rimanda l’eco delle parole di altri esploratori dello stesso territorio. “Quando pensi che la notte ha visto la tua mente/così all’interno che sei distorto e ostile/lascia che io mi alzi a mostrarti che sei cieco/per favore abbassa le mani/perché io posso vederti”. Oppure, come ha detto Oscar Wilde: “La più alta, così come la più bassa, forma di critica, non è che una sorta di autobiografia”.

Questi gesti espressivi portano verso una profonda verità, la stessa che Yogi Bhajan si sentì obbligato a indirizzare in questo sutra. Sebbene gli approcci siano molto diversi, la sostanza è la stessa: ciò che è comune tra di noi supera di molto ciò che non lo è.

Il sutra di Yogi Bhajan, tuttavia, non è solo molto più diretto, si spinge oltre. Come frase, è potente. C’è un imperativo, di “riconoscere” la verità dell’affermazione. Poi c’è l’affermazione stessa, che l’altra persona non solo è come te, ma È letteralmente te.

Considerare seriamente le implicazioni del condividere letteralmente l’essere di un’altra persona all’inizio sembra essere oltre la comprensione. Per l’immaginazione occidentale, con politica e filosofia largamente costruite sulla distinzione del sé, il risultato equivale a guardare verso le stelle e riconoscere l’essere insignificante dell’individuo. Poi, ancora, la scienza occidentale ha a lungo implicato la piccolezza del sé di fronte all’infinito.

Perciò il sutra di Yogi Bhajan fa scaturire una sfida. “Riconoscere” che la coesistenza di due realtà in conflitto forza un salto controintuitivo, semplicemente al fine di affrontare il paradosso. Spinge oltre quella concezione e sente la sua verità letterale. Si sposta dal riconoscere che tutti noi attraversiamo il dolore, la vecchia e semplice passata empatia, verso la reale condivisione dell’esperienza del dolore.

Ma come? Dopo tutto, una persona può letteralmente fare esperienza del dolore di un’altra? Considerate il funerale di qualcuno a cui tenevate. Dov’è la linea tra il vostro dolore e lo stesso di un’altra persona?

In altre parole, questo sutra si collega al quarto, alla comprensione che arriva attraverso la compassione. Ma questo chiede anche il “riconoscimento”, così che il cuore domini la mente, in modo che le abitudini mentali siano impregnate di compassione e orientate verso la compassione. In breve, per usare la metafora della Bhagavad-Gita, l’anima deve prendere i regni della mente.

A questo punto, io suggerirei il “Kriya per il campo magnetico e per il centro del cuore” presente nel libro Sadhana Guidelines, che fornirà anche un buon allenamento.

Come meditazione, provate a praticare il “Narayan Kriya”, tratto da Man to Man, che usa una respirazione per provocare la paura e il mantra “Sat Narayan Wahe Guru Hari Narayan Sat Nam” per vincerla. Questa combinazione strapperà via i preconcetti riguardo dove siete in relazione agli altri e fornirà il coraggio per affrontare chiunque con modi diretti e amorevoli.

(2)
«C’è una via attraverso ogni blocco»

Non occorre un linguista per interpretare questo sutra. È un’affermazione, un “memo” che quando le cose si fanno difficili, prima che vi muoviate, dovete ricordare che la condizione che state cercando di vincere è già diretta verso il suo portarla al termine.

Il cambiamento è la sola costante. Mentre il viaggio della vita continua, mantenere questo sutra in mente aiuta a portare a sé questa verità. Più viene richiamato alla mente e più viene recitato come un mantra (tradotto come “onda della mente”), più facilmente porta a fare esperienza dell’impermanenza della sofferenza.

Questo riconoscimento porta consolazione, ma non una risoluzione istantanea alla sensazione negativa. Il rimorso di sostituire il “negativo” con il “positivo” è un’inclinazione della mente, come ha ammonito in maniera diretta Patanjali nell’opera “Yoga Sutra”. Al contrario del Buddhismo, che pone il desiderio come punto di partenza di tutta la sofferenza, Patanjali suggerisce che è l’ignoranza la principale responsabile. Prosegue dicendo che l’ignoranza nasce da fonti specifiche, due delle quali sono l’avversione nei confronti del dolore e l’attaccamento al piacere. Questi due fenomeni, che prendono posto nella mente, derivano da un semplice fraintendimento, più che dal desiderio stesso. Alla sua base, ciascuno di questi desideri cresce dal desiderare di cambiare la situazione. In altre parole, c’è un’ignoranza momentanea in un fallimento di base nel riconoscere che le circostanze cambieranno.

Yogi Bhajan è stato così insistente che i suoi studenti abbiano una sadhana (pratica spirituale) quotidiana proprio per questa ragione: per portare la relazione della costanza del cambiamento a ciascuna persona a livello esperienziale. Ogni giorno, nuove sfide nascono per evitare che la pratica abbia luogo. Talvolta accade, talvolta no.

Alla fine, dopo alcuni fallimenti e alcuni trionfi, il divario dei cambiamenti nella circostanza diventa una parte tanto consueta di riflessione quanto lo è la pratica stessa; in breve, viene fatta esperienza del cambiamento come costante. Portare a termine ciascun giorno di pratica smette di essere allettante, ma non è nemmeno un lavoro o qualcosa che dovrebbe essere fatto.

Piuttosto, arriva un momento nel quale il continuum di piacere e dolore viene superato, quando non c’è né il desiderio di praticare né il desiderio di non praticare. Viene semplicemente realizzato o no. Questo momento è curioso – spesso si presenta di fronte o in circostanze incredibilmente impegnative. In quel momento, c’è una sensazione strana – non il senso del sollievo ma quello di una semplice assenza. Si è esaurita la propria capacità di desiderare e nonostante questo, essa c’è. Si sa e si può sentire che non si ha bisogno di nulla e tuttavia c’è una parte distinta con un residuo di necessità, un desiderio di qualcosa, unito al riconoscimento che quello che è stato cercato non ha forma.

Quella forza interiore compulsiva, ciò che Yogi Bhajan ha definito “desiderio di appartenenza”, crea un’abitudine. Sorvolando costantemente la semplice relazione causale, Patanjali mostra che l’impressione errata comincia a prendere forma: quel qualcosa non è qui. Questo errore diventa il fondamento della rabbia, della depressione o anche una cattiva attitudine.

Ma è un errore! Ne consegue la qualità affermativa nel sutra: pronunciarlo, senza dubbio. Ogni muro verrà sgretolato. Ogni peso verrà sollevato. Yogi Bhajan ha detto: “Lasciate che l’Uno che fa ruotare il Cosmo si prenda cura della vostra quotidianità”. Davanti a un Creatore con un tale potere, e data la semplice logica di Patanjali, l’umiltà e la chiara comprensione possono fornire una luce guida attraverso qualsiasi blocco che la vita erige sul vostro cammino.

Se non avete mai provato a portare a termine una sadhana per 40 giorni, cominciate con il “Kriya per l’elevazione”, tratto da Sadhana Guidelines. I tempi sono brevi e l’effetto è, beh, elevante.

Per collegarvi alla vostra forza interiore, provate a praticare il kriya “Ashtang Agni”, tratto dal Master’s Touch, che richiama il mantra “Gobinde Mukande…” musicato da Mata Mandir Singh Khalsa. La versione presente su “Yoga of Sound” funziona in modo egregio. Se davvero vi aprite un varco verso lo spazio e oltre il desiderio, provate a praticare la “Meditazione per Brosa (fiducia)”, anche questa tratta da “Sadhana Guidelines”.

(3)
«Quando il momento è su di te, comincia, e la pressione svanirà»

Questo è un altro dei sutra di Yogi Bhajan per l’Era dell’Acquario che comprende il termine curioso “momento”. Come è diverso il “momento” dal semplice “tempo”? Mentre il tempo è in genere uno svolgimento di ciò che è, il momento si riferisce al mondo e alla sua relazione con questa forza. Si manifesta come società, o maya, la grande illusione.

Nel primo riferimento al “momento”, Yogi Bhajan suggerisce che, in quanto yogi, noi dobbiamo entrare in relazione con la società. Nel secondo riferimento descrive quel che succede quando cominciamo coscientemente a impegnarci in tale relazione.

L’uso della preposizione “su” non è casuale. Quando “il momento” è su una persona, questa ne è schiacciata. Lui ha definito la malattia “depressione fredda” e ha descritto due categorie di sintomi che sarebbero stati visti all’avvicinarsi dell’Era dell’Acquario.

Prima, c’è il sovraccarico. Con i disastri naturali, la guerra, gli intrighi politici, le immagini sessualmente provocanti che attaccano i sensi, le persone naturalmente si sentono traumatizzate. Questo conduce al secondo stadio, la catatonia. Se le persone dipendono da fonti esterne a loro stesse per gestire il sovraccarico di informazioni ed emotivo, la loro fisicità comincia a fermarsi. Yogi Bhajan ha descritto un giorno in cui le persone sarebbero state sedute nelle loro automobili a guardare in modo inespressivo, senza ripartire anche dopo essere scattato il semaforo verde. Il giorno è arrivato!

Così il sutra fornisce la soluzione. Comincia! Tirandosi fuori da uno spazio preoccupante, la gravitazione dell’inattività cessa la sua influenza. Il tipo di attività mentale può avere inizio come cosa utile, ma notate che cambia marcia a un certo punto, acquisendo una specie di risacca.

La differenza è se chi pensa è autentico. Certamente, ci sono bollette da pagare, appuntamenti che vanno mantenuti e notizie da ascoltare. Ma quando si è trascinati lontano dal sé autentico, il risultato è sempre lo stesso: la paura.

C’è una meditazione che Yogi Bhajan ha dato e che indirizza tutte queste preoccupazioni in modo diretto. Nel mio libro preferito di Kundalini Yoga (l’autore si riferisce al libro “La mente”), è descritta come Meditazione per l’aspetto della mente del “Produttore”. Impegnandosi con un mantra per il coraggio e l’umiltà e muovendo le braccia con precisione, questa meditazione crea dei risultati: una migliore gestione del tempo, una intensa e flessibile capacità di concentrarsi e un generale senso di benessere, come quando qualsiasi cosa sia sulla lista delle cose da fare è stata già fatta. In altre parole, blocca la fonte della preoccupazione alla propria fonte.

Perciò, comincia! Lascia andare la pressione del “momento” e procedi in maniera fiduciosa, in allineamento con la tua autenticità. Per l’accompagnamento musicale, provate a usare la registrazione del mantra “Har Har Har Har Gobinde” di Sada Sat Kaur!

(4)
«Comprendi attraverso la compassione o fraintenderai i momenti»

Gli Indiani Hopi dicono che noi stiamo vivendo nell’Era degli Animali. L’età dell’umano, come l’Era dell’Acquario, sta per cominciare. La terminologia degli Hopi è d’aiuto per evidenziare il primo dei sutra di Yogi Bhajan per l’Era dell’Acquario.

Gli animali sono guidati dall’istinto. Pensieri astratti quali speranza, carità, giustizia, non si trovano in essi (ovviamente ci sono esempi di comportamento umanistico in tutto il regno animale, ma i cervelli delle creature di Dio sono davvero molto diversi, in termini sia di circuiti di trasmissione dei segnali che di reali capacità cognitive).

Detto ciò, gli insegnamenti degli anziani ritengono che questo orientamento animalista sia applicabile agli esseri umani nel mondo di oggi. Sebbene certamente capaci di “comprensione”, le persone tendono a vedere la verità come qualcosa che capita loro, originandosi dall’esterno. In questo modo i termini che esprimono il senso della conoscenza alludono alla sua esteriorità – una persona “afferra” la situazione o percepisce un “fondo di verità”.

Distruggere questo modello di comprensione riguardo la comprensione ha costituito gran un’ampia parte del progetto di Yogi Bhajan sulla terra. Il suo approccio a questo progetto è stato diverso in tempi diversi, ma è con questo intento che ha insistito sul potere dell’esperienza, sull’insegnare al fine di avere la maestria di un argomento, anche fingendo per riuscirci. Nessuna di quelle idee sono solo sue ma, nel modo in cui le ha utilizzate, esse sono state dei suggerimenti per un profondo riorientamento della psiche. Come si evince dal sutra, la mente deve essere guidata dal cuore.

Ritornando al concetto Hopi, Yogi Bhajan ci sta dicendo come adattarci all’Era dell’Umano. Il segreto, dice lui, è la compassione.

Nella stessa parola compassione ci sono parti necessarie che la compongono per portare a un’acclimatazione nella nuova Era. “Con-passione” è il legame psicoemotivo condiviso da più di una persona. Così, la parola stessa contiene il proposito di bilanciare la testa e il cuore. Nel sutra, la compassione è trasmessa come una lente, attraverso la quale può aver luogo la comprensione.

A prima vista, il sutra appare offrire una soluzione e una conseguenza. Ma, in realtà, è come una poesia, un’enunciazione ben nascosta dei fatti. La soluzione, insita nella compassione che sviluppa la relazione tra testa e cuore, implica un serio impegno. Perché? Perché alla fine, ci dovrà essere una riconciliazione tra pensiero e azione.

La fede, nell’Era dell’Animale, era un ponte troppo lungo, la promessa della redenzione – di nuovo orientata al cambiamento dall’esterno. Il sutra è un ponte più breve. Poiché la compassione implica un singolo che si relazione al tutto, come un modo di base dell’essere, essa implica il ricordo continuo, un chinare la testa così che il cuore possa fare da guida in ogni situazione data.

Il tentativo di vivere questo sutra è un’esperienza di unità. Lanciatevi in questo impegno attraverso il kriya “Balancing the Head and Heart”, presente nel testo Kundalini Yoga for Youth and Joy. Durante il kriya, e in qualsiasi momento, ascoltate il Mul Mantra, presente nel cd “Shashara” di Sada Sat Kaur. Il suo ritmo, come il sutra di Yogi Bhajan, è un’affermazione.

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«Vibra il cosmo, e il cosmo libererà il cammino»

La fisica delle particelle più piccole che si espandono in uno spazio di discussione di “buone vibrazioni”, parlando in termini generali, sono il primo indicatore che state avendo a che fare con una nuova Era. L’affermazione porta con sé una serie di associazioni che, in ultima analisi, di solito fuorviano colui che parla. Alla radice, c’è qualcosa di utile in questa innata asserzione. Come ha scritto Mark Twain, “Quando anche la mente più brillante nel nostro mondo è stata cresciuta dall’infanzia nella superstizione di qualsiasi tipo, non sarà mai possibile per quella mente, nella sua maturità, esaminare sinceramente, spassionatamente e coscienziosamente qualsiasi prova o circostanza che sollevi un dubbio riguardo la validità di quella superstizione”.

Yogi Bhajan non poteva essere più d’accordo. Parte della sua insistenza rispetto alla pratica quotidiana della sadhana da parte del suo studente era la praticità di confrontarsi con semplici affermazioni. Nel corso di una pratica impegnata, che si estenda per 40 giorni o mille o oltre, è pressoché impossibile per uno yogi terminare nello stesso stato in cui lui o lei ha cominciato.

Di fatto, il modo in cui Yogi Bhajan l’ha elaborata, la sadhana è praticamente e in modo specifico il tempo e lo spazio per distruggere tali predisposizioni. Lontano dalla noncurante e “pazzamente hippy” spiritualità della caricatura New Age, Yogi Bhajan si è riferito al Kundalini Yoga come a una disciplina, come a un’arte marziale. Ha anche definito se stesso scienziato della coscienza, e in questo contesto è chiaro vedere la ragione. La sadhana riflette le sperimentazioni ripetute del metodo scientifico.

Questa ripetizione è il punto cruciale del sutra. Parlando in termini scientifici, la vibrazione esiste ovunque. Nella fisica, la materia – così com’è, tutti gli oggetti solidi – è considerata una manifestazione esterna di particelle invisibili ma vibranti (che possono, infatti, essere onde e non particelle, ma sto divagando). Se questa è la struttura di ogni cosa, allora la sadhana diventa un punto di riferimento. Nel praticare una disciplina, l’individuo è in armonia con il tutto. Hanno luogo delle fluttuazioni, la concentrazione si ferma, ma lo studente lascia cadere semplicemente la distrazione e si ri-concentra.

Ma su cosa? Il sutra menziona “il cosmo”, che letteralmente non significa le stelle, ma piuttosto suggerisce la totalità di ogni cosa. Ma tenere uno sguardo su ogni cosa è difficile. Questa è la ragione per cui le religioni hanno rinunciato a provare e a concentrarsi su uno o più aspetti del tutto. Infatti, questo compito è così scoraggiante che anche solo tentarlo necessita di alcuni importanti giochi pirotecnici di tipo metafisico. O semplicemente una parola.

Più di una religione ha accampato i propri diritti sul “Vero Nome di Dio”. Yogi Bhajan era Sikh e ha enfatizzato il fatto che l’unico comando diretto della sua fede era “Jap”, che significa “ripetere”, o recitare quel vero nome. Questa è anche la ragione per cui i suoi studente dicono “Sat Nam”, che significa “vero nome”. Non importa quale fede o quali parole infinite possono essere usate per descrivere Dio – o proprio il semplice infinito, se preferite – l’azione di parlare crea una vibrazione nel corpo che è, in una certa misura, impregnata da tutti i pensieri e le concezioni che avete riguardo quella parola. Così, “vibrate il cosmo” è letteralmente portare in voi qualsiasi cosa sia il cosmo, nella vostra comprensione di ciò.

È una sadhana, una pratica. Le relazioni che esistono all’inizio sono raffinate dalla ripetizione. È in questo modo che il “Cosmo libera il cammino”. Semplicemente attraverso la ripetizione di parole e pensieri che corrispondono a cose che considerate “le più elevate”, la vostra concezione di voi stessi comincia automaticamente a cambiare. Le priorità si evolvono. Il vostro cammino diventa chiaro e la vostra fiducia di agire diventa manifesta.

Uno dei grandi kriya del Kundalini Yoga è il “Sat Kriya”. Occorre un po’ di pratica per abituarcisi, ma il suo potere di trasformare e di canalizzare le energie umane di base in una unità unica è ineguagliabile.

Per la pratica di Japa, suggerisco il mantra “Gobinde Mukande…”. È disponibile in molte versioni (di Sada Sat Kaur, Cherdi Kalaa Jetha etc.), ma il suo coinvolgimento degli otto nomi e aspetti del Tutto crea un’atmosfera per “liberare il cammino”, aumentando il coraggio e la schiettezza, dissipando inoltre l’influenza delle cattive abitudini. Provate a utilizzare la versione di Sat Kirin, per ascoltare la voce di Yogi Bhajan che spiega il mantra (cd “Jaap”).

Fonti

Introduzione – 3ho.org

(1) (2) (3) (4) (5) – Dev Atma Singh

Traduzione e adattamento in italiano a cura di Sujan Singh e Nimrita Kaur

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